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Mafie e corruzione nel discorso di Draghi al Senato

Perché il presidente del Consiglio parla di problema di legalità al Sud senza fare alcun riferimento alla realtà? E perché evita di pronunciare la parola "mafia"?

Draghi nel suo discorso al Senato, ha detto testualmente: “Aumento dell’occupazione, in primis, femminile, è obiettivo imprescindibile: benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno. Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, invertire il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite”.

Al Sud esiste un problema di legalità tanto quanto nel resto del Paese. Se Draghi ignora questa verità, alimenta dubbi circa la sua reale conoscenza delle condizioni socio-economiche e politiche italiane. O forse, evita di trattare l’argomento nella sua vastità, per altre ragioni a noi ignote. Tuttavia, è utile ricordare al “salvatore della patria” che le mafie hanno invaso il Centro-Nord del Paese da anni ormai. E non si tratta solo di mafie, quando si parla di legalità non si può escludere un’altra piaga che assilla l’Italia: la corruzione – parola pronunciata una sola volta da Draghi. Ebbene, anche questo fenomeno, nel corso dei decenni, ha caratterizzato in larga misura il Nord e tutti i più grandi gruppi industriali del Paese, comprese le banche. Con un leggero sforzo di memoria ricordiamo, oltre alle industrie nei principali settori dell’economia, le grandi famiglie imprenditoriali tutte coinvolte in vicende di corruzione. Fiat, Breda, Menarini, Barilla, De Benedetti, Gardini, Pesenti, Rovelli, Cragnotti, Eni, Iri, Rizzoli, Ferruzzi, Mediobanca, Monte Paschi, Impregilo e tante altre, senza dimenticare Berlusconi ora sostenitore di Draghi. Vogliamo ricordare che “Enrico Cuccia – Mediobanca – considerava le tangenti come un attestato di buona salute delle imprese da finanziare”? Vogliamo parlare della Popolare di Vicenza? Di Banca Etruria? Dell’autorizzazione a Mps all’acquisto di Antonveneta dal Santander o del salvataggio di Capitalia? Ne parleremo quando Draghi vorrà dirci qualcosa e magari rispondere a una domanda: tutto questo crea sviluppo?

Ritornando alle mafie – parola mai citata nel discorso – vogliamo ricordare al presidente del Consiglio che da anni non si parla più di “infiltrazioni” della criminalità organizzata al Centro- Nord, ma di un radicamento delle mafie in diversi settore dell’industria, del commercio, della finanza e della pubblica amministrazione dal Veneto alla Lombardia, dalla Liguria al Piemonte, dal Lazio alla Toscana.

E dunque quando Draghi parla di legalità al Sud a quale legalità si riferisce? A quella dei grandi gruppi che hanno incassato risorse destinate al Mezzogiorno, decine dei quali condannati per corruzione e quasi tutti con sede legale nel Settentrione? A quella degli imprenditori del Nord che fanno patti scellerati con le mafie al Sud per smaltire illegalmente rifiuti tossici? A quale legalità si riferisce? Alle “porcherie” delle multinazionali che devastano la Basilicata? Agli uomini politici del Sud che sostengono il suo governo e che sono stati coinvolti in vicende oscure di corruzione e di mafia? Alle aziende con sede legale all’estero? Ai paradisi fiscali legalizzati in Europa?

Ecco, quando si parla di legalità bisogna andare fino in fondo e trarne le conseguenze. Si cominci dalla politica e dai politici. Tra i principali sostenitori di questo governo ci sono leader ed esponenti politici che con la legalità non hanno mai avuto a che fare. Vestiti di ombre tutte da chiarire, nel migliore dei casi. Mafia e corruzione sono problemi seri per lo sviluppo del Paese, eppure Draghi ha dedicato a questi fenomeni meno di un rigo del suo discorso.

Non vorremmo che quel passaggio del discorso sul Sud, sia la scusa preventiva per assestare un altro colpo mortale al Mezzogiorno con il solito approccio “culturalista” per cui l’indole meridionale è la causa del sottosviluppo del Sud”. O magari con l’approccio “locomotiva” per cui se su salva il Nord si salva il Paese.

Siamo ormai vaccinati contro questi inganni. Tuttavia, a sentire Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, il quale dice che quello di Draghi al Senato è “un discorso programmatico di alto profilo”, possiamo andare tutti a dormire. Beato lui che in quel discorso ci ha letto un programma, noi abbiamo letto una minaccia.