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Lavoratori immigrati: personaggi ambigui si oppongono alla creazione del Centro di Accoglienza di Venosa-Boreano

Chi e perché si oppone? Depositato ricorso al Tar per impedire che un ghetto venga trasformato in una struttura al servizio dei braccianti e della legalità

È di appena due giorni fa, il 9 dicembre, l’operazione della Squadra mobile di Potenza, in collaborazione con quelle di Milano, Firenze, Foggia e La Spezia, coordinata dalla Procura della Repubblica del Capoluogo lucano che ha portato all’arresto di 16 persone, mentre altre 56 risultano indagate. Le accuse: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso falsa documentazione.

Il quadro probatorio raccolto ha permesso di far luce su una fitta rete di soggetti specializzati nel procacciamento di falsi attestati di assunzione, rilasciati da compiacenti aziende agricole locali, e fittizi contratti di locazione di abitazioni, funzionali all’ottenimento ovvero al rinnovo del titolo di soggiorno.

Si è così individuata l’intera “filiera” criminale, costituita da procacciatori-intermediari, composta da cittadini italiani e stranieri, imprenditori agricoli, locatari di abitazioni compiacenti ed agenzie d’affari; tutti questi soggetti, dietro compenso, in concorso tra loro ed ognuno per la propria parte avrebbero cooperato affinché illecitamente cittadini stranieri irregolari riuscissero a regolarizzare la propria posizione sul territorio nazionale. I maggiori profitti sono stati incamerati dai fittizi datori di lavoro, tutti di cittadinanza italiana ed operanti in Lucania, che per almeno 7/8 anni avrebbero svolto continuativamente l’attività illecita in contestazione.

Personaggio cardine dell’illecita attività Mauro Mancone, titolare della società cooperativa Carpe Diem (da cui ha preso il nome l’operazione), il quale -secondo quanto sarebbe emerso dalle indagini-rappresentava un punto di riferimento per vari intermediari stranieri ed italiani, che si sarebbero rivolti a lui al fine di ottenere documenti fittizi per la regolarizzazione del soggiorno, dietro pagamento di una somma di denaro variabile a seconda dei casi e del tipo di fittizia assunzione che veniva praticato e che poteva anche arrivare a 5mila euro per permesso ottenuto o prorogato.

Questo personaggio cardine non a caso il 9 ottobre scorso, prima che scattasse l’Operazione Carpe Diem, ha depositato un ricorso al Tar contro un paio di delibere della Giunta Regionale. Le delibere riguardano la concessione in comodato d’uso alla Regione Basilicata di immobili e terreni di proprietà dell’Alsia ubicato a Venosa, alla contrada Boreano. In quell’immobile con le risorse del Pon Legalità è prevista la creazione di un Centro di accoglienza per lavoratori stranieri in agricoltura. Insomma quello che è ancora un ghetto diventerebbe una struttura al servizio dei lavoratori e della legalità.

Ma il personaggio cardine si oppone, quei terreni e quei ruderi li pretende da tempo. Certo è che un centro di accoglienza organizzato cambierebbe le condizioni di base che costringono alla schiavitù e che favoriscono i caporali e altri personaggi poco raccomandabili.

Ci auguriamo che la magistratura continui nelle indagini per verificare l’esistenza di reti criminali allargate ad altri reati.

Intanto, come ha sottolineato Pietro Simonetti nei giorni scorsi, sono ancora bloccati in Giunta regionale gli atti amministrativi conclusivi per la realizzazione dei Centri di accoglienza.

Abbiamo sentito Pietro Simonetti, Tavolo Anticaporalato, per un commento sulla vicenda. “La gestione del ghetto – spiega Simonetti – ha prodotto a suo tempo un ricavo di oltre 1,6 milioni ogni anno fino allo sgombero del 2016 con l’indotto dei permessi falsi e tanto altro usufruito dagli indigeni fornitori e dai fruitori di servizi”. E aggiunge: “Credo che sia giunto il momento anche per la magistratura di verificare il comportamento di quanti si oppongono, non attuando atti amministrativi o ritardandoli alla piena attuazione del Piano Anti caporalato, al funzionamento dell’Osservatorio del lavoro e al rafforzamento dei Centri per L’impiego, con le relative assunzioni di 70 operatori. Gli scafisti di terra e di mare, i caporali di ogni colore si possono sconfiggere con la buona amministrazione e l’attuazione degli interventi della UE.  Ogni ritardo, omissione, complicità aiutano gli scafisti, i caporali ed i collusi”

 

 

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Foto planimetria area in questione

Boreano