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Basilicata. Politica e affari: il “sistema” che usa la luce per agire nell’ombra

Taluni politici, imprenditori, burocrati, professionisti, editori, sono trasversalmente legati gli uni agli altri, nonostante le sceneggiate pubbliche. Ecco come e perché hanno il dominio su un’intera regione

Tra le inchieste già pubblicate, in questi anni, e quelle che abbiamo in lavorazione, emerge un arcipelago di poteri piccoli e grandi che hanno tenuto, e continuano a tenere, sotto scacco la Basilicata. Per noi nulla di nuovo, anzi, da molto tempo abbiamo descritto, e denunciato, da diverse angolature, “il sistema” e le sue variabili. Tuttavia, notiamo che negli ultimi due anni, nonostante le mutazioni di scenario, il potere mantiene intatti le forme di dominio e i meccanismi di redistribuzione “interna” delle risorse. Proviamo a spiegare.

Il circuito di assegnazione delle risorse e delle opportunità di arricchimento funziona sempre allo stesso modo: politica-imprese-indotto- politica. La politica serve all’approvvigionamento delle risorse e delle opportunità e decide come distribuirle. Le imprese beneficiarie ristornano alla politica una quota di risorse e assegni in bianco di consenso elettorale. L’indotto (organizzazioni professionali e di categoria, professionisti, burocrati, funzionari e dipendenti pubblici) garantisce, in cambio di prebende monetarie, di carriere, di consulenze, di nomine e incarichi, il funzionamento del circuito politica-imprese-consenso-politica. Tutte le imprese? Tutta la politica? Tutto l’indotto? No.

Al contrario di quanto si possa pensare, un ambiente “marcio” non giova agli affari del potere. Sarà così altrove, ma non in Basilicata, dove l’arcipelago occulto degli affari” usa strategie molto sofisticate.

Un sistema di potere che agisce spesso sul filo della legalità, e sempre nell’ombra, qui ha bisogno di un ambiente sano, legale, normale che dia conto di un territorio che tutto sommato funzioni senza che altri poteri, legali, abbiano motivo di intervenire.

E dunque esistono anche bandi di gara regolari e regolarmente aggiudicati, esistono anche selezioni pulite per assunzioni di personale, esistono contributi e finanziamenti regolari alle imprese, esistono anche leggi e proposte di legge destinate, nelle sincere intenzioni, a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, e così via. Esiste anche uno spazio politico di confronto e scontro reale, onesto, tra le posizioni delle diverse forze in campo in modo che la democrazia funzioni o sembri funzionare. Non è una normalità apparente, è una normalità concreta, reale.

E questo strato di normalità c’è sempre, a prescindere da chi vinca o perda le elezioni, a prescindere da quali gruppi imprenditoriali abbiano la meglio in un dato periodo. E quindi? L’arcipelago del potere usa questa normalità, la fa propria, vi partecipa, la vive, la fiancheggia. Appare sulla scena ma agisce nell’oscenità (o-scena, fuori dalla scena, oltre la scena). Quella normalità viene utilizzata, con cinica raffinatezza, per rendere ancora più invisibile il malaffare. Quella normalità è la luce con la quale lor signori creano le ombre.

E dove si consumano le trame dell’o-scenità? Nelle relazioni di interesse e di affari che si appartano dietro le quinte e scavalcano le formalità del palcoscenico. In parole semplici, taluni politici, imprenditori, “manager”, burocrati, professionisti, editori,  sono trasversalmente legati gli uni agli altri, nonostante le sceneggiate pubbliche. Alcuni politici sono avversari sul palco, ma soci in affari; alcuni cosiddetti editori e giornalisti – da sempre ammanicati col potere – fanno i polemisti sul giornale, ma i “ricattatori” nelle stanze che contano; alcuni imprenditori sono “benefattori” in piazza – con i soldi pubblici –  ma ricettacoli di clientelismo nell’ombra; alcuni burocrati e magistrati sono integerrimi tutori della legge dinanzi al cittadino disorientato, ma fedeli servitori del capo cordata in affari. Sui grandi appalti, sui finanziamenti e contributi pubblici, sulle nomine strategiche e sugli incarichi milionari, è una continua battaglia tra un’isola e l’altra dell’arcipelago, ma alla fine si patteggia e nascono nuove e inedite alleanze. Tuttavia, sono sempre loro, o i loro ex cadetti, da decenni, a tenere sotto scacco la Basilicata. Cambiano le alleanze, ma non il sistema che, nonostante tutto, si rafforza, si modernizza, si ristruttura continuamente.

La stampa, soprattutto, può dare un contributo importante affinché l’opinione pubblica assuma una migliore capacità di vedere oltre la scena. Perché il potere del malaffare, in questa regione, l’unica cosa che teme è diventare visibile. Loro usano la luce per creare le ombre, noi seguiamo le ombre per fare luce. E non ci fermiamo.

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