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La pandemia e la benda sul futuro: ragazze e ragazzi nel vortice dell’inganno

Giovani generazioni vittime dei traditori travestiti da educatori, genitori, amministratori, dirigenti e politici. L’elogio della menzogna e la morte dei valori

Da qualche parte, a scuola, costringono gli studenti a bendarsi gli occhi per timore che copino quando sono interrogati o fanno il compito a distanza. Un bel messaggio di fiducia verso i ragazzi. Scuola diffidente e nello stesso tempo ambigua, incoerente, ipocrita. Vediamo perché.

In un altro Istituto superiore Gino, uno studente modello, scopre che per risultare presente in classe anche quando si è in Dad, deve mentire. Deve, cioè spiegare che ha problemi di salute o fragilità. Se dice che quella mattina, turno di scuola in presenza, l’auto di famiglia per un guasto non è partita – è la verità –  e dunque per non perdere la lezione si è collegato in Dad, si becca una bella assenza. Nonostante sia stato interrogato dall’insegnante di inglese a distanza, Gino è assente, così impara la prossima volta a seguire il consiglio dell’insegnante: la menzogna paga, la verità ti mette nei guai. Ma Gino vuole andare a scuola, ne ha diritto e lo sente come un dovere.

In un’altra scuola, nonostante la possibilità di lezioni in presenza al 50%, in una classe si presenta soltanto Nicola. Tutti gli altri con escamotage diversi suggeriti dalla stessa scuola, sono a casa alle prese con “problemi di salute”. Gli insegnanti che dovrebbe essere in presenza, scomparsi nel nulla, mentre il ragazzo aspetta senza sapere che fare. Finalmente qualcuno si fa sentire con un messaggio su WhatsApp: sono i tre insegnanti scomparsi. Gli suggeriscono i metodi per evitare la presenza a scuola e stare a casa con la Dad. In pratica Nicola dovrebbe mentire, perché lui non si trova in nessuna delle condizioni che gli consentirebbero di restare a casa. Anche in questo caso i docenti, la scuola invitano alla menzogna, al sotterfugio, alla furbata. Ma Nicola, come Gino e tanti altri, vuole andare a scuola, ne ha diritto e lo sente come un dovere.

Per fortuna non tutta la scuola è così. Eppure, si tratta di alcuni episodi che rischiano di diventare emblematici.

In questi mesi di pandemia abbiamo ironizzato su tutto, dai banchi a rotelle alla didattica a distanza, allo smart working. Mentre un esercito di opportunisti e profittatori utilizzava l’incertezza generale come scusa per svincolarsi dai doveri civili e professionali.  Tuttavia, non ci siamo interrogati seriamente sugli effetti che questa crisi sanitaria e sociale ha provocato tra i giovanissimi: disorientamento, paure, isolamento, isteria, depressione. Una generazione di ragazze e ragazzi che rischia la mortificazione definitiva dei valori, del sentimento di libertà, dei principi della giustizia. Una generazione che rischia di perdere di vista il futuro, perché bendata e fatta girare, come nel gioco della mosca cieca, in una realtà manipolata dai traditori travestiti da educatori, genitori, amministratori, dirigenti, politici. In questi mesi qualcuno sta picconando i sogni dei ragazzi a colpi di sfiducia, di diffidenza, di insinuazioni, di cattiverie. Mettiamoci una mano sulla coscienza, oggi. Perché domani nessuno dei traditori avrà il diritto di gridare contro i ragazzacci maleducati, furbi, bugiardi e violenti. L’autorevolezza e la credibilità non si comprano al bazar delle banalità e dell’ipocrisia.