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Crisi di Governo. Mario 2 la vendetta, la politica commissariata dai poteri forti

Occorre avviare una fase costituente per rifondare in un unico partito di sinistra il vasto arco di forze progressiste, democratiche ed ambientaliste, che si riconoscono nei valori fondanti della Repubblica

Mario 2 la vendetta. Mario 1 fu Monti ed è stato lacrime e sangue per gli italiani. Paradossalmente il successo di Draghi, uno dei massimi emblemi delle istituzioni europee, è legato al sostegno o meno dei sovranisti antieuropei. L’azione demolitrice dello sfasciacarrozze fiorentino è risultata efficace perché è stato fronteggiato da uno stuolo di dilettanti allo sbaraglio che, ai tempi del Pci e della Dc, non avrebbero potuto fare neanche i segretari di sezione ed ha potuto avvalersi di sue quinte colonne rimaste infiltrate nel Pd.

L’errore letale di Conte, oltre alla velleitaria ed infruttuosa ricerca di sedicenti “responsabili”, sono state le dimissioni, che non erano obbligatorie avendo recentemente ricevuto la fiducia da entrambi i rami del Parlamento. Per superare l’ostacolo del voto al Senato sulla relazione “Giustizia” avrebbe potuto presentare un decreto che anticipasse la riforma della giustizia oppure, in nome della ragion di Stato, far dimettere Bonafede.

Mi permetto di dissentire dal coro osannante la saggezza di Mattarella che, nella sostanza, ha adottato il medesimo metodo di commissariamento sostanziale della politica da parte dei poteri forti utilizzato da Napolitano nel 2011 nel conferire l’incarico di premier a Monti.

Il Presidente della Repubblica, prassi e Costituzione alla mano, avrebbe potuto rinviare il Governo Conte alle Camere per la verifica della sussistenza del rapporto fiduciario in entrambi i rami del Parlamento. Solo successivamente all’eventuale fallimento di questo passaggio istituzionale avrebbe potuto legittimamente conferire l’incarico al tranquillizzatore dei mercati e delle istituzioni europee.

Nella poco edificante vicenda della crisi di governo, che ha intaccato irrimediabilmente la credibilità della politica, si sono verificate anche censurabili sgrammaticature lesive del decoro degli ambienti istituzionali da parte di neofiti della politica che, nell’occasione, hanno mostrato scarso senso delle istituzioni e carenza di cultura di governo.

Il Presidente del Consiglio ha “trattato” con aspiranti “costruttori” nella solenne sede di Palazzo Chigi anziché in qualche bar o scantinato ed il Presidente della Camera, smettendo i panni del suo ruolo super partes, ha scantonato dal mandato esplorativo mettendosi a “trattare” il programma di governo nella solenne sede di Montecitorio.

A questo punto, Lenin avrebbe detto “Che fare?”. La strada maestra sarebbe ridare la parola al popolo ed assegnare a ciascuna forza politica la rappresentatività reale dei consensi che ha nel Paese e non quella sovradimensionata di cui attualmente talune forze (quelle che maggiormente hanno duellato in questa penosa vicenda) dispongono in Parlamento. Se ciò non fosse possibile a causa dell’emergenza pandemica e della storica opportunità di definire gli interventi del Recovery Plan, senza correre il rischio che i miliardari finanziamenti vengano revocati, si converga su un programma di governo che fronteggi efficacemente la pandemia e dia risposte concrete alle aspettative ed alle esigenze dei cittadini, con particolare attenzione allo stato di sofferenza e di bisogno delle persone e dei ceti sociali maggiormente colpiti dai morsi della crisi economica e sociale in atto.

Nel frattempo, la politica, se vuole riconnettersi sentimentalmente con le reali esigenze popolari, deve cambiare pelle, fisionomia e dimensione. I soggetti politici esistenti sono del tutto insufficienti ad interpretare la nuova fase.

Occorre, pertanto, avviare una fase costituente per rifondare in un unico partito di sinistra il vasto arco di forze progressiste, democratiche ed ambientaliste, che si riconoscono nei valori fondanti della Repubblica e della sempre più attuale Costituzione Italiana, avviando un percorso di partecipazione popolare, improntato al dialogo ed all’ascolto, allo scopo di riattivare passione ed entusiasmo nei cittadini e di ricostruire il tessuto di una comunità politica lacerata che- se tornasse ad essere amalgamata, lasciandosi positivamente contaminare da energie intellettuali innovative e fresche- potrebbe nuovamente esprimere un orientamento maggioritario nel Paese.

Giovanni Petruzzi, presidente Associazione culturale “L’Alternativa”