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La Basilicata non sia più la discarica d’Italia. Il sindaco di Matera dice no al deposito unico di scorie radioattive

Il territorio lucano è già stato fortemente logorato, consumato, penalizzato nei decenni passati

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del sindaco di Matera, Domenico Bennardi, sulla pubblicazione della Carta che individua i siti idonei per la costruzione del deposito unico di rifiuti radioattivi in Italia.

“E’ stata finalmente resa pubblica la lista di 67 luoghi idonei per l’individuazione del deposito unico di stoccaggio degli scarti nucleari nazionali, tra questi siti c’è anche il territorio materano e quello della vicina area barese. Il confronto è aperto, ma la Basilicata ed in particolare l’area del materano non può in alcun modo essere considerata meta di stoccaggio nucleare perché ciò stride con una visione di turismo sostenibile che intende puntare sulla bellezza di un paesaggio ancora incontaminato ma anche fragilissimo, in secondo luogo la Regione Basilicata non può più essere considerata la discarica nazionale come è stato purtroppo in passato.

L’Italia è piena di scorie nucleari radioattive. La maggior parte si trova in Piemonte, nel Lazio. Ma un po’ ovunque ci sono rifiuti nucleari, provenienti dalle quattro vecchie centrali atomiche che avevamo prima del referendum del ‘97, ma anche dai rifiuti ospedalieri, dai centri di ricerca, dalle acciaierie. Ci sono già oltre 20 depositi in Italia con materiali contaminati, da vent’anni l’Italia non è ancora riuscita a dotarsi di un deposito nazionale unico e sicuro, imposto dalle norme internazionali, che riduca il rischio di disseminazione delle scorie.

Ce lo dice anche l’Europa, ogni Paese deve avere un proprio deposito nazionale per i rifiuti nucleari. Quello dello smaltimento di materiale radioattivo che riguarda quasi tutti i Paesi europei. La Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione e avvertito i Paesi in ritardo, tra questi c’è l’Italia, che entro il 2025 deve pur far rientrare i propri rifiuti radioattivi ospitati in Francia e Gran Bretagna e parliamo di diverse tonnellate.

Come si sono comportati gli altri Stati d’Europa nella individuazione del proprio deposito unico ? C’è chi ha imposto scelte in modo autoritario, come provò a fare Berlusconi nel 2003, quando decise, senza alcuna consultazione pubblica, che il sito unico dovesse essere in Basilicata a Scanzano Jonico. Molti lucani ricordano ancora le giornate di protesta e quel fervore popolare portò a ritirare quella decisione imposta. Una vittoria dei lucani che però non risolse il problema nazionale.

Altri Paesi hanno avviato processi di consultazione pubblica e di condivisione con le comunità locali per decidere dove realizzare i depositi.

E’ ciò che ha deciso di fare questo Governo: desecretare l’elenco delle 67 aree più idonee per il deposito nazionale unico di scorie nucleari è solo un primo passo, coraggioso e mai realizzato finora. Elenco già presente nel 2015 e solo oggi finalmente pubblico, rispondendo a sollecitazioni di associazioni ambientaliste che ne chiedevano la pubblicazione. E’ un percorso trasparente, pubblico e partecipato con gli enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, insieme determineranno, sulla base di valori oggettivi quale tra queste 67 aree sarà quella più adatta per ospitare il deposito unico di scorie. Le zone più idonee, al momento, risultano essere due in provincia di Torino, cinque in provincia di Alessandria e cinque in provincia di Viterbo, nessuna zona col punteggio più alto è presente in Basilicata o in Puglia.

Tutto questo però non deve far passare in secondo piano, che il rischio di avere il deposito unico sul nostro territorio rimane, perché comunque in quell’elenco dei 67 siti idonei è presente anche la Basilicata e aree pugliesi vicine alla provincia di Matera.

Il territorio della Basilicata è già stato fortemente logorato, consumato, penalizzato nei decenni passati. Stiamo ancora stimando i danni di quello che dobbiamo chiamare per il suo nome, un disastro ambientale compiuto negli ultimi decenni in Val D’Agri come nella Valle del Sauro, con le estrazioni e raffinazioni petrolifere, Con le 400 tonnellate di petrolio sversate dal Centro oli della Val d’Agri nel 2016, 26 mila metri quadri di suolo e sottosuolo contaminati, tra la rete fognaria e falde acquifere. Un danno enorme che ha reso l’acqua da bene essenziale pubblico, un rifiuto pericoloso per i cittadini. Senza dimenticare le vittime di amianto a Ferrandina, le barre di uranio a Rotondella o l’eolico selvaggio.

E’ giunto il momento di prenderci cura della Basilicata, non può essere più considerata la discarica dell’Italia.

In particolare il territorio materano, come quello vicino pugliese, non può in alcun modo compromettere una strategia e visione politica avviata già da tempo che punta ad un turismo sostenibile, rurale, rispettoso del territorio, con un paesaggio ancora incontaminato, che intende considerare il territorio come il legante di nuovo rapporto paritetico e rispettoso tra natura e uomo, tra visitatore-viaggiatore e luoghi. Da questa visione che non è solo turistica ma di sviluppo e lavoro, non si torna più indietro. Quindi questo, per sua conformazione peculiare e per la sua fragilità estetica, non può in alcun modo essere un sito idoneo allo stoccaggio.

Matera, Valle d’Itria, il Parco dell’Alta Murgia sono luoghi incantevoli dove col turismo sostenibile intendiamo agire in armonia con l’ambiente, con la comunità e le culture locali, in modo tale che essi siano i beneficiari e non le vittime dello sviluppo. Intendiamo applicare e praticare scelte che non compromettano l’ambiente e il paesaggio, ma nemmeno la percezione di un paesaggio incontaminato sul quale ci giochiamo la sfida del nostro futuro. Economia, Etica e Ambiente sono i principi fondamentali su cui si basa il turismo sostenibile, responsabile e consapevole. Ma non può esserci un turismo sostenibile in un territorio non riconoscibile come autoctono. Tutto ciò significa vanificare i nostri sforzi e la nostra visione strategica di turismo e sviluppo del territorio.

Sono convinto che tutto ciò emergerà da quel confronto con le le associazioni, gli enti locali, gli enti di ricerca e i cittadini. Sono già in contatto con altri sindaci delle città vicine, è una questione che va oltre i colori politici ma che intendiamo affrontare con vigorosa perseveranza, producendo motivazioni con le quali ci rapporteremo al Governo approfittando di questo percorso di confronto avviato lontanissimo dalla scelta imposta del 2003.

Stiamo a tal proposito predisponendo un ordine del giorno da discutere urgentemente in consiglio comunale a Matera. Riteniamo indispensabile che il consiglio comunale si esprima nella sua interezza contro l’ipotesi di deposito nucleare nazionale nel nostro comune.

Non dobbiamo al contempo lasciarci andare alla semplice propaganda politica, il mio appello che faccio alle altre forze politiche è proprio quello di non perseguire protagonismo politico. Il nostro ruolo dovrebbe rimanere trincerato nei confini della ragionevolezza e del confronto politico, questo percorso avviato non necessita in questa fase barricate, evitiamo di fomentare notizie false o semplicistiche, ma mettiamoci subito all’opera per produrre documenti che escludano l’ipotesi di un sito di stoccaggio nucleare sul nostro territorio.

Il sindaco di Matera

Domenico Bennardi