Autostrade per i Benetton: una ragnatela di interessi tra gli affari e la politica

L’avversione neoliberista per ogni forma di gestione dello Stato ha spinto vari governi a privatizzare tutto, fino anche ad arrivare a toccare beni pubblici essenziali che neanche in epoca medioevale erano stati considerati beni privati: l’acqua. E solo in questo ultimo caso c’è stato un minimo di resistenza nella pubblica opinione

C’è un quadro nauseabondo che si intravede nelle ultime vicende di Autostrade e dei Benetton. Una ricerca del profitto a scapito della sicurezza e una ragnatela di interessi tra gli affari e la politica che sembra coinvolgere tutti i partiti della Seconda Repubblica.

È ancora più deprimente il commento della stampa neoliberista, ossia tutta salvo qualche lodevole eccezione, che tende a minimizzare e edulcorare le responsabilità in primis degli azionisti, ossia i Benetton.

Una famiglia nata dal nulla, simbolo della rinascita del Veneto, ma che è riuscita a conquistare un posto di primo piano nei salotti buoni dell’imprenditoria e della finanza italiana.

Eppure, invece di degradare il tutto a un fatto giudiziario, occorrerebbe chiedersi come sia stata possibile una vicenda di questo genere. Quale retroterra culturale l’abbia generata.

Il neoliberismo

Verso la fine degli anni settanta in Italia si inizia ad affermare l’idea che per contenere le spinte inflazionistiche e la politica di spesa sociale fosse necessario imprimere una svolta liberista alla nostra economia.

In questo quadro si inseriscono anche le privatizzazioni di interi settori della economia in mano allo Stato. Nel decennio del governo Thatcher, 1979 – 1990, furono privatizzate le ferrovie, ad esempio, e in Italia si decise di seguire la stessa strada nella seconda repubblica con i governi Prodi e Berlusconi, apparentemente contrapposti ma con la stessa visione neoliberista in economia.

Il quadro di riforme necessarie sarebbero difficilmente state accettate dalla politica e dalla società e quindi nacque nell’establishment l’idea della necessità del ‘vincolo esterno ’, già presente nella Prima Repubblica per contenere il comunismo. Per chi vuole approfondire consiglio una bella ricostruzione storica di Pasquale Augias.

Il monopolio naturale

L’avversione neoliberista per ogni forma di gestione dello Stato ha spinto vari governi a privatizzare tutto, fino anche ad arrivare a toccare beni pubblici essenziali che neanche in epoca medioevale erano stati considerati beni privati: l’acqua. E solo in questo ultimo caso c’è stato un minimo di resistenza nella pubblica opinione.

Ma il monopolio naturale si chiama così perché per propria natura non è ipotizzabile avere più di un gestore. I monopoli naturali sono, per esempio, tutte le reti. Quella elettrica, quella stradale, ferroviaria, gli aeroporti eccetera.

L’abolizione dei monopoli naturali veniva giustificata con la presunta incapacità della pubblica amministrazione di gestire il bene pubblico.

In realtà essendo un monopolio naturale lo Stato non può esimersi da un minimo di regolamentazione. Sulle tariffe, ad esempio. Senza questa regolamentazione il privato potrebbe emettere tariffe esagerate al di fuori di qualsiasi logica industriale. Amministrando le tariffe però, come nelle ferrovie inglesi, il servizio decade al fine di massimizzare gli utili del monopolista privato.

Questo assunto neoliberista, privato è sempre comunque meglio del pubblico, genera una commistione nauseante tra il gestore e il regolatore che ha portato al crollo del ponte Morandi. Commistioni di carriere e di interessi tra il controllore e il gestore, e alle evidenze dell’ultima inchiesta giudiziaria.

La violazione del monopolio naturale ha portato a tali aberrazioni concettuali e pratiche da rendere necessaria la secretazione del contratto tra lo Stato e Autostrade.

I Benetton volevano profitti rapinando una posizione di rendita e assumevano manager che, in vece loro, si sporcavano le mani e la coscienza consentendo ai Benetton anche di fare le anime candide: abbiamo scelto manager inadatti! Speriamo che volino gli stracci tra i complici del sistema per scoperchiare fino in fondo questo orrido vaso di pandora.

Il vincolo esterno

La logica neoliberista, di concentrare tutte le risorse in mano ai privati, avrebbe trovato una forte opposizione nella pubblica opinione italiana, innamorata però, anche a causa del suo provincialismo, della idea della Europa liberale detentrice di tutti le virtù, mentre noi italiani eravamo portatori di tutti i difetti.

L’aspirazione degli italiani ad essere come i tedeschi, sempre infausta nella storia, ha fatto il resto.

Al grido di “lo chiede l’Europa!” si è fatto così scempio di tutto.

Prodi, in una intervista a Lucia Annunziata in merito alle privatizzazioni dichiarò: “Erano obblighi europei …  era un compito obbligatorio per tutti i nostri riferimenti europei di privatizzare … bisognava farlo per rispondere alle regole generali di un mercato in cui eravamo. Un compito sgradevole ma andava fatto …”

Tutti gli scempi del vincolo esterno

 Al grido “Lo chiede l’Europa” abbiamo avuto il fiscal compact, l’obbrobrio costituzionale del vincolo di bilancio, la riforma Fornero, il job act, il taglio alla scuola, alla ricerca e alla sanità. L’abbandono del Mezzogiorno al proprio destino, nessuna politica di investimenti e di infrastrutture al Sud. L’Alta Velocità che si ferma ad Eboli, la Lauria – Candela che viene cancellata e il Ponte sullo Stretto rinviato alle calende greche.

Una azienda che rischia il fallimento se decidesse di tagliare costi e personale, senza cercare nuovi sbocchi di mercato e senza fare investimenti per rilanciare lo sviluppo, sarebbe votata alla chiusura definitiva e senza appello. Ma per i liberisti questa strategia applicata allo Stato sarebbe salvifica.

La conseguenza è stata che la Seconda Repubblica ha ereditato un debito pubblico al 90% del PIL nel 1990 e l’ha consegnata al 135 % nel 2018.

Senza parlare poi del divario con il resto dell’Europa che è cresciuto in Italia, Spagna e in Grecia, dove questa logica ha messo il popolo greco al tappeto con il MES e la Troika.

Dal 2008 al 2019 un banchetto per la Germania, che ha aumentato nella crisi il proprio PIL del 35%, la spesa pensionistica del 14%, la spesa sanitaria del 52% e la spesa sociale del 31%.

Gramigna per l’Italia e per la povera Grecia. Il PIL greco è crollato del -24%, la spesa pensionistica del -6%, la spesa sanitaria del -34% e la spesa sociale del -20%.

Tutto questo è servito alla diminuzione del rapporto Debito / PIL? Neanche per sogno: in Germania il rapporto Debito / PIL è ai minimi storici e in Grecia dal 109 % ante crisi siamo arrivati a oltre il 180%, in Italia dal 106% siamo passati al 134,7%.

In figura ci sono i numeri che devono spiegare i fautori del vincolo esterno!!!

tebelle pietro

Il MES nel solco della tradizione

Qualsiasi persona in buona fede dovrebbe interrogarsi sulle politiche fatte e sulla logica del vincolo esterno.

Eppure gli eredi dei partiti che nella Seconda Repubblica hanno distrutto l’Italia, PD, Italia Viva e Forza Italia, insistono. Sul MES mentono spudoratamente. Mentono quando dicono che con il MES si può finanziare la sanità pubblica. La tabella allegata al Modulo di Adesione al MES li smentisce.

tebelle pietro

Dicono che se si fosse utilizzato il MES saremmo pieni di reparti di terapia intensiva. Falso anche questo. Gli stanziamenti pubblici ci sono stati, quella che è mancata è la capacità di spendere i soldi. Mentono talmente tanto che sono tentato di fare un esposto per abuso di credulità popolare e di complotto contro gli interessi del Paese.

La verità traspare evidente, suo malgrado, da un articolo di Lucrezia Reichlin dove, solite menzogne a parte, traspare che il vero obiettivo del MES e dei suoi sostenitori è un atto di sottomissione dell’Italia ai paesi del Nord Europa. Si tratta nuovamente di introdurre un vincolo esterno alla nostra economia.

La ideologia neoliberista e la prassi del vincolo esterno ha mutato geneticamente il PD trasformandolo nel difensore più strenuo di questa ideologia di destra figlia di Milton Friedman, già consulente di Pinochet.

Ed è così che subito dopo la vicenda del crollo del ponte Alberto Carnevale Maffé, docente Bocconi, accusa  Toninelli di mettere a rischio la sicurezza degli italiani che viaggiavano in autostrada perché il ministro metteva sotto accusa Autostrade impedendole così di fare manutenzioni? Da piangere!

Il renziano Luigi Marattini sollecita una indagine Cosob nei confronti del governo dell’epoca per tutelare i piccoli azionisti di autostrade. Da non credere!

E che dire di Matteo Renzi che auspica la costruzione della Gronda in tempi rapidi insieme alla ricostruzione del Ponte Morando sempre ad opera dei Benetton?

E i tentennamenti per la revoca dell’attuale governo ad opera della ministra delle infrastrutture Paola De Micheli?

Poteva non far sentire la propria pressione il massimo esponente dei nostri controllori esterni Angela Merkel ?

Qualche lacrimuccia di circostanza per le vittime e poi tutto come prima.

Il dato strutturale

La verità che emerge evidente in questa vicenda è una sola: il liberismo e il vincolo esterno sono mali del passato che vanno aborriti e emendati. Il punto non è tanto la gestione dei Benetton o la delinquenza di chi lucra sulla pelle degli altri. Il punto è che c’è una ideologia antidemocratica e di destra che genera questi mostri e va sconfitta: il vincolo esterno e il neoliberismo.

Le evidenze ci sono, come la malafede di chi continua a proporre il MES.

www.pietrodesarlo.it