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Undici domande sui vaccini per Covid-19

Quali sono le risposte che la Scienza può dare oggi alle più comuni domande sulle future vaccinazioni contro la covid-19? Le undici risposte del gruppo “malattie infettive, vaccini e terapie avanzate” del PTS- Patto Trasversale per la Scienza

Quali sono le risposte che la Scienza può dare oggi alle più comuni domande sulle future vaccinazioni contro la covid-19? Ecco quelle del PTS – Patto Trasversale per la Scienza

È il primo lavoro del neonato Gruppo Operativo “Malattie Infettive, Vaccini e Terapie avanzate”, nato dall’unione del gruppo HIV e di quello Vaccini, coordinato da Antonella Viola

Come è possibile che il vaccino sia sicuro se è stato prodotto in tempi così rapidi?

Le ragioni sono molte. Prima di tutto c’è un tema di risorse: maggiori le risorse più rapidi i tempi. Nel caso di questa emergenza mondiale, le risorse investite sono state ingenti. Non va poi dimenticato che siamo in piena pandemia e questo facilita la ricerca perché non bisogna aspettare anni per avere un certo numero di infezioni spontanee; validare un vaccino per un virus poco diffuso richiede tempi lunghi per la rarità dell’infezione. Nel caso di una pandemia, purtroppo ci sono molte persone che si infettano e quindi i tempi sono molto brevi. Altra ragione: gli approcci utilizzati per i nuovi vaccini, che consentono tempi di produzione estremamente rapidi, sono noti da anni e già ampiamente sperimentati nei laboratori. Infine, si è optato per un processo di “rolling review” cioè di analisi dei dati in tempo reale, senza aspettare la conclusione degli studi. Quindi c’è stato un drastico tagli dei tempi morti.

Ho sentito che si tratta di un vaccino genetico: modificherà il mio DNA? E che effetti collaterali avrà?

I due vaccini in attesa di autorizzazione, quello di Pfizer e Moderna, sono costituiti di una molecola di RNA messaggero (mRNA), avvolta in un guscio di lipidi. L’mRNA – una sequenza di lettere che ci permette di produrre la proteina Spike, la chiave utilizzata dal virus per entrare nel nostro corpo – non entra nel nucleo delle nostre cellule e quindi non può in alcun modo modificare il nostro DNA. Inoltre, esso viene rapidamente degradato e quindi la sua azione è di brevissima durata. La proteina Spike sarà riconosciuta come estranea dal sistema immunitario che, a sua volta, produrrà anticorpi neutralizzanti in grado di bloccare il coronavirus.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, gli studi di fase 2/3 della Pfizer hanno identificato le reazioni avverse causate dalla somministrazione del vaccino, confrontandole con quella del placebo.

Queste le reazioni più comuni con la percentuale di soggetti coinvolti (per i numeri precisi e l’elenco completo sono disponibili i dati pubblicati). I dati si riferiscono a pazienti tra 18 e 55 anni. Nei pazienti over 55, i sintomi sono più lievi.

– Dolore nel sito di iniezione: lieve 70%; moderato 16%; severo 0,3%;

– Febbre (da 38°C): 3,7% alla prima dose e 15,8 % alla seconda dose;

– Mal di testa: severo 3% alla seconda dose.

– Dolori muscolari: 2% alla seconda dose.

Ci sono stati poi casi singoli di infiammazione temporanea del nervo facciale, linfoadenopatia e danno alla spalla che potrebbero anche essere associati alla vaccinazione ma non è dimostrato che sia così. In tutti i casi, effetti temporanei. Non ci sono ragioni di immaginare effetti che si manifestino a distanza di mesi o anni, anche se il monitoraggio dei soggetti vaccinati continuerà nel tempo.

Durante le sperimentazioni non sono state riscontrate reazioni allergiche. Tuttavia, nel corso della vaccinazione nel Regno Unito, due pazienti con storia di anafilassi (grave reazione allergica che coinvolge tutto il corpo) hanno sviluppato una forte reazione allergica al vaccino. Normalmente, in risposta ai vaccini comuni, questo tipo di reazioni sono possibili ma molto rare. Per il momento quindi si continua a vaccinare ma si escludono i soggetti che hanno avuto in passato episodi di anafilassi (reazioni allergiche molto gravi ai farmaci).

E per quanto riguarda la sua composizione? Cosa c’è dentro oltre all’RNA messaggero?

Il vaccino ha una composizione molto semplice: mRNA, lipidi (grassi), sali, saccarosio e acqua. Nello specifico, ecco la lista di ingredienti.

mRNA: altamente puro e prodotto in provetta senza l’uso di cellule; Lipidi: (sono grassi che costituiscono l’involucro necessario a inviare l’mRNA nelle nostre cellule; Sali: cloruro di potassio, cloruro di sodio, deidrogeno fosfato di potassio, sodio fosfato bibasico diidrato; Saccarosio: zucchero; Acqua.

Tra questi ingredienti è possibile che il PEG (2- [(polyethylene glycol)-2000]-N,N-ditetradecylacetamide) sia responsabile delle reazioni allergiche riscontrate nei due soggetti vaccinati in UK, anche se non lo sappiamo con certezza.

 

Quanto durerà la protezione data dal vaccino? Dovremo ripeterlo ogni anno?

Non lo sappiamo, per avere queste risposte bisognerà aspettare.

Chi ha avuto la COVID-19 si dovrà vaccinare? Sarà il caso di fare un dosaggio degli anticorpi?

Ad oggi non sappiamo quanto duri la protezione del sistema immunitario dopo l’infezione da SARS-CoV-2, ed è probabile che non ci sia una risposta univoca, ma che vari da persona a persona. Sappiamo che gli anticorpi protettivi scompaiono nel giro di pochi mesi e che, in alcuni casi, non si sviluppano affatto. E sappiamo anche che esistono casi di seconde infezioni. Per tutti questi motivi, è bene continuare ad essere attenti anche dopo aver superato l’infezione ed è consigliabile fare la vaccinazione. Non sarà necessario fare un dosaggio degli anticorpi: se anche abbiamo anticorpi in circolo non succede nulla in seguito alla vaccinazione, sarà come fare un richiamo (un po’ come per l’antitetanica per esempio, o come il vaccino HPV nelle donne che sono già entrate in contatto col virus).

Pur con queste informazioni, probabilmente, nelle fasi iniziali della campagna vaccinale, chi è già stato infettato (ed appartiene ai gruppi a maggior rischio da cui iniziare) non verrà vaccinato.  È possibile che sia meno urgente vaccinare chi gode del periodo di immunità, pur se breve e non totale, e che quindi sia ritenuto più utile destinare le dosi di vaccino a chi è completamente senza alcuna protezione.

Soffro di una malattia autoimmune e non mi sono mai vaccinato contro l’influenza: potrò vaccinarmi contro la COVID-19?

Questa domanda, che ricevo almeno 5 volte al giorno, mi spiazza sempre. Perché ai pazienti con malattie autoimmuni, spesso controllate o senza sintomi da anni, non si consiglia la vaccinazione antiinfluenzale andando contro le attuali linee guida (EULAR 2019)? La vaccinazione con virus inattivati è consigliata anche ai soggetti affetti da malattie autoimmuni. Per quanto riguarda il nuovo vaccino Pfizer, non sappiamo nulla del suo effetto su questa categoria di pazienti. Quello che però sappiamo è che le infezioni sono una causa importante di malattie autoimmuni.

Il vaccino sarà disponibile per bambini e adolescenti?

Per ora no. Non ci sono sperimentazioni effettuate e concluse su questi gruppi di popolazione. Prima si procederà con l’approvazione dei vaccini negli adulti e poi si inizierà a valutarne efficacia e sicurezza nella popolazione pediatrica. Difficilmente avremo dei risultati prima dell’estate.

Le donne in gravidanza potranno vaccinarsi?

In questa prima fase no. Nessuna delle tre aziende in dirittura di arrivo per fornire vaccini contro il nuovo coronavirus ha arruolato donne in gravidanza negli studi clinici. Vedremo in futuro se ci saranno studi, per questi o altri vaccini, che prenderanno in considerazione la gravidanza.

Quali sono le differenze tra i vari vaccini in fase 3?

I vaccini in fase 3 avanzata sono 10, di cui 4 basati su Adenovirus, 2 su mRNA, 3 su virus inattivato ed 1 su componente virale (proteina Spike)

Vaccini con Adenovirus: CanSino Biologics – in collaborazione con l’Istituto di Biologia dell’Accademia delle Scienze Mediche Militari della Cina – basato su adenovirus Ad5. Vaccino approvato in Cina per uso limitato; Gamaleya Research Institute, parte del Ministero della Salute russo. È una combinazione di due adenovirus, Ad5 e Ad26. Vaccino chiamato Sputnik e già in uso in Russia;  Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston in collaborazione con Johnson & Johnson basato su Adenovirus 26(Ad26);  AstraZeneca con l’Università di Oxford basato su un adenovirus degli scimpanzé chiamato ChAdOx1.

Vaccini con mRNA: MODERNA, azienda americana (Cambridge, Massachusetts) in collaborazione con il National Institutes of Health (finanziamenti del governo USA); BioNTech, azienda tedesca in collaborazione con Pfizer (USA) e FosunPharma (cinese). Approvato in UK.

Vaccini con virus inattivato: Sinovac Biotech (azienda privata cinese) ha realizzato un vaccino con virus inattivato cresciuto su cellule VERO. Approvato in Cina per uso limitato; Sinopharm (azienda statale cinese) ha prodotto 2 vaccini basati su virus inattivato: uno realizzato da Wuhan Institute of Biological Products ed uno realizzato da Beijing Institute of Biological Products. Vaccino approvato in Cina per uso limitato.

Vaccino con proteina spike ricombinante: NOVAVAX. Proteina Spike inserita in nano particelle, con adiuvante.

Potrò scegliere quale vaccino utilizzare?

In linea di massima no. Come per altre campagne vaccinali, il vaccino finale fornito al cittadino è scelto in base alle forniture decise dalle indicazioni su base nazionale. Peraltro, in questa prima fase, il vaccino che arriverà in Italia, è solo uno (Pfizer-BioNTech). Varie fasce della popolazione saranno vaccinate solo quando saranno approvati anche altri vaccini al momento in sperimentazione.

Se le vaccinazioni inizieranno a gennaio, potremo fare a meno di mascherina e distanziamento?

Per adesso no. In questa prima fase, se il vaccino arriverà davvero a gennaio, saranno vaccinati gli operatori sanitari. Poi si passerà alle persone che vivono e lavorano nelle RSA. Solo in seguito si procederà in base a età (dai più anziani in giù) e rischio per patologie croniche. Ma prima che ci sia una buona copertura vaccinale serviranno ancora molti mesi.