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Cristina, “a Viggiano abbiamo il petrolio, ma non la civiltà: case senza fogne e al buio”

Il racconto di chi vive a ridosso del Centro Olio Eni

Viggiano è la capitale europea del petrolio, con 20 pozzi dell’Eni, una pioggia di milioni piovuti per anni nelle casse comunali, ma nel frattempo, a Contrada Le Vigne, accanto al Centro Oli, spesso l’odore acre spinge a star chiusi dentro casa e mancano i servizi essenziali, tra cui le fogne. “Sono anni che denunciamo, siamo stanchi”.

“Proprio nelle ultime settimane – racconta Cristina – per diversi giorni siamo stati costretti dentro casa, con i doppi infissi chiusi per scampare a quella puzza orrenda che proviene dal Centro Oli”. Lei, con la sua famiglia, è tra le poche rimaste a contrada Le Vigne, quartiere che si trova dirimpetto al Centro Oli (Cova), impianto dove avviene la desolforizzazione del greggio estratto dai 27 pozzi attivi nella val d’Agri.

Vent’anni di vel(eni). Sono decenni che Cristina vive qui. Ha visto nascere pozzi di estrazioni e quel comignolo con la lingua di fuoco, che è la torcia del Centro Oli. Ebbene, da allora ad oggi le scene si ripetono sempre uguali. “Convivere con un mostro del genere fuori il giardino di casa è sempre stato difficile. Le fiammate, l’aria irrespirabile, il rumore assordante che rompe i timpani”. E poi le rassicurazioni da parte dell’Eni e delle Istituzioni. Ma poi, in fondo, è cambiato ben poco. “Proprio nei giorni scorsi – ripete – una puzza terribile ti spingeva a barricarsi dentro casa”. Qualcuno ha chiamato i vigili. Ma anche in questo caso un copione già visto. Tutto si ripete. Ciclicamente.

“Oggi come allora ci manca la fogna e l’illuminazione pubblica” . Forse sono passati 10 anni da quando “una trasmissione radiofonica della Rai mi chiamò – ricorda Cristina – e io denunciai che qui non abbiamo neanche la fogna e l’illuminazione pubblica”. Dopo tanti anni “la situazione è rimasta la stessa di allora. Abbiamo ancora i vecchi pozzetti che di tanto in tanto vanno ripuliti, ma soprattutto non c’è nessuna illuminazione che serve il quartiere”. Di contrada Le Vigne, nel frattempo, è rimasto solo il nome. Le viti non le coltiva più nessuno “se non per diletto, lo stesso pure gli ulivi”. Già, l’inquinamento non raccomanda di coltivare prodotti agricoli. “Ormai ci siamo rassegnati – sottolinea una compassata Cristina – denunci, ti arrabbi, ma poi alla fine ti rendi conto che nulla cambia, finisci quasi per fartene una ragione. Qui siamo rimaste poche famiglie”. Ed è una voce, la loro, che non fa più rumore.

Avevamo un’associazione, Onda Rosa, ma ora… A Viggiano Cristina e tante altre amiche avevano fondato un’associazione, Onda Rosa, che partecipava alla discussioni su Eni, petrolio, inquinamento, vita sociale. Lentamente quella linfa è venuta meno. “Non so dirti qual è stato il momento in cui si è affievolito l’entusiasmo, forse a furia di parlare senza essere ascoltati, si perde la forza e la voglia”. Qualche anno fa Cristina aveva fatto anche una lista Civica voluta fortemente dal sindaco Cicala. “Ero candidata, non sono uscita per pochi voti – spiega – ma lo facevo proprio per far sentire la voce della nostra contrada, dimenticata e sottoposta alle angherie dell’Eni”. Il vento deve aver soffiato in un’altra direzione, almeno quello elettorale. Mentre il vento vero e proprio quando tira in questa direzione, continua a portare lo stesso fetore di uova marce. Si salvi chi può.

Tumori, malattie e nessuna indagine epidemiologica. “Nella mia famiglia – confessa la donna – posso dirti che mio marito, mio cognato, mio cugino sono stati colpiti da malattie tumorali”. Non solo. “Se ti fai un giro tra le famiglie che vivono o vivevano accanto al Centro Oli, vedi come in ognuna di loro ci sono almeno un paio di casi”. Non sembra affatto normale. E visti i rischi connessi agli impatti ambientali in un’area inquinata, ti aspetteresti delle approfondite indagini epidemiologiche. “Macché – ci contraddice Cristina – da me non è venuto nessuno. E non mi risulta che al di là degli annunci sia stato fatto uno studio scientifico sull’annosa questione”.