Pci, a 100 anni dalla nascita bisogna valorizzare la memoria delle forze democratiche, politiche e sindacali lucane

L'appello di Simonetti

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Il 21 febbraio del 1921 nasceva a Livorno il Partito Comunista Italiano. Un avvenimento che avrebbe condizionato la storia del movimento operaio in particolare nel novecento. A distanza di tanti anni è importante segnalare l’esigenza di salvaguardare e valorizzare le pratiche politiche, il ruolo e l’incidenza del Pci soprattutto nel Mezzogiorno ed in Basilicata con vittorie, sconfitte e lotte per il lavoro, la democrazia e l’emancipazione che hanno alimentato e prodotto migliori condizioni di vita di milioni di persone.

Emanuele Macaluso, scomparso in questi giorni, ricordava che “è stato importante liberare dalla miseria e dallo sfruttamento tante masse di popolo e di lavoratori specialmente dopo il ventennio fascista e la disastrosa guerra”.

Dall’occupazione delle terre, alla lotta per l’irrigazione, la casa, l’alfabetizzazione e l’ industrializzazione è maturato il movimento per la rinascita del Mezzogiorno, l’unità degli operai e contadini in un quadro unitario Nord/Sud.

Nel centenario della nascita del Pci, che ha contribuito alla lotta antifascista ed alla costruzione del Stato democratico, diventa urgente lavorare per la costituzione di un centro studi e documentazione che raccolga tutti i materiali sparsi in varie sedi delle forze politiche democratiche e del movimento operaio.

Valorizzare la memoria ed i percorsi, specialmente dal dopoguerra ad oggi, diventa essenziale per comprendere le modificazioni avvenute e l’azione politica espressa non solo per la ricerca e gli studi. Conoscere il passato per costruire un diverso futuro: ecco uno degli obiettivi della proposta con l’uso del sito destinato a nuova aula del Consiglio Regionale rimasta inutilizzata dal 2005.

L’iniziativa porterebbe al recupero anche degli archivi della Regione, al rilancio della Deputazione di Storia Patria, della Facoltà di Storia e dell’Archivio di Stato di Potenza che da tempo è senza spazi. Il Centro potrebbe diventare anche fonte di lavoro per archivisti e operatori culturali”.

Pietro Simonetti

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