Vaccini anti covid agli over 80 lucani, necessario mettere in funzione più centri vaccinali

La sfida: "vaccinare 43mila ultra ottantenni nel breve tempo. È corsa contro il tempo, contro il virus e contro le varianti”

“Auspichiamo che dopo il primo incontro avuto con il direttore generale dell’Asp, Lorenzo Bochicchio, possa aprirsi una strada di collaborazione per la gestione della campagna vaccinale anti-Covid rivolta agli over ottanta di Basilicata, e che il direttore possa farsi portavoce con le istituzioni regionali per una proficua condivisione degli obiettivi”. È quanto dichiarano Carmine Vaccaro, Nicola Allegretti, Enzo Zuardi, rispettivamente segretari della Uil Pensionati, Spi-Cgil, Fnp Cisl di Basilicata a margine di un primo confronto avuto nei giorni scorsi con il dg Bochicchio, al quale ha anche partecipato Giovanna Galeone per lo Spi Cgil di Potenza.

Sul tavolo l’avvio della fase vaccinale indirizzata alla popolazione fragile e anziana e le numerose criticità da affrontare, prima fra tutte la raccolta adesioni in questo frangente in cui non sono ancora attivi numero verde e piattaforma. Bochicchio da parte sua, ha illustrato le linee generali portate avanti dalla Regione a partire dall’attivazione dei punti vaccinali su tutti i comuni, in ossequio al principio di prossimità ai cittadini. Inoltre si è fatto riferimento alle indicazioni della Task force che ha chiesto all’azienda di procedere in ordine di priorità rispetto alle maggiori incidenze percentuali di cittadinanza over 80 sui singoli territori. “L’idea della Regione- fanno sapere i sindacati- è di effettuare le vaccinazioni un comune alla volta per ciascun Distretto aziendale (sei distretti complessivi, quindi sei comuni contemporaneamente). Discorso diverso merita il comune capoluogo dove le vaccinazioni si effettueranno nelle strutture donate dal Qatar e dove gli over 80 sono circa 5.000. In tutta la Regione abbiamo circa 43mila ultra ottantenni: 29mila nel Potentino e 14mila nel Materano.

L’istituzione di un punto vaccinale per comune – proseguono le segreterie sindacali nella nota congiunta di resoconto – viene riservata solo alla vaccinazione degli over 80 perché richiede uno sforzo particolare in termini di organizzazione (spostamento in loco del personale, trasferimento delle dosi assicurando il rispetto della catena del freddo). Per le altre categorie saranno previsti dei punti vaccinali aggregati, non in tutti i comuni del territorio provinciale. Il modello organizzativo – continuano – richiede che per i piccoli territori le convocazioni si effettuano o tramite i sindaci o tramite i medici di medicina generale. L’auspicio è di chiudere la campagna vaccinale di tutti gli over 80 entro la metà di aprile”.

I sindacati hanno inoltre sottolineato “la necessità di mettere a regime il funzionamento di più centri vaccinali contemporaneamente in termini di personale e catena del freddo dei vaccini, in modo da poter concludere la vaccinazione di massa della popolazione in tempi ragionevoli anche in virtù dell’accordo stretto con l’ordine dei medici di medicina generale”. Al centro dell’incontro anche le difficoltà cui vanno incontro le persone non autosufficienti che non sono seguite dall’ADI e i pazienti fragili che pure hanno diritto ad essere sottoposti a vaccinazione con priorità.

“È importante lavorare in modo adeguato con l’obiettivo di ambire ad essere la prima regione a concludere la campagna di vaccinazione – concludono i segretari – Basta guardare all’esempio del Comune di Forenza dove la vaccinazione è stata condotta in tempi brevi. Ci sono cooperative con medici e infermieri, medici in pensione che sarebbero disponibili a collaborare per rafforzare la campagna di vaccinazione. È necessario cooperare per mettere in campo tutte le forze disponibili, a partire dai sindacati, affinché possa esserci un cambio di passo in termini di organizzazione e programmazione. Abbiamo pertanto chiesto al direttore di farsi portavoce con la Regione Basilicata di quelle che sono le difficoltà e le criticità della popolazione. Dobbiamo agire presto e in fretta, anche di fronte al grosso pericolo delle varianti. È una corsa contro il tempo e contro il virus”.

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