Covid, l’appello di Giovanna, infermiera lucana: “Fidatevi della scienza, il vaccino arriverà per tutti”

Mentre tra gli ultrasettantenni cresce il bisogno di affrettare i tempi chi lavora in ospedale comincia a vedere il "bicchiere mezzo pieno"

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“Il 2 gennaio, quando sono stata vaccinata, ho iniziato a vedere una speranza, ma non è un liberi tutti”. Giovanna, che lavora come infermiera all’ospedale di Venosa, il 23 gennaio dovrà fare il richiamo, così come previsto dal protocollo del vaccino Pfizer.

“Fa male vedere tra le nostre fila qualcuno che non vuole farlo – puntualizza – significa non credere nel proprio lavoro, nella propria missione”. Nel frattempo, in questi giorni, tanti conoscenti, sia sui social che al telefono, le chiedono quali sono i tempi per una vaccinazione che possa riguardare tutti. Le chiedono se è possibile utilizzare “dosi che sono avanzate”.

Sta montando, in sostanza, specie tra gli ultrasettantenni, una sorta di ansia a vaccinarsi prima possibile. “Noi infermieri e personale sanitario – chiarisce – siamo i primi a vaccinarci perché operiamo in contesti a rischio e molti di noi sono anche morti sul lavoro”. Lo stesso per chi lavora nelle Rsa. Poi, come previsto nel cronoprogramma nazionale, toccherà ad anziani e pazienti con patologie. Ci vorranno alcuni mesi. Ma Giovanna si fida della macchina sanitaria e vuole vedere il bicchiere mezzo pieno.

“Il vaccino arriverà per tutti – sottolinea – si tratta di aspettare con calma, senza farsi prendere dall’ansia. Sarebbe contro producente”. E intanto non cambieranno i sistemi di protezione individuale da utilizzare. “Anche se vaccinata, non è detto che io non possa infettare chi mi è vicino – osserva l’infermiera – Noi stessi potremmo quindi essere vettori involontari pur senza sintomi”. In questa complicata maratona non resta che “affidarsi alla scienza, mantenere distanze, mascherine e aspettare con calma il proprio turno”. Evitando quindi quel clima da “assalto ai forni” che complicherebbe una corretta distribuzione del farmaco. Anche perché, oltre Pfizer, ci sono anche Moderna e Reithera in dirittura di arrivo. Ce ne sarà per tutti.

L’auspicio di Giovanna, infine, è di guardare avanti, “a quando potremo tornare a vivere come prima, a uscire, a spostarci, a viaggiare”. Ma visto il delicato momento, da infermiera, e con coscienza, ha trascorso le feste di Natale col marito e “nessun contatto fisico con le figlie”. Per “precauzione”.

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