Continua il dibattito sui parlamentari dell’Italia Unita eletti in Basilicata

Pietro De Sarlo interviene sulla replica del sindaco di Moliterno, Antonio Rubino

Gentile sindaco Antonio Rubino,

la ringrazio per la attenta lettura e la garbata e interessante replica.

Partiamo dalle cose semplici.

Il dilemma che corre spesso nel dibattito storico è se il processo di unificazione fu o meno, nella realtà, una guerra di conquista piuttosto che guerra di indipendenza e liberazione.

I fatti ci dicono che:

  • il primo Parlamento eletto del neonato Regno d’Italia fu chiamato e, ancora oggi si chiama, “VIII legislatura” e non prima. Questo perché nel precedente Regno di Sardegna vi erano state già altre sette legislature elettive. Da rilevare invece che la prima elezione del parlamento repubblicano è stata la prima legislatura e non la XXXI, proprio a sottolineare la discontinuità con il Regno.
  • Vittorio Emanuele rifiutò di mettere l’ordinale primo ma volle mantenere l’ordinale secondo dopo la proclamazione del Regno D’Italia.

Questi i fatti, le opinioni possono divergere. A me pare che portino acqua al mulino di chi sostiene che fu guerra di conquista.

La questione più importante riguarda invece la scelta del tracciato della linea ferroviaria per il collegamento tra Napoli e la Sicilia.

La discussione durò più di venti anni, tanto da far esclamare a Lacava il 31 maggio 1879, 18 anni dopo la seduta del 13 luglio 1861, “Io desidero che sia finita” riferendosi alla eterna discussione sul tracciato interno o costiero.

Ma proprio nella seduta del 31 maggio 1879 dopo aver citato Edgar Poe, Hoffman e Shakespeare Petruccelli tuonava a sostegno della linea tirrenica: “Ma noi, se saremo armati, se possiamo accorrere alla difesa da tutti i punti del Regno, gitteremo gli invasori al mare” quindi la costa tirrenica strategica per la difesa del Regno, perché come ricorda anche lei a fronte dello Ionio c’è “l’Affrica”. Il progetto fu quindi nuovamente, e dopo 18 anni di discussione, rinviato in commissione a dispetto della stizza di Lacava.

Petruccelli fu deputato nella VIII, XI, XII, XIII e XIV legislatura. Pur non essendo stato l’unico a sostenere la tesi della linea costiera ne fu indubbiamente uno dei principali sostenitori e lo fece con tenacia in tutte le legislature e le sedute in cui si discusse dell’argomento, tanto da far cambiare idea anche a molti che propendevano per la linea interna, forse per stanchezza perché: “Purché sia finita!”

D’altro canto proprio gli ampi stralci della prima seduta del 13 luglio 1861, da lei riportati, in merito alla scelta del tracciato, e specialmente la lettura integrale del resoconto della seduta, mostrano l’abilità politica del Petruccelli che ottenne il primo rinvio di una lunghissima serie su una decisione proposta dalla commissione e a lui non gradita.

Almeno io la leggo così, anche se la lettura integrale e letterale può prestarsi a congetture diverse, come per il citato ordinale del Re e della legislatura.

Oltre alle motivazioni di strategia militare l’altra tesi a sostegno del tracciato tirrenico di Petruccelli, nel corso degli anni, fu che il montuoso lagonegrese fosse il territorio lucano con maggiori possibilità di sviluppo.

Alla fine la linea tirrenica prevalse e per dirla con il milanese Allievi attraversò la Basilicata “in una piccola parte di essa che è la più montuosa” invece di traversarla tutta. Non imputo a Petruccelli di “propendere per il proprio territorio di origine”, questo è un merito non è una colpa, ma la visione sbagliata delle necessità dello sviluppo del Mezzogiorno e del suo territorio.

Per questo dico che “I danni fatti da lui al Sud furono invece enormi” e d’altro canto Moliterno non ebbe alcun vantaggio dal tracciato scelto, che è quello attuale. Invero non lo avrebbe neanche avuto con l’altro tracciato: troppo lontani entrambi.

Tant’è che il 19 settembre 1902 il Presidente del Consiglio Zanardelli giunse a Moliterno a dorso di mulo e ne trasse una valutazione pessima del livello di infrastrutture della nostra regione.

Il bresciano Zanardelli fu il primo e l’ultimo politico a ritenere indispensabile un grosso investimento in infrastrutture e di modernizzazione al Sud e che fece un piano coerente con questa visione e la cui realizzazione fu interrotta dalla prima guerra mondiale.

Come credo che lei sappia nel 2009 fondai l’associazione Pinguini Lucani e da allora sostengo che il grosso problema del Sud risieda nel fatto che nel suo centro geografico, la Basilicata, non passi uno straccio di infrastruttura e sostengo che la visione infrastrutturale delle dorsali Ioniche e Tirreniche senza collegamenti est – ovest sia un errore storico ma che ancora oggi si perpetua nella visione dell’attuale ministro Provenzano.

Come vede, oltre a Petruccelli, c’è una serie di politici che dura da 160 anni che fa lo stesso errore e quindi lo stesso danno.

Una spiegazione più compiuta la trova nel programma elettorale del M5S delle scorse elezioni regionali a cui avevo contribuito  e in molti articoli da me scritti su Basilicata24 o sul mio blog .

Tra le tesi del programma elettorale c’era anche un diverso tracciato dell’A.V. che ricalca concettualmente la linea proposta di Allievi e ancor oggi ritengo valide le sue parole, ossia che la Basilicata è una delle regioni “che interessano di più dal punto di vista dell’avvenire, perché è una delle provincie che può ancora fare i più grandi progressi economici.”

Avendo la ferma convinzione che finché il baricentro geografico del Sud peninsulare, ossia Pisticci, non sarà anche centro logistico in collegamento con i porti di Taranto e Gioia Tauro il Sud non decollerà mai, ecco perché considero l’azione di Petruccelli, di là dalla sua indubbia buonafede, un danno.

Considero ancora più tragico il fatto che nel dibattito attuale sul Recovery Plan delle infrastrutture di cui ha bisogno il Sud né si dibatte né se ne parla.

Grato per avermi dato l’occasione di ribadire la necessità di una diversa visione delle infrastrutture per lo sviluppo della nostra Terra e, se non ho compreso male, di averla tra i miei lettori

Cari saluti