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Osservatorio popolare Val d’Agri: Di Eni non ci fidiamo, da Arpab ci aspettiamo verità

I cittadini chiedono, ancora una volta chiarezza dopo l'ultimo "incidente" nell'area Cova

L’Osservatorio popolare per la Val d’Agri commenta le dichiarazioni di Eni dopo la perdita di acque di processo al Cova di Viggiano.

Di seguito la nota

L’episodio di “spill” di fine ottobre non è il primo (come noto) e purtroppo non sarà neppure l’ultimo cui assisteremo. Mentre ArpaB sta facendo analisi e valutazioni sull’accaduto, a noi non rimane che il superamento di ben 100 volte il livello di trialometani nel suolo e probabilmente nel sottosuolo di tali inquinanti. Certo, non siamo ai livelli dello “spill” di gennaio 2017 che diede inizio al procedimento giudiziario contro Eni, comunque rimane un fenomeno che saltuariamente si verifica e che tende a peggiorare la situazione ambientale e sanitaria della Val d’Agri.

Una delle prime avvisaglie, lo vogliamo ricordare, ci venivano dalle analisi fatte da ricercatori della ex “Metapontum Agrobios” che mettevano in guardia, nel 2007, sui livelli “strani” di alcune sostanze tra cui IPA nell’asta fluviale dell’Agri alla confluenza nel Pertusillo (vedi “Akiris” – 2007). Qualche anno più tardi, la stessa ArpaB riscontrava livelli elevati di trialometani in Pertusillo, acqua deputata al consumo potabile (34%) di lucani e pugliesi, e per la restante parte per uso irriguo (e qui non bisogna trascurare il passaggio eventuale di tali inquinanti nel ciclo alimentare!).

Toccherà ai tecnici di ArpaB, cui abbiamo affidato la nostra sicurezza sanitaria ed ambientale, il difficile compito di trovare l’origine di tali inquinanti, dal momento che Eni afferma di non utilizzare tali sostanze; poi occorrerà capire come possono propagarsi ed incontrare le falde acquifere: perdita di continuità di qualche rete?

Non ci accontenteremo delle spiegazioni date in relazione all’incidente rilevante di “spill” del gennaio 2017! E’ la stessa ArpaB, che attraverso una sua funzionaria (“Relazione tecnica ArpaB del 27-28/11/2017” Milano AssoArpa) evidenziava diverse criticità “… nella corretta individuazione della presenza di prodotto in fase separata, la non corretta intercettazione e rimozione del surfactante e successiva migrazione in falda, criticità nel reporting dei dati, criticità della superficie freatimetrica della Val d’Agri…,” ecc.

Due cose sappiamo con certezza: che i trialometani sono delle sostanze che vengono utilizzate anche per procedure di raffreddamento di acque (comprese quelle di strato) e come solventi; per quanto riguarda la salute umana possono provocare tumori al fegato ed al rene ed in parte alla vescica, sebbene siano catalogati in Classe 2B – IARC, cioè probabili cancerogeni per l’uomo; come sappiamo pure che vi sono analisi chimiche che possono “speciare” l’origine di tali inquinanti.

Quello che ci aspettiamo ora da ArpaB è solo e soltanto la verità, tutta la verità!