Decreto sicurezza, “Manifestazione Fratelli d’Italia a Potenza, xenofoba e di cattivo gusto”

La Basilicata Possibile: sono contro il Governo o contro gli immigrati?

Di seguito la nota stampa del gruppo consiliare di Potenza, La Basilicata Possibile, sulla manifestazione di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia contro le modifiche al Decreto sicurezza, svoltasi davanti a un centro di accoglienza migranti.

“In un momento storico come quello che viviamo, dominato dalla Pandemia da Covid –19 e dallo spettro della recessione economica, anche a Potenza, Fratelli d’Italia ha sentito il bisogno di manifestare contro le modifiche al cosiddetto Decreto Sicurezza con le quali il Governo prova a mettere finalmente una toppa ai molti danni operati dai governi precedenti nella gestione dell’immigrazione.

Perché fosse chiaro contro chi manifestavano, con una scelta tra cattivo gusto e xenofobia, i rappresentanti locali del partito della Meloni, hanno deciso di farlo proprio davanti a un centro di accoglienza della città di Potenza. Non c’era praticamente nessuno a manifestare però, insieme all’onorevole Caiata e all’Assessore Galella, i consiglieri comunali di FdI c’erano proprio tutti.

Erano lì a riproporci la solita guerra tra poveri: da un lato gli immigrati, dall’altro le famiglie italiane. Due argomenti legati l’un l’altro da non si sa da quale filo logico. Presente probabilmente solo nelle menti oscurantiste della nuova destra, a tinte sempre più fascistoidi.

Un approccio, quello della destra radicale, che rinuncia a interrogarsi sulle responsabilità, anche nazionali, che costringono persone come noi a fuggire la guerra e la fame mettendo a rischio la propria vita. Che lucra elettoralmente puntando il dito contro gli ultimi della terra per evitare di parlare delle disuguaglianze economico-sociali nostrane, del diritto alla salute, al lavoro e all’istruzione tuttora negati nel Paese non certo a causa dell’immigrazione. Guai a parlare di evasione fiscale o di ripristino di una tassazione realmente progressiva, guai a parlare dello sfruttamento disumano dei migranti, dai campi di pomodoro fin dentro le mille pieghe del lavoro nero. Più comodo averli come fantasmi senza diritti e sempre sotto ricatto, che restituirgli, assieme alla carta d’identità (come fa la nuova legge) anche la dignità di chi, con il proprio lavoro, contribuisce allo sviluppo del nostro Paese e sostanziosamente (lo sa bene l’Inps) a pagare anche le nostre pensioni.

Soffiare opportunisticamente sul pregiudizio e sull’ignoranza (perché non dicono cosa del nuovo Decreto Sicurezza davvero non gli piace? E perché?) per dipingere gli immigrati come fossero tutti delinquenti o, addirittura e contro ogni evidenza, portatori del Covid, dimostra l’impianto essenzialmente razzista di chi, nella pratica, disconosce la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 (Art. 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti) e, evidentemente, ignora quella sui Diritti del Fanciullo del 1957.

Nessun rispetto, nessuna cum-passione (nel senso usato da Papa Francesco) di fronte a persone che – come abbiamo fatto, a decine di milioni, noi italiani in passato – lasciano la loro terra non per capriccio, ma per fuggire da condizioni di vita insopportabili le cui cause interrogano tutto l’Occidente. Tanto la guerra che la carestia ci interrogano sulla vendita di armi per l’instaurazione di regimi autoritari disposti, in cambio, a svendere le preziose risorse del loro Paese, sul nostro contributo determinante al riscaldamento globale che sempre più espone quei territori già fragili a inondazioni e carestie.

Forse anche su questo dovremmo confrontarci, anche di questo dovremmo occuparci se davvero considerassimo eccessive le dimensioni degli attuali flussi migratori. Altro che blocchi navali. Altro che scoraggiare gli sbarchi. Qui contiamo solamente i morti. A centinaia, donne e bambini compresi.

Non si capisce peraltro perché, lo stesso impegno – dedicato dagli esponenti locali di FdI nel rilanciare pedissequamente (e maldestramente come già accaduto per la legge Zan) le campagne di volta in volta decise a Roma – non si ritrovi nell’azione di FdI nel consiglio comunale di Potenza. Perché, per esempio FdI rimane l’unica costola della maggioranza che rifiuta di valutare nel merito anche le proposte dell’opposizione? Come interpretare diversamente l’uscita dall’aula (insieme ai consiglieri di Idea) – durante la discussione nel Consiglio Comunale del 30 novembre u.s. – della nostra Mozione sul progetto Piedibus poi approvata con l’unanimità dei presenti?

Dopo la famosa mozione contro la Legge Zan – con l’intervento del Consigliere Napoli che affermava “l’omosessualità è contro natura” che gli è valso la ribalta nazionale, creando imbarazzo perfino alla Meloni – di nuovo un’altra pessima figura che mortifica la città di Potenza e i suoi cittadini.

Piuttosto che continuare a cavalcare le campagne d’odio decise a Roma non sarà meglio, nell’interesse di tutti, tornare a ripiegarsi sui problemi veri della Città?

Gruppo Consiliare de La Basilicata Possibile.

Giuseppe Biscaglia

Francesco Giuzio

Valerio Tramutoli