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Eolico selvaggio in Basilicata. Basta con l’arroganza dei soliti faccendieri, si abbia il coraggio di fare i nomi

Per questi signori, tutelare i beni comuni e il patrimonio archeologico, naturalistico, storico e culturale di un territorio significa “frenare lo sviluppo”. In realtà temono che a frenare sia la crescita del loro conto in banca

Sul Piano paesaggistico e sul Parco Regionale del Vulture l’assessore all’Ambiente Gianni Rosa continua a parlare a nuora affinché suocera intenda. Sarebbe più serio fare nomi e cognomi dei personaggi che si ostinano ad ostacolare il lavoro che lo stesso assessore sta facendo per portare a termine due importanti provvedimenti. E sarebbe anche più corretto che Rosa risponda a una domanda da noi già posta: qualcuno ha esercitato e continua ad esercitare pesanti pressioni sull’assessore? Egli stesso l’estate scorsa sul suo profilo social ha parlato di intimidazioni.

In questi anni, mesi, settimane, basta leggere un giornale locale, dare un’occhiata e certi articoli, per capire chi, tra gli altri, fomenta la protesta sull’ingresso di altri Comuni nel Parco regionale del Vulture e attacca il Dipartimento ambiente sui vincoli archeologici in quell’area. Per questa gente, tutelare i beni comuni e il patrimonio archeologico, naturalistico, storico e culturale di un territorio significa “frenare lo sviluppo”.

E già, perché per loro sviluppo vuol dire appropriarsi delle risorse collettive per garantire profitti privati. Per loro sviluppo vuol dire consentire la costruzione di impianti eolici e fotovoltaici con regole di comodo, a danno del territorio e delle popolazioni di quel territorio. Ed è quello che hanno fatto fino ad oggi senza che mai nessuno li abbia fermati.

Uno dei paladini della “battaglia per lo sviluppo” del proprio conto in banca e del conto degli amici, è Donato Macchia, editore, imprenditore, “faccendiere” dell’energia alternativa, “nemico” di intere aree di interesse naturalistico e paesaggistico. Regista di una caterva di società inscatolate alla bisogna con cui ha già depredato ettari di bellezza e gioielli della natura.

Tutte quelle società di cui abbiamo parlato in numerosi articoli e nostre inchieste, convivono nella casa di mamma Agebas S.r.l. Tutte lì, nello stesso appartamento, nello stesso stabile della redazione del giornale “La Nuova”. Un giornale che sembra venga usato come clava per ottenere la soddisfazione degli interessi delle società dell’editore-imprenditore-faccendiere. Editore che ci ha già fatto dono di due querele per diffamazione. E per questo lo ringraziamo.

Ed eccole lì: Ares S.r.l., Aliseo S.r.l., Cm Wind S.r.l., Licosenergia S.r.l., Mia Wind, S.r.l., Melfi Energie Rinnovabili S.r.l., Breathe Energia in Movimento S.r.l, Torre della Cisterna S.r.l., Tatt’ S.r.l., Solertia S.r.l., La Nuova S.r.l., Idoka S.r.l., Inerti S.r.l., Fimparma S.r.l. e così via. Tutte insieme appassionatamente in via della Tecnica 18 a Potenza (vedi foto). Attive, non attive, cedenti o cessionarie, l’una controllata dell’altra, non importa. Ciò che importa è la loro funzione nel grande affare dell’energia eolica e selvaggia.

Basta rileggere le nostre inchieste e i nostri articoli per incontrare da vicino queste ed altre società dello scacchiere Macchia e degli scacchieri degli altri gruppi di interesse locali, nazionali ed esteri che si sono spartiti in fette di affari il territorio, sacrificandolo sull’altare dei loro portafogli.

Se Gianni Rosa fa sul serio lo scopriremo a conti fatti. Speriamo bene, perché oltre che difendersi dagli imprenditori, l’assessore dovrebbe guardarsi anche dagli amici di costoro che, pare, frequentino gli uffici della Regione e del Dipartimento.

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