Il dolore di Angela: mia madre morta in ospedale e nessuno ci ha avvisati

Maria, entrata al San Carlo di Potenza negativa al covid, contrae il virus in ospedale, e dopo essersi negativizzata muore senza che per ore nessuno avverta la famiglia

“Non posso accettare la negligenza con cui è stata trattata sia mia madre che noi familiari. Al di là della morte in sé, è come sono avvenuti i fatti a lasciarci sgomenti”. La voce di Angela viene spezzata dal pianto, quando pensa a come è morta sua madre all’ospedale San Carlo di Potenza e al modo in cui sono venuti a conoscenza della tragica notizia.

13 dicembre: ictus e trasferimento a Potenza. Partiamo dall’inizio. Il 13 dicembre la mamma di Angela, Maria, 78enne di Genzano di Lucania, viene portata con il 118 al S. Carlo di Potenza a causa di un ictus. “Era il primo pomeriggio, le si è bloccata la parte destra  del corpo e aveva problemi a parlare”, spiega Angela, una dei suoi 4 figli, che aggiunge: “E’ stata quella l’ultima volta che l’abbiamo vista, e pensare che lei non ci voleva neanche andare in ospedale…”

Covid preso in ospedale”. In ospedale come precisa Angela, sua madre viene ricoverata in Neurologia, dopo l’esecuzione del tampone che darà “esito negativo”. Impossibile visitarla, ovviamente, per i parenti, che possono però sincerarsi del suo stato di salute dalle 13 alle 16. “Ci dicevano che le condizioni erano stazionarie, che non era grave – chiarisce la donna – e noi eravamo relativamente tranquilli”. Al punto che il giorno 21 “ci hanno fatto sapere che si poteva optare per un trasferimento in un centro di riabilitazione, come Acerenza, però avremmo dovuto provvedere noi a reperire l’ambulanza per trasferirla”.

22 dicembre: “sua madre è positiva” Il giorno 22 le cose cambiano in fretta. “Un dottore ci avvisa che mia madre è risultata positiva”, racconta tra le lacrime Angela. Una doccia gelata. “Ma come positiva, com’è possibile – si chiede – se era entrata negativa in reparto?” Maria viene trasferita in Pneumologia Covid e questo è l’ultimo reparto che conoscerà da viva. “Eppure ci dicevano che reagiva bene – aggiunge Angela – che nel giro di qualche giorno si sarebbe negativizzata e che non aveva problemi di ossigeno”. Preoccupava, però questa “positività” non presente all’ingresso in ospedale.

31 dicembre: tampone negativo. “La negatività di mamma ci è stata comunicata il giorno 1 gennaio, mentre sia dalle informazioni del sindaco di Genzano sui sia dalla piattaforma, già il giorno 31 era risultata negativa al tampone di verifica”, dice Angela, che a Capodanno si era comunque rincuorata a sentire quelle parole nella consueta telefonata quotidiana coi medici. “Si trattava di capire a quel punto in quale reparto trasferirla e si faceva strada anche l’ipotesi di un trasferimento in struttura di riabilitazione”, aggiunge. Ma è ora che accade l’assurdo.

“Sua madre è morta alle 4:30: non vi hanno avvisati?” Il giorno 2 gennaio alle 14 la telefonata con il reparto assume toni drammatici. “Abbiamo chiesto come stava mamma”, ripete Angela, che ancora fatica a crederci. E qui accade ciò che non dovrebbe mai accadere in un ospedale. “Sua madre è morta alle 4:30 di stanotte: non vi hanno avvisati?” A parlare dall’altro capo del telefono una voce femminile. A distanza di 10 ore dalla morte nessuno aveva avvisato i parenti. “E’ questo il momento che più ci ha scioccati e feriti”, si apre Angela. “E’ in questi momenti che ti senti abbandonato, ignorato, trattato come un oggetto nella tua sfera affettiva e privata”.

In obitorio tra i morti Covid. La sera del 2 gennaio Angela si reca coi familiari all’obitorio. Tanta rabbia. “Ovviamente non si poteva entrare– afferma – Ma parlando col medico legale anche lui si era meravigliato che a distanza di ore nessuno si era fatto vivo tra i parenti di quella vittima chiusa in un sacco nero e trattata come morta Covid”. Nel referto c’è scritto “morta per crisi respiratoria”, aggiunge con un filo di voce Angela. “La morte ci poteva anche stare, mamma aveva avuto un ictus, ma il modo in cui è morta, la positività contratta in ospedale e il come ci è stato comunicato, segnalano una negligenza difficile da accettare”, conclude la donna che ricade in un pianto senza conforto.

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