Terra di petrolio e di paura: cronaca di un incontro alle pendici di Tempa Rossa

“Noi sappiamo, ma non abbiamo le prove”. Parlano con gli occhi e tacciono con la bocca. “Mi raccomando, quando scrivete nessuna parola che possa farci riconoscere”

Intorno all’impianto petrolifero di Tempa Rossa della Total a Gorgoglione, crescono le domande e continuano a fuggire le risposte. Non parliamo degli eventi cosiddetti anomali, che in realtà sarebbero determinati da guasti e malfunzionamenti agli impianti e che sottopongono le popolazioni locali a continui episodi di angoscia e di pericolo per la loro salute. Parliamo del business, delle imprese, dei lavoratori, che ruotano nell’economia del petrolio della Valle del Sauro. Sono in due a raccontare, un ex lavoratore in una delle aziende dell’indotto e un piccolo imprenditore, residenti nella zona.

“Mi raccomando, quando scrivete nessuna parola che possa farci riconoscere”. Tranquilli.

“Crediamo sia ingiusto che a fatturare cifre importanti siano sempre le solite aziende, mentre tutte la altre, seppure piccole, ma con la voglia di crescere sono tenute ai margini. A lavorare sono sempre loro: il Gruppo Donnoli, D’Andrea Officine, Castellano, la Cds, Garramone, la Impes Service del presidente di Confindustria Francesco Somma.”

Noi non abbiamo dubbi sulla capacità finanziaria, imprenditoriale, tecnica, professionale di queste aziende. Se a lavorare con la Total ci sono loro evidentemente le ragioni di opportunità, di qualità e di convenienza ci sono tutte. Serpeggia tuttavia una delusione tra le altre aziende: “perché il trasporto del gas verso Brindisi è affidato a ditte brindisine?”

Noi la risposta l’abbiamo: perché l’azienda che compra il gas è di Brindisi e quindi decide di suo a chi affidare il trasporto. Stessa storia per quanto riguarda lo zolfo trasportato in Campania. “Però Confindustria Basilicata potrebbe almeno provare a trovare un accordo per coinvolgere anche le imprese locali”. Certo, magari lo ha già fatto, senza esito, o magari lo farà. “O magari poco le importa della questione”. Questo lo dite voi.

“Lo sapete che a regime l’impianto avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 230.000 m³ di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo? Ci sarebbe da lavorare con le cisterne, ma a decidere sono sempre loro”. Loro chi? “Quelli che comandano tutto, la Total e i suoi imprenditori preferiti.”

E poi siamo sicuri che in tutte le aziende che lavorano con la Total i lavoratori siano trattati secondo le regole? Si spieghi.

“In qualche azienda, almeno in una, non mi faccia dire il nome, sembra che i lavoratori siano mal pagati, i contratti non siano rispettati, insomma, retribuzioni da fame”. I sindacati dovrebbero saperlo. “Non è detto, ci sono cose che non trapelano, per paura di ritorsioni”. Faccia il nome. “Ora le spiego come funziona: uno o più lavoratori si lamentano con te per come sono trattati, ti raccontano episodi di illegalità, ma poi se li chiami in causa per confermare i fatti, ti smentiscono, quindi niente nomi. Dovrebbero essere loro a denunciare.

“E lo sa che qualcuno chiede la percentuale a chi vorrebbe affittare case ai dipendenti Total?”. No, ma non ci sarebbe nulla di male, l’intermediario ha diritto a una parcella. “Se l’intermediario si fa avanti senza essere chiamato in causa e ti fa capire che puoi chiudere il contratto solo grazie a lui, non credo sia poi così normale”. Ha le prove di quello che dice? “Non mi faccia ridere”.  C’è qualcuna delle persone che avrebbe pagato la parcella disposto a spiegare e magari a denunciare? “Voi siete davvero divertenti”. Se così è, tenetevi in vostri intermediari e non lamentatevi. “Avete ragione, ma noi che c’entriamo, ditelo a chi ha pagato le parcelle. Noi come vedete stiamo parlando, al buio, ma stiamo parlando.”

“Lo sapete che esiste una specie di mercato clientelare del lavoro?” Abbiamo scritto sulle presunte discriminazioni tra quote di occupati assegnati ai diversi Comuni dell’area previsti negli accordi, facendo emergere anche assunzioni gestite dalla politica: amici, parenti, protetti e protettori. Si spieghi meglio. “Avete già detto voi”.

Lasciateci dire che la situazione da queste parti la conosciamo abbastanza, ne abbiamo scritto sino dal 2011 con inchieste, video, editoriali. La realtà è, dal nostro punto di vista, drammatica sia sul piano sociale sia sul piano economico. Abbiamo scritto delle infiltrazioni criminali, dell’inquinamento, dello smaltimento illecito dei fanghi e degli scarti petroliferi, insomma siamo sul pezzo da dieci anni. La sensazione è che la gente qui abbia ormai ceduto alla rassegnazione. E tuttavia da questo colloquio ci aspettavamo qualcosa di nuovo. “Voi potete aiutarci”. Non più di tanto. Lei per esempio prima ci ha chiesto se stavamo registrando e dopo la nostra risposta negativa ci ha raccontato di un’azienda che smaltirebbe fanghi nel fiume Sauro, ma non ci ha voluto dire il nome e quindi invece di agevolare il nostro lavoro lei lo ostacola. “Avete l’indizio e potete indagare”. Senza dubbio, non abbiamo bisogno del nome, ma ha capito bene che cosa vogliamo dire.

Ci lasciamo dopo circa 3 ore. Loro, con la sensazione di aver fatto chissà quale grande impresa, risalgono in auto con la paura addosso. Noi con la sensazione di girare a vuoto. Comprendiamo queste persone che comunque ringraziamo: hanno provato a lanciare un sasso. Durante il colloquio sono stati continuamente a guardarsi intorno, i loro occhi spaventati non hanno quasi mai fissato i nostri. Volevano dire altro, forse, ma non ci sono riusciti, anche perché di molti fatti non avevano le prove, ma pasolinianamente sapevano. Noi torneremo.

Non comprendiamo, invece, quell’ingegnere del Nord che ci chiamò per fare rivelazioni scottanti per poi scomparire nel nulla. Non comprendiamo quell’uomo delle forze dell’ordine che ci avrebbe parlato di fatti gravi a Tempa Rossa e che dopo qualche giorno ha dato forfait. O forse sì, comprendiamo.