Quantcast

L’anziano medico che cura i malati covid e “sogna” la sua Lucania

Antonio Martino primario di 80 anni, originario di Ripacandida, ha risposto "presente" alla chiamata da volontario per combattere la pandemia

Padre, nonno e medico ancora in trincea, da poco anche “volontario” tra i pazienti covid. Antonio Martino, primario 80enne originario di Ripacandida e campano di adozione, è devoto al suo lavoro quanto al suo paese natìo che “sogna ad occhi aperti” nei periodi in cui non può farvi ritorno.

Si è medici per sempre. Quando nel 2007 dall’ospedale Cardarelli poteva andare in pensione dopo una brillante carriera da primario di chirurgia, gli è stata conferita la nomina di primario “emerito”. “Ho continuato ad avere una collaborazione scientifica e cultuale col mio ospedale”, spiega Martino. Già, perché “quando si fa questo mestiere, proprio come il giuramento, dura per sempre”. Ma non bastava. Di lasciare bisturi e corsie non se ne parlava. Da allora opera all’ospedale Grimaldi di San Giorgio a Cremano, dove è responsabile del reparto di chirurgia. La clinica, convenzionata con la Regione Campania, a ottobre ha accolto alcuni pazienti covid ed è qui che probabilmente, a fine ottobre, ha contratto l’infezione. “Sì, ma ho avuto pochi sintomi e li ho curati in casa, dove abito, a Portici”, spiega, senza scomporsi. E c’è di più.

La chiamata da medico “volontario” nei reparti covid. Mentre a causa del virus era costretto alla quarantena in casa, a novembre, dalla Protezione civile arrivava l’accorato appello per medici “volontari” da destinare ai reparti campani in sofferenza e in piena seconda ondata. E avendo anche le specializzazioni in “pneumologia e pronto soccorso”, Martino si è lanciato di nuovo. In tanti, più giovani, non hanno risposto alla chiamata. Lui invece non ci ha pensato due volte. Ha fatto richiesta “per spirito di servizio” e a metà dicembre è stato chiamato al Covid Hospital di Maddaloni (Caserta). Il dottore, da tre anni vedovo, all’inizio neanche ai suoi 5 figli aveva detto della nuova battaglia professionale intrapresa. “Sono venuti a saperlo da altri medici e colleghi in servizio”, spiega. Così, con le sue infinite energie, in settimana opera alla clinica Grimaldi (San Giorgio a Cremano) e nei “festivi” fa il “volontario” tra i reparti covid, a Maddaloni.

E’ bello imparare dai colleghi più giovani”. In questa sua nuova esperienza sta a contatto con colleghi giovani, con ex allievi da cui sta “apprendendo” tanto. “La scienza e la medicina vanno avanti – sottolinea – e mai come in questa fase di pandemia c’è tanto da imparare. E’ ciò che sto facendo con umiltà, come un umile servo della vigna”. Il tono è pacato. Scalerebbe montagne un passo alla volta, per la saggezza e la calma che trasmette. “Certo che ho paura quando devo entrare nei raparti Covid – spiega – ma è un sacrificio stimolante e qualificante”. Martino attende, come gli addetti ai lavori, il vaccino. “Sto aspettando – chiarisce – il vaccino lo farò con lo stesso spirito di servizio con cui ho fatto tutto il resto in questi anni”.

Sogno Ripacandida, i vicoli, gli ulivi” “Perché non parliamo della Basilicata”, è la richiesta spiazzante del primario dopo mezz’ora di conversazione al telefono. Certo, parliamone pure. E lì pare di sfogliare un album di fotografie impresse nella memoria. Infatti si apre così: “Quando non sono al lavoro, quando mi rilasso ad occhi aperti, vedo i vicoli di Ripacandida. E vedo gli alberi, gli ulivi”. Immagini vivide. Quando non ci può tornare, come in questa fase, soffre. “Anche di notte la sogno ad occhi aperti”. Vive e lavora in Campania, ma la memoria, di questo instancabile primario, è come divisa in due. “La residenza – confessa – ce l’ho a Ripacandida”. E “ora mi scusi – conclude – ma mi chiama la dottoressa, devo riattaccare. Ci risentiamo”.