Lo zucchero su Draghi e il rischio diabetico per la politica e la democrazia

Si è parlato molto della crisi della politica, causa principale della nascita del governo Draghi. Ma quello che è venuto fuori è un problema ancora più grande ed è la qualità della stampa italiana

Si è parlato molto della crisi della politica, causa principale della nascita del governo Draghi. Ma quello che è venuto fuori è un problema ancora più grande ed è la qualità della stampa italiana.

Grazie a Dio c’è anche il web e testate indipendenti, ma lo spettacolo dato dalle TV nazionali, pubbliche e private, nella circostanza e dai grandi network come quello della Repubblica – L’Espresso – La Stampa, degli Agnelli, il Corriere della Sera di Cairo e le testate del Gruppo Berlusconi non può che preoccuparci.

Un giornalista cerca i fatti, li verifica e informa nel modo più neutro possibile e se proprio non riesce a farne a meno esprime una opinione, ma a corredo di fatti veri e non inventati di sana pianta.

Peggio ancora è il peccato di omissione. Si citano solo i fatti di comodo e si censura il resto.

Nelle classifiche Reporters Sans Frontieres, basate sull’indice della libertà di stampa, siamo al 41° posto, prima della Corea del Sud e dopo Botswana e Burkina Faso. A pesare è proprio il mai risolto problema negli assetti proprietari e di controllo dei gruppi editoriali. 

Questo non si traduce automaticamente in limiti di espressione per chi in questi gruppi ci lavora ma è legittimo il sospetto che questi gruppi editoriali difendano occultamente gli interessi dei gruppi proprietari e che, se si tratta di tv pubbliche, si fiuti il vento e si agisca di conseguenza.

Come non pensare al fatto che i citati azionisti beneficiano delle tasse olandesi, e basterebbe questo per gettare un’ombra sulla loro fede europeista a prescindere.

I direttori li sceglie l’editore e i giornalisti il direttore. I simili si attraggono e anche senza coercizione si creano blocchi culturali che difendono gli stessi interessi.

L’attaccamento alla poltrona e “al tengo famiglia”, spesso con disprezzo proprio da questi attribuito ai parlamentari, vale anche per loro.

Lo zucchero su Draghi

La conseguenza è che flotte di salariati, che si definiscono giornalisti, si sono immediatamente trasformati in majorettes di Mario Draghi. Agit prop più simili alla stampa dei regimi totalitari che di una moderna democrazia. La santificazione di Draghi porta a nascondere al grande pubblico gli errori e i difetti dell’uomo e gli interessi che nella sua vita ha sempre difeso. Una valanga di zucchero da far venire il diabete.

Grazie a questa, su cui scrivo, e ad altre testate indipendenti, al web e ai social però la cortina di fumoso incenso non è totale.

Chi è Mario Draghi

Un uomo, innanzi tutto. Come tale un misto di opportunismo e abnegazione, con errori e scelte giuste ma l’uomo Draghi ha sempre giocato da una parte sola: quella della finanza e degli interessi dell’élite economiche e finanziarie fino a diventare un tutt’uno con queste.

Ma non divaghiamo scivolando nei giudizi e nelle opinioni e limitiamoci a colmare le lacune sul curriculum di Draghi fornito da quelli che Antonio Gramsci chiamerebbe ancora oggi ‘scrittori salariati’.

Andiamo al 5 agosto 2011

L’allora governo Berlusconi si vide recapitare una lettera a firma Draghi, in corso di nomina come presidente della BCE, e Trichet, presidente uscente.

Quante volte ce la siamo presa con Mario Monti? Eppure fu, poco più di un anno dopo, solo l‘esecutore della lettera di Draghi – Trichet.

Un piccolo esercizio di memoria per la stampa italiana.

Può non piacere Berlusconi, che dalla lezione ricevuta si regola ora di conseguenza avendo in Olanda un occhio di riguardo, ma era a capo di un governo liberamente eletto. Ridicolizzato dai capi di governo francese e tedesco e messo sotto tiro dallo spread fu comunque costretto alle dimissioni.

A proposito di spread le quantità degli acquisti e vendite di titoli italiani fatte dalla BCE e dalle principali Banche tedesche e francesi all’epoca non si è mai saputa.

Fossi un giornalista, poiché all’epoca Mario Draghi era governatore della BCE, glielo chiederei.

Napolitano chiamò Monti per eseguire gli ordini dell’Europa a firma Draghi – Trichet.

Le conseguenze per l’Italia furono drammatiche anche perché, senza la Troika, il Paese si era auto commissariato facendo tutto quello che ‘ce lo chiede l’Europa’. Le conseguenze negative di quel governo sia nell’economia sia nella vita di tutti perdurano ancora ora.

Qualcuno dirà che il contesto era diverso ma suggerirei una domanda ai giornalisti accreditati: “Perché se all’epoca aveva sbagliato diagnosi e medicine oggi dovremmo affidarle le sorti del Paese?”

Esercizio di memoria numero 2

I giornalisti italiani hanno mai ascoltato le registrazioni delle riunioni dell’Eurogruppo, pubblicate da Varoufakis, a cui partecipava anche Mario Draghi? Otre ai vigliacchi silenzi di Padoan e Renzi, spicca il ruolo avuto nella vicenda della crisi greca da Draghi.

Era il 2015. Da presidente della BCE preannunciò a metà settimana la chiusura per il lunedì successivo delle banche in Grecia. Un errore tecnico troppo banale per non essere voluto. Questo causò le code ai bancomat che tutti abbiamo visto in televisione e una crisi di liquidità finalizzata unicamente a piegare il governo greco ad accettare un piano che si rivelerà, ma lo sapevano tutti anche prima, un disastro per la Grecia. La Storia prima o poi chiederà il conto dei morti per suicidio e per fame della Grecia a causa della Troika.

Un uso politico di una banca centrale come non si era mai visto nella Storia e in modo così sfacciatamente palese.

Altro suggerimento per una domanda da fare a Mario Draghi: “È vero che lei con il famoso whatever it takes probabilmente ha salvato l’euro ma chi ne ha pagato il prezzo? La Grecia? L’Italia? I poveri, i ricchi? Gli operai o i banchieri?”.  E comunque proprio dalla crisi greca è iniziato il declino del sentimento europeista che ha messo a rischio l’Unione stessa.

Andiamo avanti: esercizio n. 3

Siamo nel 1992. Draghi era direttore generale del tesoro e per far fronte ad esigenze di bilancio e per favorire l’ingresso nell’euro si decise di procedere alla vendita di asset pubblici. Fu un bene o un male? Andò sul Britannia o meno per concordarne la vendita non rileva. Era un esecutore di scelte fatte da altri e il punto non è questo. Ma tra i suoi compiti ci fu anche il dossier della vendita delle autostrade ai Benetton. Da un ruolo esecutivo oggi passerà ad un ruolo decisionale. È troppo pretendere da un giornalista una domanda su cosa intenda fare per la revoca delle concessioni ai Benetton? Non dico chiedergli una valutazione sul contratto da lui preparato ma almeno cosa pensa di fare ora sarebbe decente chiederlo.

Un altro esercizio.

Siamo alla fine degli anni 90. Draghi era Direttore generale del Tesoro e come molti direttori finanziari della finanza privata, qualcuno l’ho conosciuto di persona, cedette alla tentazione di sottoscrivere i contratti di derivati proposti da Morgan Stanley per migliorare i conti pubblici.

Si trattava di contratti con un elevato rischio e che comportarono un onere per le casse dello Stato, proprio all’epoca del governo Monti di circa 3 miliardi. All’epoca l’Espresso parlò di ‘regalo a Morgan Stanley’ oggi si dimentica del tutto l’episodio.

Ci furono indagini della magistratura, della Corte dei Conti e molti direttori finanziari di aziende private furono licenziati.

Perché lo cito? Perché la scelta dei derivati fu un azzardo a carico dei contribuenti e fu un altro errore fatto da Draghi. In più il figlio ha lavorato in Morgan Stanley.

In tutto questo non c’è nulla di tremendo: chi fa sbaglia! Ma non posso fare a meno ci chiedermi se una circostanza di questo tipo fosse capitata a Conte, o a qualsiasi altro politico, la canea che avrebbero fatto i giornali, consentitemi di dirlo, di regime!!!

E c’è ancora altro …

Siamo questa volta nel 2008 e MPS compra a un prezzo elevato Antonveneta. Da quella acquisizione iniziano i guai per l’Istituto bancario più vecchio del mondo. Guai poi finiti nelle tasse di tutti noi. Chi autorizzò l’operazione? Fu Draghi allora governatore di Banca d’Italia. Vista l’importanza dell’operazione avrà studiato personalmente il dossier … studiato male però, visti gli esiti.

Potrei continuare mi fermo qui, ma non posso non chiedermi perché sia caduto il governo Conte

Il governo Conte ha gestito egregiamente la pandemia, i vaccini, ha ottenuto 209 miliardi di euro dall’Europa, dove pur in una cornice europeista ha difeso, cosa non vista da decenni, gli interessi del Paese, ed ha all’attivo nel 2019 il più basso rapporto deficit / PIL dal 2007: -1,6%.

Chi dice il contrario lo sostenga con numeri alla mano e certificati.

Certo, di fronte alla novità della pandemia, mai vista prima, qualche errore è stato fatto ma si confronti l’efficienza nella gestione dei vaccini, nonostante la Lombardia, e della pandemia con quella di Spagna, Francia, Germania, Svezia, Inghilterra, Olanda, USA.

E tutto questo lo ha fatto avendo ereditato una sanità allo sfascio e un Paese altrettanto allo sfascio grazie a Draghi, Monti e Renzi. Sempre con numeri alla mano vi sfido a colpi di tabelle Eurostat a dimostrare il contrario! Povertà in aumento, divergenze sul PIL e tutti gli altri indicatori della ricchezza con il resto d’Europa e aumento del debito pubblico. Questo è stato per il Paese Draghi, Monti e Renzi!

Non si capisce quindi il perché di questa crisi né perché il presidente della Repubblica nell’elenco delle priorità del Paese da affidare al deus ex machina Draghi abbia messo anche il piano vaccinale che sta funzionando, aziende farmaceutiche e scelte europee a parte, egregiamente.

Credo che Conte paghi tutto questo. Un uomo ai margini del sistema che fa più di tutte l’élite che hanno governato il Paese in più sostenuto da un partito di “nullafacenti” non era più accettabile.

Né si capisce perché, visti i tanti errori fatti, e frutto di visioni, alla luce dei fatti, sbagliate, Draghi dovrebbe fare bene come presidente del consiglio.

Sarà per questo che nessuno gli chieda cosa intende fare su tutti i dossier.

In più …

In aggiunta la strada che ha portato a Draghi è la più umiliante possibile per la democrazia e il Paese. E non mi si parli di politica perché già il governo Conte aveva coinvolto la classe dirigente del Paese che ci aveva regalato una sommatoria di appetiti senza senso con il Piano cosiddetto Colao. Piano buttato e da buttare.

E quindi che serietà ha una intera classe dirigente che deve sempre cercare un santo, si chiami Monti o Draghi, e non ha mai la capacità di portare avanti una visione collettiva e realizzarla?

Un Paese che si affida all’uomo solo al comando, all’uomo del destino, e in più lo fa così di frequente, denuncia l’assenza non solo di una visione da democrazia compiuta ma anche la povertà intellettuale e operativa non solo del ceto politico ma anche del ceto civile, intellettuale e imprenditoriale.

E quindi?

Pensavo che a tutto ciò e a tutto questo il M5S avrebbe dato una spallata.

Ha portato fuori il Paese, sempre tabelle Eurostat alla mano, da momenti bui senza riuscire a prenderne il merito e rinunciano a molte sue bandiere: TAP, Ilva, nomine pubbliche eccetera.

Ha fatto anche tanti errori però ero convinto che fosse rimasto contrario a quello che rappresenta e soprattutto a quello che ha fatto nella sua vita Mario Draghi. Ritenevo che il M5S fosse agli antipodi del modo di vedere e di pensare di Draghi.

Ero convinto che nel M5S ci fosse la piena consapevolezza che Draghi facesse parte, insieme a Monti, di un élite che ha causato danni, come ho ricordato prima, al Paese.

D’altronde senza questi danni il M5S non sarebbe neanche nato, non c’era la necessità che nascesse.

Non ho mai fatto mistero del fatto che da quando il M5S si è presentato alle elezioni l’ho sempre votato e quando mi ha chiesto una mano, come per le elezioni regionali 2019 in Basilicata, non mi sono tirato indietro.

Però forse avevo capito male, forse mi sono sbagliato o forse sbaglio ora.

Pietro De Sarlo