Reddito minimo d’inserimento: sit-in davanti alla Regione Basilicata

Il progetto scade a dicembre, beneficiari chiedono attenzione al presidente Bardi

Questa mattina il gruppo Disoccupati Organizzati ha manifestato davanti il palazzo della Regione Basilicata chiedendo a gran voce una soluzione pratica e concreta per la situazione in cui versano i beneficiari del Reddito Minimo d’Inserimento.

“La Regione- spiegano i manifestanti in una nota- il 9 giugno 2015, con la vecchia giunta regionale, presieduta dall’ex presidente Marcello Pittella, approva la D.G.R. n. 769 “Programma per un reddito minimo d’inserimento e il 13 luglio 2015 pubblica la parte I: Avviso Pubblico – Selezione dei beneficiari del programma “reddito minimo d’inserimento” categoria A e B. Il progetto parte solo nel 2017. La categoria A a differenza della categoria B è stata collocata in un quadro abbastanza soddisfacente: attività di forestazione.

Il progetto del Rmi ha validità di tre anni, entro i quali i soggetti beneficiari del sussidio devono essere inseriti nel mondo del lavoro.

“A dicembre il progetto scade – dichiara il gruppo Disoccupati Organizzati – e ci ritroveremo in mezzo una strada perché nessuno di noi è stato inserito nel mondo del lavoro. Chiediamo un incontro con il presidente della Regione, Bardi, affinché si arrivi a una soluzione finale oppure a una proroga del sussidio non fine a se stesso, ossia che in questo tempo, si avanzino delle proposte”.

L’assessore alle Attività produttive, lavoro, formazione e sport, Francesco Cupparo ha spiegato ai manifestanti: “Dobbiamo esaminare il bilancio regionale per vedere se ci sono fondi disponibili. A breve organizzerò un incontro tra voi e il presidente”.

Dunque la partita è aperta e si aspetterà il tavolo del dialogo promesso. Siamo riusciti – continua il gruppo Disoccupati Organizzati – a creare un dialogo, innanzitutto, con la Digos che, ottemperando al proprio dovere, è riuscita a fare da tramite tra noi manifestanti e le istituzioni regionali. Poca è stata la preoccupazione della politica attuale riguardo il progetto ed è per questo che è importante scendere in campo”.

“Immaginiamo cosa può accadere – concludono – se rimaniamo invisibili. Dobbiamo cercare di non rimanere in stallo. In questi tre anni ognuno di noi ha accumulato esperienze e formazioni presso gli enti in cui prestiamo le nostre attività (senza giorni di malattia e senza contributi), è davvero un peccato buttare tutto all’aria. Credevamo e, crediamo tutt’ora, nella parola Inserimento”.

Sit in Reddito minimo inserimento