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Sanità in Calabria. Un commissario consapevole dei pericoli

Diciamolo, senza giri di parole, chi dovrà mettere mani e piedi nella sanità calabrese deve avere, tra gli altri, un requisito umano fondamentale: essere disposto a rischiare la vita

Diciamolo, senza giri di parole, chi dovrà mettere mani e piedi nella sanità calabrese deve avere, tra gli altri, un requisito umano fondamentale: essere disposto a rischiare la vita o a finire nel tritacarne mediatico, coperto di fango prodotto artificialmente dai fabbricatori di scandali e dossier.

Qualcuno crede che bastino la competenza, l’onestà, la bravura, il sacrificio del lavoro duro per affrontare il disastro in cui versa la Calabria? Il commissario o come vogliamo chiamarlo, avrà bisogno di una scorta a prescindere, già dal primo giorno di ingresso in quel territorio. La storia di questo Paese è piena di uomini competenti, onesti, “servitori dello Stato”, morti ammazzati.

Una persona che vorrà e dovrà fare sul serio, ha la necessità di avere poteri speciali oltre quelli già riconosciti per legge. Le regole d’ingaggio non posso essere le stesse che si adoperano per un incarico burocratico qualunque. Questo deve essere chiaro. E dovrebbe essere anche chiaro che un uomo solo, con tutti i poteri di questo mondo, non basta.

Gli interessi potentissimi che circondano il sistema sanitario di quella regione, sono particolarmente diversi da altri territori dove pure esistono forti complicità tra politica e imprenditori intorno ai servizi per la salute. In Calabria la faccenda ha altri connotati aggiuntivi e peculiari. Sui miliardi che circolano dentro e fuori il perimetro della sanità, la ‘ndrangheta, certa massoneria, subdoli comitati d’affari, hanno un controllo importante. Una quota non marginale di cliniche private, ambulatori, servizi di ambulanza, residenze sanitarie, è saldamente nelle mani di persone e organizzazioni riconducibili alla criminalità organizzata. La ‘ndrangheta ha dimostrato di avere una capacità di interferenza nelle assunzioni, nelle nomine, nelle carriere e negli appalti per le forniture. Questa gente non ha alcuna intenzione di cedere affari, soldi, potere.

Insomma, non sarei tanto convinto del fatto che i problemi della sanità calabrese siano esclusivamente il debito e l’inadeguatezza del management tecnico e politico. C’è un problema serio di mafia riconducibile a un’esigua minoranza di criminali che però esercitano un potere niente affatto esiguo. C’è un problema di incancrenimento di un sistema malato che nel tempo nessuno ha affrontato fino in fondo.

Questa volta bisogna vedere oltre il visibile, oltre quello che si è disposti a vedere, altrimenti sarà la disfatta. In certi uffici a Catanzaro, Lamezia, Vibo, Reggio, ci sono passato per un lavoro di circa un paio di anni sulle politiche sociali di quella regione, circa 20 anni fa. Da allora nulla è cambiato, anzi.