Covid, la Regione Basilicata chiede aiuto ai Comuni: fate i test rapidi

Niente, si sono accorti finalmente che da soli non ce la fanno e in zona cesarini provano a coinvolgere i sindaci. Speriamo non si tratti di una scusa per scaricare le responsabilità sugli enti locali

L’assessorato alla Sanità della Regione Basilicata scrive ai Comuni, all’Anci e ai dirigenti dell’Asp e dell’Asm per rendere noto che l’utilizzo di test antigenici rapidi costituisce una delle misure di contenimento della diffusione dell’epidemia da Covid-19. Dunque, ribadendo l’ovvio in ritardo, la Regione consente ai Comuni di effettuare screening sul proprio territorio a condizione che avvengano in presenza di personale sanitario esperto. Insomma, con la nota qui allegata, le autorità sanitarie regionali ammettono gravi difficoltà del sistema sanitario pubblico nella gestione della pandemia.

Seppure con colpevole ritardo, la richiesta di aiuto ai Comuni è cosa saggia. Il messaggio è chiaro: noi non ce la facciamo, fate voi. Si tratta evidentemente di un’ammissione di fallimento, con buona pace dell’assessore Leone e delle dichiarazioni di Vito Bardi: testare, tracciare, trattare un corno.

La nota stabilisce le modalità con cui i sindaci possono eseguire i test rapidi e fornisce indicazioni in parte scontate e in parte insufficienti. Chi paga le forniture dei test? Non è chiaro. È ovvio che la positività a un test antigenico va confermata da un tampone biomolecolare che sarebbe a carico del servizio sanitario regionale, ma quel tampone va eseguito immediatamente dopo l’esito del test: esiste la disponibilità alla processazione in tempi rapidi?

Speriamo bene. La sensazione è che si apra un’altra casella nella confusione generale. I sindaci siano determinati nell’affrontare con chiarezza i contenuti della lettera che hanno appena ricevuto. E i vertici regionali la smettano di fare da soli senza fare alcunché.