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Adriana Sgobba, la Chagall italiana: un’opera monumentale tutta da scoprire

Gli 87 anni di 'Adriama' non riescono ad incatenarla alla terra, ogni segno sposta più in là l’apice della sua arte

Nella sospensione temporanea del lockdown, lunedì 4 gennaio, in una inquieta giornata di pioggia, siamo saliti in cima a Cava dei Tirreni, a Castagneto, in una stradina stretta, dove può passare una sola macchina per volta, per giungere in una villa settecentesca. Mura imponenti la circondano, la proteggono da tutti i mali, anche dal Covid-19.

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La villa di Adriana Sgobba si presenza così, un piccolo portone chiuso agli sguardi altrui, ma basta bussare e ti si apre un mondo. La pietra lavica dell’androne ci accoglie, ogni passo un inciampo, vasi, piastrelle ci danno il benvenuto.

Ed ecco il giardino segreto, il giallo dei suoi limoni illumina il verde.

Le pareti ricoperte di tele, vasi ad ogni gradino della grande scala, i volti raffigurati sulle tele ci guardano con occhi voraci, gli sguardi frontali vivono un incommensurabile silenzio. In una nicchia, sul primo pianerottolo, una madonna nera con in braccia il bambin Gesù dalla pelle scura, ci apre la strada.

Adriama, così noi la chiamiamo, è una donna di una bellezza da mozzare il respiro. Adri- ama la vita, i suoi occhi, le sue mani celebrano la magnificenza delle donne.

Un’attività titanica si svolge in questa villa. Lo spazio brulica di sapienza artistica, la potenza delle tele così come quella delle ceramiche ci cattura in un vortice di bellezza. La creta si fa carne, il pennello traccia con maestria ogni segno, i personaggi raffigurati rispondono ad un’eco visuale: la donna.

Bruna, bionda, sirena, madonna, moderna o arcaica, gli occhi interrogativi esprimono un desiderio d’amore, una sensualità fuoriesce dai corpi nudi, dai seni offerti, dalle bocche rosse.

Adriana Sgobba è prigioniera di questa villa, ma l’arte è la sua personalissima evasione quotidiana. La sua arte.

Il pennello la fa respirare. La matita percorre il foglio e trae da quel bianco la forza che la solleva in aria.  I suoi disegni sono un incanto, anzi un canto all’amore e alla vita. I suoi 87 anni non riescono ad incatenarla alla terra, ogni segno sposta più in là l’apice della sua opera. E noi ne rimaniamo incantati, i disegni sul tavolo ci parlano. I tre cavalli galoppano furiosamente sulla carta con il desiderio di fuggire dall’acquerello. L’occhio acuto, la mano sicura, un fiume di energia inarrestabile, un silenzio rumoroso. La sua è una pittura parlata.

I segni austeri della matita offrono una figura di uomo severo, a tratti tagliente, dove la parola si fa carne.

I corpi si offrono in un mare alfabetico, dove le parole sono tempesta e oasi.

Rino Mele è uno dei più grandi poeti viventi italiani e così la descrive: “Le donne di Adriana coprono il mondo, respirano con esso: come l’universo infantile in cui escono ed entrano le madri affaccendate a mentire il dolore, mostrare un’allegria incontaminata” (in “La stanza delle voci” catalogo mostra Ravello 2016)

Adriana Sgobba ha prodotto un’opera monumentale. E continua in modo dantesco a creare come se queste creazioni fossero il suo riscatto, e la sua salvezza.

La Chagall Italiana, così la vediamo, così la sentiamo. Un’opera monumentale la sua, tutta da scoprire. E solo un museo intestato a suo nome, nella città dove vive e crea, le potrà restituire la magnificenza che merita.

Guardate insieme a noi.

Graziella Salvatore, Antonio Pagnotta 

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