Potenza. Vertenza ex Don Uva, lavoratori ingannati: qualcuno gioca ai bussolotti

La Regione non mantiene gli impegni e approva una delibera che tradirebbe gli accordi assunti in sede sindacale

Sembrava che dopo decine di riunioni e giornate di protesta dei lavoratori, la vertenza Universo Salute-Don Uva dovesse concludersi con un accordo decente. Soprattutto perché la Regione Basilicata aveva garantito un suo intervento decisivo. Dopo l’incontro con i sindacati del 24 settembre, la Regione avrebbe dovuto approvare una delibera con la quale inquadrava la struttura ex Don Uva come socio-sanitaria, allocando la quota del 15% di compartecipazione a carico dei pazienti gravi indigenti. Di quella delibera, protestavano i sindacati il 28 ottobre scorso, neanche l’ombra.

Ma a distanza di un paio di settimane la delibera che avrebbe riclassificato una parte della struttura in residenza socio-sanitaria, sancisce esattamente il contrario, lasciando gli operatori sanitari e socio-sanitari con un pugno di mosche in mano. La delibera dell’inganno è la numero 809 del 13 novembre scorso. Attraverso un giro di parole che in pratica scarica sull’Asp decisioni che la Giunta avrebbe dovuto già assumere nel rispetto degli accordi presi con i sindacati, il modulo CSSR della struttura resta tale a quale. Questo significa che i lavoratori di quel modulo (fisioterapisti, Oss, infermieri) continueranno ad essere trattati come operatori di serie B: niente aumento contrattuale, niente parificazione della residenza alle strutture sanitarie.

A questo punto tutte le sigle sindacali sono saltate sulla sedia e hanno chiesto un incontro urgente all’assessore Rocco Leone, ai vertici dirigenziali della sanità lucana e ai dirigenti dell’azienda Universo Salute.

I sindacati in sostanza contestano la delibera e pretendono chiarezza sui contenuti che appaiono palesemente in contraddizione con gli accordi presi.

L’incertezza, il senso di precarietà, in questi giorni continuano a colpire quegli operatori che rischiano in un futuro non troppo lontano di perdere anche il lavoro. Sembrava che le cose, almeno in parte, si stessero aggiustando e invece peggiorano. Questa vicenda è emblematica di un modo ormai consuetudinario di trattare i lavoratori come merce di scambio in altri giochi politici e di interessi che prima o poi verranno a galla.