Diritti della persona, l’offensivo pasticcio della Regione Basilicata

Cristiana Coviello, avvocata e dirigente di Articolo Uno spiega cosa accadrà con l'istituzione del Garante regionale

La Commissione consiliare Affari istituzionali del Consiglio Regionale della Basilicata ha approvato la proposta di legge per l’Istituzione del “Garante regionale dei diritti della persona”.

Un’ottima idea, verrebbe da dire, la Regione riconosce i diritti delle persone e a tal fine istituisce una figura cha si prenda la responsabilità di tutelarne gli interessi lesi. Di tutti, senza distinzioni. Nessun appunto, quindi, ad una così lodevole iniziativa.

Ed invece no.

La proposta di legge è ben lontana da essere apprezzabile o ancor di più funzionale alla tutela dei diritti dei cittadini lucani.

Un miscuglio di competenze, obiettivi, materie e iniziative, ognuna con una forte rilevanza sociale, condensate in un unico soggetto che di fatto porterà a vanificare ogni azioni del “nuovo Garante”.

La proposta di legge, infatti, assegna al Garante regionale dei diritti della persona i compiti fino ad ora assegnati al Difensore Civico e al Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza della Basilicata aggiungendovi anche nuove funzioni quali quelle di Garante del diritto alla salute e delle persone con disabilità, Garante delle vittime di reato e Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.

Prerogative e compiti talmente importanti che necessitano di competenze specifiche e qualità precipue che difficilmente potranno essere trovate in un’unica figura. E non solo, ognuno dei vari uffici ha un valore, oltre che operativo e di intervento anche immediato, soprattutto simbolico di salvaguardia di specifiche aree e diritti tali da non poter essere sovrapposti, pena la svalutazione degli stessi interessi sottesi. Organi, come il Garante dell’Infanzia, che rispondono a Convenzioni per la tutela dei diritti siglati a livello internazionale.

Tra l’altro sembra che ci si sia dimenticati del ruolo che il Difensore Civico e il Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza rivestono all’interno dello Statuto regionale nel quale sono previsti e identificati come organi distinti. Ogni modifica o abrogazione, pertanto, potrà passare solo attraverso un intervento sullo Statuto.

L’operazione è stata motivata (come si legge nella premessa alla proposta di legge) con il “contenimento della spesa regionale” e inneggiata come una tappa importante nel processo di semplificazione finalizzata a migliorare l’efficacia e l’efficienza. In realtà, invece, è un’offesa ai diritti individuali, agli interessi specifici delle categorie interessate, alla tutela reale dei diritti, alla valorizzazione delle differenze. Un’offesa alle rispettive istituzioni nazionali che, ognuna con le loro funzioni, rappresenta i singoli ambiti di intervento.

Per tagliare la spesa pubblica non si può e non si deve partire dai soggetti più deboli, vittime di scelte politiche miopi e propagandistiche.

Su ciò intervengano l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà.

Cristiana Coviello, avvocata e dirigente di Articolo Uno Basilicata