Amaro arancione lucano. Giovanni, commerciante a Melfi: “in due giorni ho battuto tre scontrini”

“La mattina io e i miei colleghi per la maggior parte del tempo stiamo a guardarci in faccia”

“Un solo scontrino da stamattina; così che senso ha venire ad aprire il negozio”. Non perde il sorriso, ma non nasconde l’amarezza, Giovanni, che gestisce un piccolo magazzino di abbigliamento al Centro commerciale di Melfi.

Da alcuni giorni la Basilicata è in zona ‘arancione’ e così per chi si occupa di abbigliamento dentro un centro commerciale, per di più in una piccola regione, è diventato quasi impossibile rimanere in piedi. “Mentre fino a qualche giorno fa arrivavano persone anche dai paesi vicini – sottolinea – adesso può venire qui solo chi risiede a Melfi”. Non solo. Nel week-end, nei centri commerciali restano chiuse le attività non essenziali. E poi c’è un clima sociale che scoraggia gli acquirenti ad entrare in potenziali luoghi affollati.

“Negli ultimi due giorni ho battuto 3 scontrini”, confessa Giovanni, a fronte di spese di esercizio e di gestione molto alte. “Qua paghiamo il fitto che è caro, luce, gas, merce”. La lista è lunga e pesa come un macigno già il lockdown affrontato la scorsa primavera.

“Con i rimborsi dello Stato non abbiamo coperto neanche il fitto dei mesi in cui siamo stati costretti a rimanere chiusi”. Come un cane che si morde la coda ecco giungere l’autunno, e infine questo semilockdown ‘arancione’ e le presenze ridotte al lumicino.

“La mattina veniamo qui, io come i miei colleghi, e per la maggior parte del tempo stiamo a guardarci in faccia”, confessa il giovane addetto all’abbigliamento, che aggiunge: “Sto riflettendo se a questo punto conviene rimanere aperti visto che così ogni giorno si va in perdita e non si sa ancora quando tornerà la normalità”.

E ancora: “Con i consulenti stiamo inoltre valutando se è possibile accedere ai ristori, ma per ora sappiamo poco ed è ancora tutto in alto mare”. Saluta con un sorriso cordiale e se ne va. Ma è confuso e scoraggiato nel profondo. Non sa neanche se dopo la chiusura forzata prevista nel week-end “riaprirà quella saracinesca”. Sono ”fiducia” e “speranza” le parole che non pronuncia mai. Un grosso ‘in bocca al lupo’ è doveroso.