Dolore al braccio e un po’ di febbre, ma ne è valsa la pena: l’incubo è finito

Le sensazioni e le speranze di un’infermiera a cui è stata somministrata la seconda dose del vaccino. “Non soffiate contro la scienza”

“Non nascondo che il giorno dopo mi sentivo uno straccio, ma è passato subito e ne è valsa davvero la pena, perché ora l’incubo è finito”. Giovanna, infermiera all’ospedale di Venosa l’avevamo già sentita dopo la prima dose di vaccino, ora ha fatto anche il richiamo e si racconta alla fine di un mese complicato sul piano nazionale anche a causa dei balletti della multinazionale Pfizer.

L’infermiera la scorsa settimana ha fatto il richiamo, che segue da protocollo di 21 giorni la prima inoculazione e ha avuto anche delle leggere controindicazioni che sono durate 24 ore. “A partire dalla sera dopo l’iniezione si era gonfiato un po’ il braccio – spiega – e il giorno dopo sono seguiti mal di testa e una leggera febbricola”. Tutti effetti “che ci erano stati prospettati e che mi sono stati confermati anche da altri colleghi sanitari”.

Sono bastate “due aspirine e tutto è passato”. Questi gli aspetti negativi “assolutamente irrisori se confrontati a quelli del Covid in forme gravi”, tiene a precisare. Ma soprattutto, sottolinea Giovanna “la sensazione di sollievo nell’essersi immunizzati dalla malattia è l’aspetto più significativo del vaccino”. Se fino a qualche giorno fa “anche sul lavoro, in ospedale, c’era l’incubo e il terrore di toccare qualcosa, di potersi infettare, ora almeno questa paura è venuta meno”. Certo non cambieranno le misure da adottare.

“Essere immuni non significa non essere più potenziali vettori di contagio – aggiunge.  Questo ancora non lo sappiamo e il pensiero va sempre ai pazienti dell’ospedale non ancora immuni oltre che ai propri cari. Ma è già un punto di partenza importante”. L’infermiera si dice fiduciosa e spera che la vaccinazione di massa “possa materializzarsi già entro l’estate”. Oltre alle dosi Pfizer, da domani arriverà nei distretti sanitari nazionali anche l’antidoto di Moderna e tra qualche settimana AstraZeneca su cui però resistono dei dubbi rispetto all’età dei cittadini da vaccinare.

“Certo non sarà una passeggiata – osserva l’infermiera – ma mai come ora non può venir meno la fiducia e bisogna sperare in tempi celeri di somministrazione per poter archiviare questo brutto momento per l’Italia e non solo per noi”. Oltre al vaccino, sottolinea, “le nuove cure mediche, specie quelle monoclonali, sono delle armi in più con cui combattere questa battaglia contro il covid”. E conclude: “Soffiare contro la scienza proprio ora mi sembra una pratica criminale. Un atto di autolesionismo che non comprendo e che condanno, a nome della categoria cui appartengo”.