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Lavoratori zone rosse lucane discriminati, Fiom: confusione non sostenibile

Il sindacato chiede che la Regione intervenga

Oggi Fca ha richiesto l’intervento della Cassa integrazione ordinaria Covid per i 252 lavoratori, propri dipendenti, residenti nei comuni di Genzano ed Irsina dichiarati zone rosse con ordinanza regionale 41 del 2 novembre. Così la Fiom Cgil in una nota commenta la misura appena adottata. 

In pratica –prosegue il sindacato- si riempiono i vuoti normativi lasciati dalle ordinanze con interventi tampone che comunque graveranno sui lavoratori che continueranno a perdere salario perché sono costretti ad attenersi a un obbligo.

Come stiamo affermando da tempo, le disposizioni emesse dalla politica devono contenere le misure adeguate per la copertura dei lavoratori coinvolti, che non sono solo quelli di FCA. A Genzano e a Irsina ci sono lavoratori dipendenti di molte aziende che operano su tutto il territorio regionale che rischiano di avere trattamenti diversi, una reale discriminazione che rischia di abbattersi sui più deboli tra loro. Molti sono dipendenti di micro imprese che faticheranno a trovare una copertura adeguata in assenza di specifiche indicazioni non contenute nell’ordinanza richiamata.

Una discriminazione nella discriminazione più generale che vede i lavoratori lucani in una condizione diversa dai loro colleghi delle regioni zone rosse che devono attenersi ad indicazioni diverse. Una confusione che non è sostenibile, per cui chiediamo interventi retroattivi per il sostegno di tutti i lavoratori coinvolti, a cui bisogna assicurare il diritto alla salute ma anche il salario necessario alla sussistenza.