La storia del petrolio in Basilicata continua ad essere una follia ed è il vero freno allo sviluppo del territorio

Legambiente: "Tempa Rossa appartiene al '900. E' roba vecchia come il petrolio. Da Viggiano a Corleto 20 anni passati inutilmente tra incidenti, inquinamento e illegalità"

Ciò che sta avvenendo ormai da diversi mesi a Tempa Rossa presso il centro oli Total di Corleto Perticara è purtroppo l’ennesimo capitolo di una storia già ampiamente vista negli ultimi venti anni. E che pare aver insegnato davvero poco.

“Per questo – dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata – noi crediamo che per Tempa Rossa, come per tutta l’esperienza petrolifera lucana, sia giunto il momento di fare un ragionamento più complesso che vada oltre i rimpalli di responsabilità tra controllore e controllato, continuando ad inseguire senza soluzione di continuità i guasti, i malfunzionamenti e gli incidenti che da venti anni puntualmente si ripetono”.

“Ci chiediamo – continua Lanorte – se non sia giunto davvero il momento di chiedersi laicamente se ne vale davvero la pena, se realmente, innanzitutto, si ritiene che esistano le condizioni di sostenibilità per continuare o meno a sfruttare la risorsa petrolifera. E’ pertanto necessario fare una riflessione seria ed articolata per stabilire quali siano queste “condizioni di sostenibilità” tenendo presente che già ora i danni di immagine sono gravi e conclamati e considerando che la filiera petrolifera si è dimostrata in questi venti anni un freno per lo sviluppo del territorio oltre che a forte rischio illegalità come dimostrano le numerose indagini giudiziarie di questi anni, di cui a breve si conosceranno anche gli esiti”.

“Per quanto ci riguarda – sostiene ancora Lanorte – questo già basterebbe per dichiarare il fallimento dell’esperienza petrolifera in Basilicata, tuttavia a questo quadro già fosco si aggiungono i rischi, ormai non più solo percepiti come incombenti, per la salute e le risorse naturali. Già oggi quindi fatichiamo a riconoscere quelle ‘condizioni di sostenibilità’ anche perché dubitiamo che le compagnie petrolifere vogliano (o possano) mettere in campo garanzie tecnologiche credibili”.

“Noi constatiamo che – dice Lanorte – il petrolio oggi come negli ultimi venti anni continua ad essere considerato da gran parte del mondo politico ed economico di questa Regione, una “risorsa” se non una “ricchezza” per la Basilicata. Soprattutto non viene posta in dubbio la compatibilità delle attività estrattive con ambiente, salute e sviluppo socio-economico. Viene altresì ribadita fiducia piena nella possibilità di garantire le condizioni di sostenibilità per continuare a sfruttare la risorsa petrolifera. Al momento queste posizioni appaiono viziate da un approccio ideologico che non trova riscontro nella realtà degli ultimi venti anni, un ventennio, lo ribadiamo, a tinte fosche e per nulla trasparente, caratterizzato da uno sfruttamento indiscriminato del territorio senza un’opera chiara di verifica da parte del pubblico. Le compagnie petrolifere continuano ad estrarre petrolio senza empatia con i territori, portando un’apparente ricchezza e approfittando dell’ingenuità della comunità, evidenziando livelli di approssimazione, incuria e disprezzo per il pubblico interesse alla salute e all’integrità dell’ambiente, preoccupanti e inaccettabili”.

“Nelle vicende legate a Total e Tempa Rossa – sostiene ancora Lanorte – in particolare nell’ultimo anno, sembra di rivedere un brutto film già visto. Prima abbiamo assistito alla misteriosa scomparsa del famigerato “Scenario Temparossa”, la baseline ambientale e socio territoriale dell’area mineraria, che avrebbe dovuto fornire il cosiddetto “punto zero” che, come per la Val d’Agri, a questo punto probabilmente non conosceremo più; poi le questioni occupazionali con la riproposizione del modello classico di sottosviluppo fatto di precarizzazione permanente e dequalificazione del mondo del lavoro locale; infine le fiammate, i guasti, il rumore, gli odori sgradevoli, i parametri di qualità dell’aria che schizzano in alto oltre i limiti di legge, le diffide e le solite rassicurazioni. Tutto come da copione: altri protagonisti, stessa trama”.

“La situazione che abbiamo sotto gli occhi- conclude Lanorte – è l’ennesima prova che la Basilicata ha un urgente bisogno di recuperare il tempo perduto sul fronte dei controlli, della sicurezza e delle bonifiche, costruendo un moderno sistema di monitoraggio, controllo e ripristino ambientale ed adottando organicamente strumenti di valutazione e prevenzione. Un sistema accompagnato da regole e procedure certe e gestito dalla mano pubblica in grado di dettare la linea a prescindere dai forti interessi economici in gioco. Se le condizioni di sostenibilità fornite da tale sistema, integrato con l’adozione delle migliori tecnologie disponibili da parte delle compagnie petrolifere, non verranno garantite, riteniamo che bisognerà ipotizzare l’opzione zero in relazione al proseguimento dello sfruttamento petrolifero in Basilicata. Ma questo comunque non basta, perchè gli aspetti legati a salute e sicurezza sono solo una parte della questione petrolifera regionale. Qui è in discussione il futuro di intere aree territoriali della Basilicata e il punto per noi imprescindibile è che ogni idea di sviluppo per queste aree non può comunque continuare ad essere imperniato sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e che, quindi, la costruzione di scenari di riconversione produttiva “oltre” il petrolio sono ineludibili. Tali scenari però vanno determinati subito, con una grande iniziativa economica e culturale sotto la regia della Regione Basilicata e il coinvolgimento, oltre che delle compagnie petrolifere, che ci auguriamo sempre più lontane dal fossile, di portatori di interesse locali, comuni, imprese, mondo della ricerca”.