Che delusione il discorso di Draghi sulla scuola

"Il nuovo presidente del Consiglio del ministri ha una visione a dir poco miope"

Il nuovo Presidente del Consiglio ha sulla scuola una visione a dir poco miope e non ha trovato nulla di meglio che sostenere quanto si va cianciando da qualche giorno: la disastrosa situazione scolastica è colpa delle ore di didattica perse, soprattutto al sud (e poteva essere altrimenti?). Il rimedio quindi è un allungamento del calendario scolastico e delle fasce orarie di lezione. Poi accenni vuoti ad “un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie” e all’esigenza di “coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo”, specificatamente per gli istituti tecnici, ed infine la solita tiritera sulla formazione. Ecco tutto.

Ma chi parla di istruzione ha mai visitato una scuola? Si è reso conto dello spazio che spetta ad ogni alunno, delle attrezzature di cui si dispone? Sa che sono ambienti per nulla confortevoli che già a maggio si trasformano in serre?

Chi parla di istruzione conosce gli enormi sforzi fatti in questo anno dalla gran parte del personale scolastico per rispondere alla sfida della didattica a distanza, nonostante la carenza della rete digitale? Sa delle ore trascorse davanti ad un computer per preparare slide, correggere files inviati in mille modi dagli alunni, rispondere in chat ad ognuno?

È troppo facile ora additare gli insegnanti come la categoria che prende lo stipendio stando a casa senza fare nulla. È un atteggiamento che potevo attendermi da qualche politico di poco conto, pronto a cavalcare il malcontento per fini elettorali e per coprire le proprie colpe, ma non me lo aspettavo da Super Mario, da tutti invocato per risollevare l’Italia.

Non crede, caro Presidente, che sia il caso di pensare a classi con un numero adeguato di studenti (quindici massimo venti per classe) in modo da seguirli con puntualità nel loro percorso culturale? E non crede che sia meglio farli crescere in ambienti accoglienti, dotati di strumentazione idonea e guidati da figure competenti? Infine non crede che sia il caso di chiarire che la scuola debba insegnare e smettere di fare solo assistenza sociale?

Ecco, questi erano i temi che pensavo di sentire dal nuovo e tanto osannato Presidente, ma niente: anche questa volta la scuola è merce di scambio.

Prof. Lucio Saggese