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Non abbiamo medici, i test rapidi doveva gestirli la Regione. Che Dio ci assista!

A lanciare l’allarme il primo cittadino di Ripacandida, paese del Potentino in cui si sono registrati molti casi covid e che si appresta ad effettuare lo screening di massa

Ripacandida, piccolo centro ai piedi del Vulture, in semi lockdown dal 16 novembre fino al 3 dicembre scorso. Per i troppi casi di covid rispetto alla popolazione, il sindaco, Giuseppe Sarcuno, aveva emesso un’ordinanza (ora non più in vigore) che impediva ai minori di uscire dalle 17:30 in poi se non accompagnati da un genitore, parente stretto, imponeva il rientro per tutti alle 20 e impediva h24 la fruizione della piazze principali, parchi e giardini pubblici.

“I primi risultati si notano – spiega il sindaco – e oggi registriamo meno positivi e più guariti”. Nella nuova ordinanza, emessa ieri, scompare il “divieto” per i minori non accompagnati, eliminato anche il coprifuoco dalle 20, ma resta in vigore la chiusura di piazze, vie, parchi e giardini, ritenuti luoghi di “assembramento”. Più restrizioni che nel resto della Basilicata, che ne fanno una zona quasi rossa “ma noi dobbiamo utilizzare i mezzi che abbiamo per monitorare i contagi”, ribadisce il primo cittadino.

Ora, però, il nuovo “problema” all’orizzonte, sono i test rapidi che la Regione ha affidato ai singoli Comuni. “Noi ne abbiamo acquistati 500 e partiranno dalla prossima settimana – spiega Sarcuno – il punto però è un altro. Abbiamo un solo medico di medicina generale, a Ripacandida, e molti concittadini hanno il medico a Rionero e nei paesi vicini”. Non ci sono “le competenze, le figure per gestire test, dati e trasmissione dei dati”. I piccoli comuni inoltre hanno pochi dipendenti, ora è il momento del bilancio di fine anno “e non abbiamo i mezzi oggettivi” per fare al meglio i test rapidi.

Per il primo cittadino, quindi, sarebbe più logico che fosse “la Regione, attraverso Asl e Distretti territoriali a gestire lo screening”. Diversamente, preannuncia Sarcuno, ci troveremo davanti ad una disparità di trattamento tra cittadini. “Chi vive a Potenza e Matera avrà medici, esperti e figure professionali che effettuano i tamponi, chi vive a Ripacandida o in un altro piccolo centro che non ha nemmeno un medico di famiglia, si troverà molto penalizzato”. A detrimento del diritto alla salute.

“Come facciamo a scongiurare possibili confusioni tra falsi positivi, falsi negativi – mette in guardia – Faccio il sindaco, mica il medico. Dovrei nominare un esperto. Ma dove lo trovo?”.

Il tema è serio e non si aggira facilmente. Alle sue responsabilità, però, Sarcuno non si sottrae. “Da mercoledì prossimo partiamo coi test rapidi”. Come dire e che Dio ci assista.