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L’europarlamentare Pedicini lascia il M5S: “Non sono un tipo che si fa cacciare, piuttosto vado via da solo”

In un lungo post pubblicato sulla sua pagina social il parlamentare europeo spiega le ragioni della sua decisione e non risparmia dure critiche al Movimento e ai suoi leader

“Non sono un tipo che si fa cacciare, piuttosto vado via da solo”. In un lungo post sulla sua pagina facebook l’europarlamentare del M5S, Piernicola Pedicini, annuncia quella che ormai è cronaca di una fuoriuscita annunciata.

“Ho ricevuto una nuova notifica di procedura sanzionatoria da parte dei probiviri del M5S- spiega Pedicini- È ormai evidente a tutti che sono una persona scomoda per coloro i quali si sono autoproclamati vertice del Movimento 5 Stelle e verrò sicuramente espulso per il mancato rispetto di qualche passaggio del regolamento o del codice etico.

La firma sull’atto di espulsione sarà sicuramente quella di un reggente Capo Politico, esperto di censura e mai eletto da nessuno, che trattiene illegittimamente il suo ruolo di reggente da quasi un anno oltre i 30 giorni previsti dallo stesso regolamento. Ma tant’è! Con questo mio post proverò a toglierlo dall’imbarazzo perché non sono il tipo che si fa cacciare, piuttosto vado via da solo!

È stata un’avventura fantastica! Resto profondamente legato a questi anni di avventura e di lotta. Profondamente legato a quell’atmosfera che ci univa a persone mai conosciute prima”.

L’eurodeputato ripercorre la strada del M5S dagli esordi a oggi:

“Sapevamo di essere in pochi ma avevamo la forza di sentirci dalla parte del giusto. Era questo che ci dava il coraggio di sfidare le piazze vuote con arroganza, di entrare sfacciatamente in una sede del PD o di Forza Italia con la bandiera del Movimento 5 Stelle sulle spalle.

La forza per passare nottate intere a convincere qualche amico nel tentativo di rimuovere quel suo blocco ideologico, di destra o di sinistra che fosse.

La forza di macinare chilometri e chilometri in compagnia dell’entusiasmo per aver finalmente preso in mano la propria vita e della speranza di poter cambiare l’Italia per consegnarla migliore ai propri figli.

Ho sempre vissuto il nostro Movimento in questo modo, con lo spirito di chi si preoccupava di andare in una piazza vuota se da qualche parte c’era già un big, perché contava coprire il territorio e non servirsi di una passerella.

Era questo il Movimento per cui ci siamo impegnati fino in fondo. Ha ceduto il passo a un partito che tende tranquillamente la mano a Berlusconi o che, in tutta tranquillità, fa accordi con D’Alema per entrare nella famiglia europea dei Socialisti.

Che accetta senza ritegno il pacchetto vonderLeyen-Lagarde-Macron come se non fosse espressione del fallimento della politica neoliberista che ha ridotto il nostro Paese con le pezze al sedere.

Che non si oppone in tutte le sedi al MES e trova scuse per farselo piacere (altrimenti si arrabbia il PD) e che alla fine fa passare una riforma che se un giorno i mercati dovessero imporla all’Italia, saremmo condannati alla povertà per decenni.

Ha ceduto il passo ad un partito che da una parte non si oppone a nuovi finanziamenti per una editoria malata e, dall’altra, rinuncia ad un rinnovamento dei vertici RAI, rinuncia ad una riforma bancaria che elimini la speculazione delle aste marginali, rinuncia ad una posizione chiara sulla politica migratoria, rinuncia ad una posizione coraggiosa sui vaccini e si affida ai sondaggi, guarda come ad una inutile scocciatura al principio di precauzione e abbraccia il 5G senza curarsi dei rischi per la salute di milioni di cittadini. Un partito che ha rinunciato anche a battersi contro gli F-35, che alla fine si fa piacere anche il ponte sullo Stretto, che si allea con il PD dopo aver fatto la campagna elettorale contro e che arriva persino a presentare liste insieme a Mastella!

Ha ceduto il passo ad un partito dove gli obiettivi sono secondari alle regole.

Il taglio dello stipendio dei parlamentari serve se si raggiunge l’obiettivo di una classe dirigente incollata alla realtà e portatrice delle istanze dei cittadini ma se, contemporaneamente, la nomina degli stessi parlamentari avviene per affiliazione, quella regola diventa solo propaganda!

Ha ceduto il passo ad un partito che in due Governi accetta di porre ben 48 fiducie, minacciando così di raggiungere, e superare, il triste primato detenuto dal governo Monti.

Dove la Comunicazione/propaganda ha cento volte più potere di un parlamentare, costretto a fare lo schiaccia-bottoni e a subire decisioni prese a colpi di sondaggi e imposte da persone mai elette da nessuno.

Dove la stessa Comunicazione/propaganda, dopo ben due anni e mezzo di Governo, ha pure il coraggio di minacciare la revoca ai Benetton e di dire che serve una legge sul Conflitto di Interesse in tempi rapidi!

Ha ceduto il passo ad un partito che rinuncia alle sue battaglie per l’ambiente e per la salute come nel caso dell’ILVA di Taranto, della TAV, della TAP, che nella PAC rinuncia a combattere contro l’agricoltura industriale e favorisce l’allevamento intensivo e l’uso di fitofarmaci, che premia le grandi aziende permettendo di schiacciare le piccole, che accetta accordi al ribasso nella lotta ai cambiamenti climatici permettendo che si concedano deroghe all’estrazione di Gas, carbone e Petrolio, che appoggia il criterio di foresta come risorsa da sfruttare anziché proteggere, che nella legge sul Clima difende i sussidi alle fonti fossili, che nel Just Transition Fund prova ad inserire il finanziamento all’estrazione del Gas, che riduce le royalties alle trivellazioni e semplifica le autorizzazioni per nuovi oleodotti, che promuove l’uso del Gas, dell’idrogeno Blu e del CCS.

Ha ceduto il passo a un partito che permette la nomina diretta dei capilista che poi resteranno fedeli al Capo Politico anziché al Programma, falsando così il processo decisionale e democratico interno. A un partito che permette le epurazioni delle teste pensanti facendo ricadere sapientemente la colpa su chi si è impegnato nell’organizzazione della campagna elettorale, che nomina i Ministri senza consultare gli iscritti, che rinuncia a creare una classe dirigente in Europa e lascia centinaia di nomine in mano al PD (in cambio di qualche poltrona amica in Italia), che alla prima occasione scarica un combattente come Di Matteo o la coraggiosa Virginia Raggi e che, contemporaneamente, permette la conferma di De Scalzi e di Profumo nelle partecipate dello Stato e magari ci infila pure qualche amico “titolato”.

Era di tutto questo che si sarebbe dovuto parlare agli Stati Generali, delle nuove normalità di un Movimento che si sta trasfigurando più velocemente di come è cresciuto. Si sarebbe dovuto discutere delle responsabilità e si sarebbe dovuto prendere delle contromisure drastiche per non fare ancora una volta gli stessi errori visto che, nel frattempo, sono stati persi milioni di voti!

E invece cosa è successo?

Qual è stato il risultato di un evento che avrebbe dovuto far tornare la voglia di combattere?

Davvero si può pensare che un documento di poche pagine, sintesi della sintesi nazionale, sintesi delle sintesi regionali, sintesi delle sintesi provinciali, e costato ben 140.000 €, possa corrispondere alle attese di un popolo che voleva cambiare l’Italia?

Davvero si può pensare che quella stessa gente non abbia capito fin dal principio che le conclusioni erano già belle e predeterminate?

E davvero si può pensare di andare avanti a forza di censura? Penso che solo qualche anno fa, di fronte alla censura subita da un parlamentare, eletto con 60.000 voti di preferenza, il Movimento avrebbe eretto le barricate.

Oggi la censura arriva da un reggente Capo Politico, esperto di censura e mai eletto da nessuno, e la cosa più triste e significativa è che nessun portavoce, dico nessuno, ha espresso pubblicamente solidarietà.

Questo la dice lunga sulla pressione atmosferica che si vive nel Movimento e sul clima di terrore innescato dalla possibilità di perdere l’occasione per una prossima candidatura.

Dico davvero, io non porto rancore verso le persone che hanno abbandonato il progetto in corso d’opera, siamo umani e la gestione del potere ce lo ricorda costantemente.

Anzi, auguro a tutti di fare comunque il bene del Paese per quanto possibile da una posizione di comando che si mischia con il potere precostituito.

Semplicemente credo che quelle stesse persone abbiano ormai intrapreso una strada diversa da quella promessa ai cittadini.

Io, giusto o sbagliato che sia, resto sulla strada della fedeltà al Programma con il quale ci siamo presentati alle elezioni e che per me ha un rango superiore a qualsiasi accordo stretto tra gli organi di partito.

Agli attivisti, agli iscritti e a tutti coloro che hanno riposto fiducia in me, e in noi, dico che insieme ad alcuni colleghi abbiamo provato fino all’ultimo a riportare il Movimento sul giusto binario, senza riuscirci purtroppo.

Però abbiamo fatto il possibile, questo è certo.

Ai tifosi del Movimento posso solo ricordare che noi siamo nati per cambiare i partiti non per diventare come i partiti, per essere alternativi alle ideologie, non per diventare di destra quando si governa con la Lega e di sinistra quando si governa con il PD.

Chiunque riterrà necessario scaricare la propria frustrazione contro questa decisione, faccia pure…posso capirlo. Io non sputerò nel piatto dove ho mangiato e che ho contribuito a cesellare. Non si oltrepassi, però, il limite della diffamazione perché in quel caso sarò costretto a difendermi”.

Pedicini poi specifica con un “post scriptum”:

 Credo che il Governo Conte vada sostenuto e penso che chiunque decida di intraprendere la stessa nostra strada dovrebbe farlo con l’obiettivo di migliorarlo il Governo, non di farlo cadere. Tuttavia una cosa è il sostegno al Governo e altra cosa è accettare qualunque decisione provenga dal Governo;

Tengo a specificare ai giornalisti che non faccio parte della fronda di Di Battista e di nessuna altra fronda, sono una persona che pensa con la propria testa. Credo che Alessandro Di Battista, e le persone a lui vicine, rappresentino la parte migliore del Movimento e gli auguro di riuscire nel loro progetto di ricostruzione e rinascita ma, personalmente, penso che il Movimento non abbia più nessuna possibilità di riprendere quella direzione e nessuna possibilità di rinascere dalle sue ceneri;

Sono in regola con le restituzioni;

 A chi pensa che dovrei dimettermi perché sarei stato votato con il simbolo del Movimento, ricordo che sono stato eletto con 60.000 preferenze senza tradire mai il programma, se davvero si vuole chiedere le dimissioni di qualcuno allora bisognerebbe rivolgersi dalla parte di chi ha cambiato strada durante il viaggio;

A chi pensa che farei tutto questo in vista di un terzo mandato, faccio presente che per un terzo mandato avrei avuto molte più probabilità nel Movimento se avessi leccato bene qualche fondo schiena ai vertici di partito. Il problema è che nella mia vita non ho mai leccato il fondoschiena a nessuno e mai lo farò!

Confermo il mio impegno nel continuare a combattere per i punti di programma con i quali ci siamo presentati alle elezioni. In particolare per difendere l’ambiente, il nostro pianeta, la salute dei cittadini, le piccole imprese e soprattutto i più deboli. Continuerò a combattere contro il dominio dei petrolieri, lo strapotere della finanza, l’ingordigia della grande industria e l’avidità dei potenti.

Ad maiora semper

Piernicola Pedicini