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Banca Popolare di Bari, qualcuno vuole fare il furbo: altro che verbale d’incontro, è un nuovo accordo

L’intesa raggiunta il 25 gennaio 2021 è un vero e proprio accordo sindacale che ha completamente scardinato, nelle parti fondanti, il famigerato accordo del 10 giugno 2020, con grande disappunto dei Segretari Generali dei sindacati e degli stessi Coordinatori aziendali che lo avevano sottoscritto

È un aspetto fondamentale, ridotto a questione semantica solo per tutelare l’immagine dei segretari Generali di categoria

Preso atto delle insufficienti richieste di adesione all’esodo, l’Azienda, al fine di incrementarne il numero, ha proposto, alle Organizzazioni Sindacali, nuove e più efficaci misure.

Queste le rilevanti novità

  • Per tutti i dipendenti che maturano il requisito pensionistico AGO – Assicurazione Generale Obbligatoria –  entro il 31/12/2029 sarà possibile accedere alle prestazioni straordinarie del Fondo di Solidarietà per una durata massima di 60 mesi (ovvero 5 anni), in luogo del limite di 36 mesi precedentemente fissato.
  • Non è previsto il ricorso al part time anche per coloro che vi avevano già aderito.
  • Sono stati estesi i benefici delle “polizze caso invalidità permanente e morte” anche al personale che avrà accesso alle prestazioni straordinarie del Fondo di Solidarietà.
  • È stata migliorata, con una formulazione molto più articolata e garantista, la clausola di salvaguardia in ipotesi di interventi legislativi che modifichino i requisiti legali per l’accesso al trattamento previdenziale.
  • Per i lavoratori delle ex NBM, TERCAS e CARIPE è stata confermata l’erogazione dell’assegno “ad personam” riveniente dalla trasformazione del cd extrastandard e sancito con gli accordi aziendali del 29 settembre 2012 e del 19 luglio 2016.

Quest’ultimo punto – assegno ad personam – è stato l’argomento che più di ogni altro ha suscitato le maggiori polemiche e le vibrate proteste di molti lavoratori, pronti ad un massivo ricorso giudiziario qualora ne fosse sospesa l’erogazione.

Un argomento estremamente insidioso che è stato la causa di un’accesa e violenta discussione tra un Segretario generale di categoria ed un esponente sindacale della Banca popolare di Bari, avvenuta nel corso della sottoscrizione dell’accordo 10 giugno 2020.

Ma è stato il nuovo management aziendale ad innestare, opportunamente, una improvvisa retromarcia dopo aver capito (in parte per la determinazione dei lavoratori ed in parte per i consigli suggeriti da importanti studi legali) che avventurarsi nella sospensione di quegli assegni ad personam avrebbe comportato un alto e costoso livello di vertenzialità.

Vedersi riconfermata una consistente parte della retribuzione ha rappresentato una grande vittoria dei lavoratori delle ex BANCA MEDITERRANEA, TERCAS e CARIPE ed una sconfitta per i Segretari Generali e per i due Commissari della Banca Popolare di Bari che invece ne avevano avallato lo “scippo”.

Forse è proprio questo il motivo per cui, nel corpo dell’accordo del 25 gennaio, la parte relativa alla conferma dell’emolumento ad personam viene oscurata, all’articolo 10, con una formulazione enigmatica ed incomprensibile.

Ancora oggi rimane inspiegabile come sia stato possibile che ben 5 Segretari Generali, che dovrebbero conoscere tutti gli aspetti delle dinamiche retributive, possano aver sottoscritto un accordo che, con modalità del tutto illegittime, aveva previsto la sospensione di un emolumento intangibile ed indisponibile.

La bontà delle nuove iniziative definite nel nuovo verbale è stata oscurata da un elemento piuttosto inquietante riportato all’art. 11, in cui si fa riferimento a non meglio definite “ulteriori misure di riduzione del costo del lavoro (che) riguarderanno – prioritariamente – i lavoratori rientranti nell’ambito di applicazione degli artt. 3,4 e 5 dell’Accordo 10 giugno 2020 che, nonostante le misure individuate nel presente verbale, non abbiamo concordato la risoluzione del rapporto di lavoro”.

A tacere dei profili di illegittimità e discriminazione di una simile iniziativa, non si giustifica questo pervicace accanimento nei confronti dei lavoratori della Banca Popolare di Bari se non si tiene conto di un’altra importante questione relativa alla Cassa di Risparmio di Orvieto (CRO) che tutt’ora resta fuori dal perimetro dell’accordo.

Pur facendo parte del Gruppo BpB, la CRO è stata tenuta lontana dalle misure di riduzione dei costi. La ragione ufficiale, a detta dei commissari, è che per questo istituto erano in corso trattative per la sua vendita. Non si è mai capito quanto concrete fossero questi negoziati. Fatto sta che il nuovo Amministratore Delegato ha definitivamente chiarito che la Cassa di Risparmio di Orvieto non è in vendita e che ha ricevuto mandato, dall’azionista di maggioranza del Gruppo BPB (Mediocredito Centrale), di intraprendere iniziative per il rilancio di CariOrvieto. Non si comprendono le ragioni per le quali, il personale di una banca facente parte del medesimo Gruppo e che utilizza stessi strumenti, risorse e sinergie, non debba contribuire, per la sua parte, alle misure draconiane che ricadono esclusivamente sul personale Banca Popolare di Bari.

Non è dato sapere se le nuove e positive misure concordate con il nuovo verbale di accordo (e non di incontro) potranno contribuire ad incrementare il numero delle adesioni al Fondo, considerato che sulla piazza di Bari, in modo particolare, permangono fortissime resistenze sia da parte di un numero consistente di impiegati, quadri e dirigenti e sia da parte di alcuni rappresentanti sindacali che, pur avendo maturato i requisiti, continuano ostinatamente a non voler aderire all’esodo.

I primi perché, con l’accesso al Fondo, vedrebbero svanire le munifiche prebende elargite a piene mani dalla vecchia gestione della famiglia Jacobini ed i secondi perché perderebbero le comode prerogative ed i vantaggiosi privilegi della loro carica sindacale.