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Eni, Corte dei Conti: risultati 2019 in flessione, sviluppi da monitorare

La flessione interessa anche l’utile netto del Gruppo. Ma quanto guadagnano i vertici del cane a sei zampe? Le cifre nell'articolo

Nel 2019, in una situazione di flessione dello scenario petrolifero e del più accentuato calo dei prezzi del gas a causa dell’eccesso di offerta globale e della contrazione della domanda asiatica, Eni spa chiude l’esercizio 2019 con un utile netto di 2.978 mln di euro, in diminuzione di 195 mln rispetto al 2018, in cui l’utile era stato di 3.173 mln, per effetto, essenzialmente, della riduzione del risultato operativo (-1.844 mln) e dei maggiori oneri di imposta (387 mln).

Tali effetti sono stati solo in parte compensati dai maggiori proventi netti su partecipazioni (1.988 mln). Anche l’utile netto di competenza, pari a 148 mln, evidenzia una diminuzione di 3.978 mln rispetto al 2018, mentre il patrimonio netto della Società si è attestato a 41.636 mln, in diminuzione del 2,3% rispetto al 2018.

Sono i dati contabili di rilievo che emergono dalla relazione sulla gestione finanziaria di Eni spa per l’esercizio 2019, approvata dalla Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con determina n. 127/2020.

La flessione interessa anche l’utile netto del Gruppo, pari, nel 2019, a 155 mln di euro rispetto ai 4.137 mln del 2018 e il suo patrimonio netto, comprese le interessenze di terzi, è diminuito di 3.177 mln, passando da 51.016 mln al 31 dicembre 2018 a 47.839 al 31 dicembre 2019 per effetto, principalmente, del decremento dell’utile dell’esercizio (-3.978 mln).

“Tali risultati” – rileva la Corte – “sono maturati in un contesto operativo e di mercato caratterizzato dal rallentamento del ciclo macroeconomico globale, nonché da sviluppi geopolitici avversi che hanno aumentato l’incertezza negli operatori, condizionando in alcune aree specifiche in modo diretto la performance dell’Eni, che, tuttavia, ha rivisto a più riprese i piani industriali e i programmi operativi mettendo in campo un insieme di azioni finalizzate a rafforzare la liquidità e la struttura patrimoniale, difendere la redditività e aumentare la resilienza allo scenario in attesa di tornare a crescere, accelerando nel contempo l’evoluzione del business in chiave low carbon”.

Ulteriori sviluppi negativi, da monitorare attentamente per l’impatto sui risultati operativi e sul cash flow dell’Ente, si osservano nel primo semestre 2020, con la riduzione media del 40% rispetto al primo semestre 2019 del prezzo del Brent di riferimento del petrolio e una flessione media del 50 % del prezzo del gas naturale.

Nella relazione della Corte ci incuriosisce l’ammontare delle retribuzioni del vertice Eni.

Per il Presidente è prevista una remunerazione fissa complessiva annua pari a 500.000 euro lordi, composta dal compenso di 90.000 euro lordi per la carica, determinato dall’Assemblea del 13 aprile 2017, e dal compenso per le deleghe conferite pari a 410.000 euro lordi annui, mantenuto invariato per il 2019, tenuto conto degli esiti delle analisi di confronto retributivo effettuate sui livelli mediani del mercato di riferimento e della complessità del ruolo;

La remunerazione fissa (RF) deliberata dal Consiglio di amministrazione del 19 giugno 2017 per l’incarico di Amministratore delegato e per il ruolo di Direttore generale risulta invariata per il 2019 e pari complessivamente a 1.600.000 euro lordi annui, articolata in: a) un compenso di 600.000 euro lordi annui per la carica di Amministratore delegato, comprensivo del compenso di 80.000 euro lordi annui per la carica di consigliere deliberato dall’Assemblea del 13 aprile 2017; b) una retribuzione annua lorda di 1.000.000 euro per il rapporto di lavoro dirigenziale in qualità di Direttore generale. Tale retribuzione assorbe i compensi eventualmente spettanti per la partecipazione ai Consigli di amministrazione di società partecipate e/o controllate da Eni.

In qualità di dirigente Eni, il Direttore generale è, inoltre, destinatario delle indennità spettanti per le trasferte, effettuate in ambito nazionale e all’estero, in linea con quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicabile ai dirigenti delle aziende industriali e dagli accordi integrativi aziendali.