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Basilicata immobilizzata nell’illusione del cambiamento

La doppia faccia pubblica e privata di chi fa uso personale del potere. Tra “quelli di prima” e “quelli di oggi” ci sono Quelli di sempre

Diciamolo, certa sinistra lucana, o meglio taluni portatori di bandiera dei partiti di sinistra, da tempo hanno assunto un comportamento pubblico che ha contribuito alla disfatta, negli ultimi due decenni almeno, del cosiddetto “Partito Regione” e dei suoi satelliti d’affari.  Lo hanno fatto dapprima con quell’approccio “antipatico” di superiorità culturale per cui tutti gli altri non allineati o erano ignoranti o erano cattivi. E poi con la doppia morale o, se volete, la doppia faccia: quella pubblica e quella fuori la scena.

In pubblico paladini della democrazia, mentre dietro le quinte il potere era nelle mani degli azionisti principali: quelli con più tessere e più voti, capaci o incapaci che fossero. In pubblico sostenitori della legalità e della trasparenza, nelle stanze chiuse del potere e delle istituzioni, invece, si trattavano nomine, carriere, concorsi, appalti, candidati ed eletti prima del voto. In pubblico paroloni sull’uguaglianza delle opportunità, in privato ognuno pretendeva il suo posto negli enti pubblici, la sua sedia nelle partecipate, a prescindere dalle competenze e dallo spessore professionale. In pubblico la denuncia del sistema clientelare e delle raccomandazioni, dietro le quinte la spartizione delle prebende. Persino una certa schiera di cosiddetti intellettuali e giornalisti è cresciuta all’ombra di quella grande abbuffata di arroganza, egoismo politico, potere finalizzato a consolidare interessi particolari.

Il presunto suprematismo culturale, la doppia morale, gli atteggiamenti di disprezzo verso la gente umile, hanno caratterizzato la presenza del centro sinistra, ma anche della sinistra oltre i Ds e il Pd – Rifondazione Comunista, per esempio – nelle istituzioni lucane.  In quegli anni abbiamo conosciuto la vera natura e il carattere di certi uomini politici per causa della gestione del potere nelle loro mani.

Quella stagione ha educato all’uso personale della politica decine e centinaia di aspiranti al potere. Pronti a cambiare casacca, a saltare sul carro del vincitore, a spostarsi da sinistra (quale sinistra?) a destra in nome di inesistenti ideali. È accaduto, in parte, con le elezioni regionali del marzo 2019.

In questi lunghi mesi da quel voto, con l’avvento al governo regionale di un centrodestra capeggiato dalla Lega di Salvini, la storia continua. Strappate le pagine del suprematismo culturale, oggettivamente impraticabile, è rimasto intatto tutto il resto: doppia morale, doppia faccia, con qualche protagonista esordiente da un lato e con i soliti vecchi protagonisti dall’altro. I nuovi vetusti protagonisti gestiscono il potere allo stesso modo, con qualche fatica in più e con qualche soverchia esposizione alla satira. Abbiamo cambiato il colore alla cornice ma il quadro rimane immutato. Ci si attarda, in un certo dibattito alquanto ridicolo, nella dicotomia “quelli di oggi” e “quelli di prima”. Cari lettori esistono “Quelli” e basta. E tra quelli e basta c’è un’altra categoria di personaggi che rappresenta un pericolo costante: i “gattovolpisti “, cioè coloro che lottano ogni giorno con la lingua penzolante per qualche briciola di potere. Potremo trovarceli, come già accaduto in passato, nel quadro della cornice che cambia colore. E allora saranno guai più grossi. Intanto, qualcosa si potrebbe fare e ce lo dice Stanislaw Lec: “la lotta per il potere va condotta contro di esso.”