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Covid, dopo settimane di angoscia Antonio guarisce il giorno del suo compleanno

“Ascoltate la mia storia ed evitate di rilassarvi troppo specie in questa fase di spostamenti natalizi”

Antonio, 51enne di Ferrandina, le precauzioni le aveva prese tutte. Con la moglie gestisce un negozio di articoli da regalo. “Facevo entrare una persona per volta, tutti con la mascherina e sanificavo, prima e dopo”. Eppure il 17 novembre si è svegliato febbricitante, lui, la moglie e le due figlie. Cortisone e antibiotici ma il 19 si sono recati “con la febbre addosso” alle Asl di Matera a fare il tampone, dopo consulto medico. E da quel giorno per lui si è aperta una parentesi di sofferenza e paura.

In ambulanza ho pensato che fosse finita

Accertata la positività per tutti e quattro (padre, madre e figlie) solo al capofamiglia è andata peggio. “Dopo alcuni giorni di cure a casa loro sono state subito meglio, io invece avevo problemi di respirazione e abbiamo acquistato una bombola di ossigeno in farmacia”. A distanza di qualche giorno, il 25, le cose precipitano. “Stavo male, mia figlia ha chiamato l’ambulanza…”. Poi tutto è stato come un lento, doloroso fotogramma. ” Mentre mi portavano in ospedale stavo male a causa di quella che poi si sarebbe rivelata polmonite bilaterale. Ecco, in quel momento ho pensato che in un attimo potevo perdere tutto; la famiglia, gli affetti, la stessa vita…”. Quell’attimo non si può dimenticare, proprio come resterà indelebile il ricordo di quanto avvenuto nei 16 giorni successivi, trascorsi alle Malattie Infettive del Madonna delle Grazie, a Matera.

Notti insonni e la perdita del suocero per Covid 

Antonio ha vissuto in una stanza 4 metri per 4 inseguendo il suo stesso respiro. “Avevo ossigeno pompato per 17 litri all’ora, nei giorni peggiori”, sottolinea. Spesso la notte non dormiva con quel senso di “soffocamento”, tipico delle polmoniti da covid. Quando stava meglio scriveva. E il suo “diario” lo ha affidato a facebook. “Era l’unico modo, quando riuscivo, di rimanere collegato col mondo fuori”, confessa. Già, perché dentro la stanza vedeva solo, per quei pochi minuti al giorno, infermieri e medici in scafandro. “Speravo solo che le cose non precipitassero, che non dovessero trasferirmi nella terapia intensiva”. A un passo dal tunnel e dal “limbo”, l’ha scampata per un pelo. Ma è andata peggio al suocero, morto ai primi di dicembre, nello stesso ospedale e per lo stesso male. “Quando mia moglie me l’ha detto sono rimasto di ghiaccio”. Dramma nel dramma, il suocero morto, da solo e senza poter dare l’ultimo saluto ai suoi cari

La lenta ripresa, ieri negativo e rientro a casa

In questo fotogramma così lento e carico di dolori, Antonio ricorda la graduale ripresa. La respirazione che un po’ alla volta rientrava nei parametri. La sensazione che ce l’avrebbe fatta. Il morale che saliva. Le foto e i post su fb per rianimarsi. “E devo ringraziare medici e infermieri in prima linea. Stanno combattendo una battaglia con delle mazze contro un esercito di carri armati”. Chiaro il riferimento alla virulenza del virus. Nel suo caso, a differenza del suocero, la virulenza è stata leggermente più flebile, tanto che un passo alla volta, nell’arco di 16 giorni, si giunge a ieri, giorno della rinascita.

Dalle lacrime di dolore a quelle di gioia

Ieri ad Antonio il tampone è risultato negativo. I parametri erano buoni, quindi è stato dimesso. Come in una trama a lieto fine la giornata è coincisa col suo compleanno. Si commuove a ricordarlo. “Fuori c’erano mia moglie e le mie figlie che mi aspettavano”. Se all’andata in ospedale ha pensato di poter “lasciare tutto”, al ritorno ha pensato di rinascere. “L’ho vissuto come se fosse stato il mio primo compleanno”, ammette. Al rientro inevitabile festa a sorpresa a 4, quanti sono i suoi affetti, visibili anche in foto.

 “Non colpisce solo chi ha patologie: fate attenzione”

Le considerazioni finali sono inevitabili, quanto i retro pensieri che affollano la mente. “Sono giovane, non fumo, non bevo e la domenica faccio 12 chilometri di camminata veloce”. Un corpo senza acciacchi il suo. Sportivo. Eppure ha rischiato di capitolare. “Non è vero che il covid è un’influenza – assicura – Non è vero che aggredisce solo chi ha malattie pregresse. Ascoltate la mia storia ed evitate di rilassarvi troppo specie in questa fase di spostamenti natalizi”. Antonio si attende una “terza ondata” dopo la befana e se è possibile vuole fungere da testimonial, con la sua storia, carica di sofferenza. Non sto ancora bene – conclude – Mi affatico subito. Mi riposerò qualche giorno e poi piano piano voglio ritrovare l’Antonio di prima. Ad maiora, Antonio. Ti siamo vicini.