Soldi in cambio di protezione giudiziaria: così il procuratore capo di Potenza ha fatto arrestare il giudice corrotto

Dalla complessa operazione coordinata dalla Procura lucana emergono dettagli inquietanti: il magistrato finito in carcere avrebbe preteso danaro dai genitori di una 23enne morta in incidente e da quelli di un bambino nato con traumi permanenti

Corruzione e incarichi agli amici. Fallimenti e cause civili pilotati. Estorsione di denaro a genitori di una 23enne morta in un incidente e a quelli di un bambino nato con traumi permanenti per colpa medica. E’ un’indagine complessa quella, che nella mattinata di oggi, ha portato all’arresto di 6 persone, tra cui un giudice del tribunale di Brindisi, accusate a vario titolo di estorsione, corruzione passiva in atti giudiziari, corruzione attiva, associazione per delinquere, riciclaggio, auto riciclaggio ed emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Indagate in totale 21 persone tra cui altri due magistrati: Francesco Giliberti e Giuseppe Marseglia.

Gli arrestati. L’operazione coordinata dal procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio, è stata condotta dalla Guardia di Finanza brindisina che ha notificato l’ordinanza di custodia cautelare a Gianmarco Galiano, giudice civile presso la Sezione Contenzioso del Tribunale di Brindisi, Oreste Pepe Milizia commercialista di Francavilla Fontana, Massimo Bianco amministratore di Soavegel, con sede a Francavilla Fontana, operante nel settore della produzione e vendita all’ingrosso di prodotti alimentari, Annalisa Formosi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Brindisi, Federica Spina, avvocato, e Francesco Bianco, avvocato.

Secondo quanto emerge dalle indagini, il giudice avrebbe abusato delle sue funzioni giudiziarie svolte presso il Tribunale Civile di Brindisi facendone in alcuni casi moneta di scambio o strumento di indebita pressione — coinvolgendo, in parte delle sue illecite attività, imprenditori e liberi professionisti che ricevevano nomine e incarichi disposti dal medesimo giudice nell’esercizio delle sue funzioni nelle sezioni civile o fallimentare del Tribunale.

L’alto tenore di vita del giudice. Le indagini, attraverso minuziosi accertamenti di polizia economico-finanziaria svolti dalla Guardia di Finanza, anche presso Istituti Bancari, hanno fatto emergere rilevanti movimentazioni di denaro per centinaia di migliaia di euro in entrata sui conti correnti nella disponibilità di Galiano, nonché cospicui investimenti dello stesso in diverse attività economiche fra cui l’acquisto di una masseria. Il giudice aveva un tenore di vita assai elevato che appariva sproporzionato rispetto alle sue entrate ufficiali risultando altresì dedito ad attività economiche quali la conduzione di imprese agricole ed agrituristiche, gestione di attività di bed and breakfast, che aveva avviato in seguito e nel corso della sua attività giudiziaria e degli illeciti a lui contestati.

Soldi dai genitori di una 23enne morta in incidente e da quelli di un bambino nato con traumi. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di dimostrare a livello di gravità indiziaria che tali rilevanti entrate erano riconducibili a dazioni da parte di soggetti che avevano preso parte a procedimenti civili innanzi al Tribunale di Brindisi. In particolare alcuni accrediti risultavano provenire, attraverso complesse operazioni bancarie, dalle somme erogate a titolo di risarcimento danni riconosciuti da compagnie assicurative all’esito di alcuni incidenti.

Nel 2007 era deceduta una ragazza di 23 anni a seguito di incidente stradale, all’esito del contenzioso civile promosso dai genitori della giovane nei confronti della compagnia assicurativa, era stato riconosciuto un risarcimento pari a circa 1,1 milioni di euro, di cui 300 mila erano giunti nella disponibilità del giudice attraverso il conto intestato alla suocera, indagata per riciclaggio. 

Nel 2011 un bambino era nato con traumi permanenti causati da colpa medica: all’esito del contenzioso civile promosso dai genitori del piccolo contro la compagnia assicurativa, era stato riconosciuto un risarcimento pari a circa 2 milioni di euro, di cui 150 mila erano stati estorti dal giudice, transitando, anche in questo caso, dai conti correnti della suocera.

Soldi anche alla moglie. Attraverso condotte che, la procura prima e il gip dopo hanno ritenuto corruttive ed estorsive, il giudice Galiano con minacce, o in cambio del buon esito delle cause risarcitorie, si sarebbe fatto erogare indebite somme di denaro. In tali procedure tra l’altro, risultava nominata l’ex moglie Federica Spina quale legale patrocinante, anche lei raggiunta da misura cautelare con gli addebiti di estorsione, corruzione ed altro. 

Protezione giudiziaria in cambio di denaro. Nel caso del bambino nato con traumi permanenti, secondo i magistrati che hanno indagato, le somme di denaro incassate da Galiano sarebbero state ottenute ottenute con la minaccia di sottrarre la potestà sul figlio, nei confronti di genitori che avevano un bambino gravemente disabile. Nel caso della 23enne morta in un incidente stradale non solo il giudice avrebbe ottenuto le somme di danaro in cambio della “protezione giudiziaria” da lui assicurata, ma avrebbe ottenuto anche che sua moglie fosse nominata dai corruttori quale erede testamentaria.

I soldi dagli imprenditori. Approfondimenti investigativi sono stati poi effettuati su 220 mila euro che l’imprenditore Massimo Bianco, per mezzo della sua azienda “Soavegel” avrebbe concesso al dottor Galiano (quale corrispettivo della protezione giudiziaria da questi assicurata) sotto forma di quelle che, sulla base di gravi indizi, si è ritenuto essere sponsorizzazioni “fittizie” o “gonfiate” che Soavegel assicurava ad associazioni sportive (create ad arte da Galiano e Pepe Milizia) che gestivano (solo sulla carta) un veliero di proprietà del giudice (ma, fittiziamente nella disponibilità di tali associazioni) che in sostanza, non solo, consentivano a Galiano di utilizzare e godersi l’imbarcazione senza oneri a proprio carico, ma che di fatto rappresentavano una ulteriore entrata per il magistrato. Tali erogazioni dell’industriale al giudice rappresentavano la contropartita di una tutela giudiziaria assicurata dal giudice all’imprenditore che aveva, sia attraverso le sue imprese che attraverso suoi congiunti, numerosi procedimenti civili pendenti innanzi al Tribunale di Brindisi.

L’intera vicenda processuale ha preso origine da alcune perquisizioni, effettuate dalle fiamme gialle brindisine nell’ambito di un altro procedimento, nello studio di Pepe Milizia, durante le quali veniva sottoposta a sequestro numerosa documentazione cartacea e digitale. Dalle indagini era stato possibile appurare che Milizia si era prestato a predisporre, per conto di Galiano, le motivazioni di sentenze pronunciate in esito a processi tributari nell’ambito dei quali il professionista ricopriva l’incarico di Giudice presso la “Commissione Tributaria Regionale Puglia”

L’associazione a delinquere. La Procura ha contestato al giudice arrestato e al commercialista Pepe Milizia, nonché ad altri professionisti brindisini che prestavano spesso la loro opera presso il Tribunale di Brindisi anche il reato di associazione per delinquere finalizzato al mercimonio degli incarichi e dei provvedimenti giudiziari, sodalizio nel cui ambito, da una parte il Galiano distribuiva incarichi ai suoi amici professionisti e, dall’altra, questi ultimi si prestavano ad agevolare lo stesso Galiano nelle sue diverse attività di occultamento/reinvestimento di proventi illeciti. Galiano poi avrebbe affidato, alla ristretta cerchia di amici e sodali, numerosi e remunerativi incarichi professionali (per circa 400 mila euro complessivi quelli individuati).

Oltre ai provvedimenti cautelari, il Gip di Potenza ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro e beni per un valore complessivo di circa 1,2 mln di euro.