La libertà di stampa a convenienza: Il caso Gianni Rosa e la valanga di ipocrisie

Chi l’avrebbe mai detto che un giorno saremmo stati costretti a spezzare una lancia in favore di un politico sempre criticato sul nostro giornale?

Chi l’avrebbe mai detto che un giorno saremmo stati costretti a spezzare una lancia in favore di un politico che incarna l’attuale potere regionale, Gianni Rosa, con il quale non siamo mai teneri sul nostro giornale? Per la verità lo abbiamo fatto anche con Pittella, sempre criticato anche ferocemente dalla nostra testata, quando è stato colpito da un titolo di giornale assolutamente ingiusto e ingiustificato. Siamo fatti così.

Torniamo a Gianni Rosa. “Vittima” di un attacco ipocrita e strumentale da più parti dopo che, incautamente e masochisticamente, e certamente sbagliando (non si minacciano i giornalisti), si è avventurato in una risposta piccata a un giornalista che lo accusa di inciuci con la multinazionale Total. Aggiungiamo che oltre l’accusa l’articolista in questione si è lasciato andare a considerazioni colorite e ironiche sulla persona, più che sul ruolo che ricopre, scrivendo su un giornale che da mesi ha preso di mira l’assessore all’ Ambiente colpevole di disturbare certi affari.

Ebbene, tutti coloro che gridano allo scandalo, che urlano a tutela della libertà di stampa soltanto nei momenti in cui quella libertà non li colpisce direttamente, dovrebbero riflettere.

Quando ad essere colpito è un avversario politico, la libertà di stampa non si tocca. Al contrario, quella libertà diventa diffamazione, faziosità, pennivendoleria, quando ad essere colpito è un politico della parrocchia a cui si appartiene.

Accusare di inciucio un politico presuppone che chi scrive debba provare, dati e documenti alla mano, quell’accusa. E non ci risulta che il giornalista abbia provato alcunché. Quello che ci risulta, al contrario, è che, alla faccia della libertà di stampa, quell’articolista ha passeggiato tranquillamente e ben pagato nei corridoi del potere e del sistema di potere lucano. Dai tempi di Matusalemme, passando per De Filippo e poi per Pittella.

Quando un giornale o un giornalista accusano qualcuno di qualcosa hanno il dovere di provare. In caso contrario, si tratterebbe di gratuito attacco i cui scopi non appaiono giornalisticamente giustificati.