Lotta alla mafia, gli studenti del Gasparrini di Melfi incontrano i magistrati Ayala e Tartaglia Polcini

Nell'Aula magna virtuale della scuola si è affrontano il tema dell'impegno dello Stato e della associazioni nel contrasto ai clan

Raccontare alle giovani generazioni l’impegno dello Stato e delle associazioni contro le mafie, attraverso il riutilizzo sociale dei beni confiscati ma, soprattutto, promuovere la cultura della legalità.

Il 22 gennaio, nell’Aula Magna virtuale della scuola, accolti dal Dirigente Scolastico Carlo Massaro, e coordinati dal professor De Rosa, i magistrati Giovanni Tartaglia Polcini, docente di Diritto e Legislazione antimafia, e Giuseppe Ayala, sostituto procuratore della Repubblica, a lungo componente del pool antimafia, hanno incontrato gli studenti dei Settori Economico e Tecnologico dell’IIS Gasparrini di Melfi. Un incontro promosso e organizzato dallo storico Istituto Tecnico all’interno dei percorsi di Educazione Civica, al quale hanno preso parte anche la Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Debora Infante, che ha aperto e chiuso i lavori, il Prefetto Bruno Corda, Direttore dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati alle mafie (ANBSC) e il Presidente della Fondazione Interesse Uomo, già vicepresidente di Libera, Don Marcello Cozzi.

Le figure di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino nell’intervento del dott. Tartaglia, “sono emblemi di un impegno che si è spinto fino all’estremo sacrificio. Martiri civili per l’intera umanità, pronti ad offrire se stessi e la propria vita per il bene più prezioso, la tutela dei valori etici”.

Il ricordo fraterno di Falcone e Borsellino ha guidato anche le parole del dott. Ayala e ha commosso gli studenti in ascolto. “Non sono stati degli eroi: erano degli Uomini che avevano delle idee e credevano in quello che facevano. Il modello che hanno lasciato alla nostra memoria, che io ho il dovere di rendere vivo, è quello di come si possa essere Uomini, con la maiuscola, senza bisogno di essere eroi”.

Il dott. Corda e don Cozzi hanno sottolineato come non solo la mafia possa essere sconfitta, ma come dal male possa nascere qualcosa di buono per la collettività. Numerosi gli esempi di come i beni sottratti alla criminalità, anche nel territorio lucano, siano diventati patrimonio sociale.

“Cominciare dalla scuola – ha concluso la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Infante, dopo le numerose domande dei ragazzi – partire dal rispetto delle regole e dei principi. È importante gettare sin da subito il seme della legalità con lo studio dell’Educazione Civica, in ogni ordine di scuola”. Anche perché “come italiani -per usare le parole del dott. Tartaglia Polcini- noi siamo portatori di questi valori e abbiamo il dovere di disseminarli nelle nostre relazioni”.