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Basilicata, eolico selvaggio: Brienza è un segnale debole, stiamo ancora aspettando la verità sul disastro lucano

Non ci basta sapere se un reato è stato commesso, vogliamo sapere perché è stato commesso. Da Tolve a Oppido, da Acerenza a Lavello, da Venosa a Cancellara, da Tricarico a Grottole a Cirigliano a Balvano ovunque lo scempio è legato dal filo del denaro

Parliamo del Parco eolico Prato d’Aniello, realizzato nel territorio del Comune di Brienza, costituito da sei aerogeneratori della potenza nominale complessiva di 18 MW. L’impianto originariamente prevedeva l’installazione di 8 aerogeneratori della potenza di 4,5MW per complessivi 36 MW. Uno scempio indicibile. Almeno due degli aerogeneratori impattavano tragicamente con la visuale del borgo medievale di Brienza e in particolare con il Castello Caracciolo.

Nel corso della Conferenza dei servizi tenuta presso gli uffici della Regione Basilicata in data 16 gennaio 2014 per l’acquisizione dei relativi pareri dovuti in vista dell’autorizzazione unica, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata prescriveva “la riduzione della consistenza dell’impianto mediante l’eliminazione degli aerogeneratori che confliggono con il sito sensibile dell’antico borgo medioevale di Brienza … per effetto della loro inter visibilità o in alternativa la loro dislocazione in area con caratteristica di non visibilità da e verso il centro storico di Brienza”.

Seguiamo la denuncia di un gruppo di cittadini di Brienza presentata alla Procura di Potenza il 14 gennaio 2016, seguita alla diffida del sindaco del Comune del 9 settembre 2015

La prescrizione era imposta dal vincolo monumentale derivante dal citato Decreto del Ministro per i Beni Culturali del 28 aprile 1993, mediante il quale “l’immobile denominato Borgo Medioevale, così come individuato nelle premesse e descritto nelle allegate planimetrie catastale e relazione storico – artistica, è dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi della citata legge 1 giugno 1939 n. 1089 e viene, quindi, sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge stessa”.

La prescrizione dettata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici non è stata pedissequamente riportata, a quanto è dato capire, nei successivi atti autorizzativi rilasciati dagli uffici della Regione Basilicata.

Per effetto della situazione descritta, nel corso della realizzazione dei lavori si è avuto modo di constatare che due aerogeneratori (uno già completamente realizzato, l’altro in corso di realizzazione) interferiscono con il cono visuale del Castello Caracciolo e del Borgo Medioevale, impattando sullo stesso in modo radicale e mutando la prospettiva del sito sensibile.

Tale situazione confligge, del resto, con quanto prescritto dalle “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” (Decr. del Ministero dello Sviluppo Economico del 10 settembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 219 del 18 settembre 2010) ed in particolare con l’All. 4 dello stesso Decreto (Impianti eolici: elementi per il corretto inserimento nel paesaggio e sul territorio), punto 3 (Impatti visivo ed impatto sui beni culturali e sul paesaggio) che prevede, per l’analisi della interferenza visiva, la “ricognizione dei centri abitati e dei beni culturali e paesaggistici riconosciuti come tali ai sensi del D. Lgs. N. 42/2004, distanti in linea d’aria non meno di 50 volte l’altezza massima visiva del più vicino aerogeneratore, documentando fotograficamente l’interferenza con le nuove strutture” (punto 3.1, par. 17 lett. B).

L’Amministrazione Comunale di Brienza ha già, con nota del 9 settembre 2015, diffidato la società che ha realizzato i lavori e gli Uffici Energia e Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata “ad attivare l’obbligatoria vigilanza così come prevista dalla normativa vigente e dalle puntuali prescrizioni contenute nell’autorizzazione unica”.

Tale diffida non ha tuttavia sortito effetti, con la conseguenza che la situazione, alla data odierna, l’impianto risulta completamente realizzato e già funzionante (la situazione che si evince dalla documentazione fotografica in allegato è quella risultante durante la realizzazione dei lavori).

A ciò si aggiunga che solo in data 6 ottobre 2015 l’Ufficio Energia della Regione Basilicata, a seguito di ripetuti solleciti, trasmetteva al Comune di Brienza l’unica tavola relativa al foto inserimento del parco eolico autorizzato.  Tale tavola consiste di una simulazione fotografica realizzata da Piazza Unità d’Italia.

Nessun foto inserimento sembra essere stato acquisito, in sede di attività procedimentale ai fini del rilascio dell’autorizzazione, da altri punti visuali ed in particolare da Piazza Altavista e dal belvedere di Via Emanuele Gianturco. Tale omissione appare particolarmente rilevante, alla luce delle precise prescrizioni imposte dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata nel corso della richiamata conferenza di servizi. Questo Comitato ha promosso, nel mese di novembre u.s., una petizione per chiedere alla Regione Basilicata la verifica e l’eventuale sospensione dei lavori.

Sollecitato da tale petizione (sottoscritta da circa 500 persone in soli due giorni), l’Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, dr. Aldo Berlinguer, si è recato a Brienza e successivamente la stampa ha riportato alcune sue dichiarazioni, con le quali egli si diceva “preoccupato” per le pale eoliche installate nei pressi di Brienza, che “obiettivamente risultano visibili da più punti di osservazione e rischiano di deturpare il paesaggio del castello Caracciolo e del borgo antico”. Nel rilevare che le pale eoliche potrebbero “compromettere il paesaggio magnifico di Brienza”, Berlinguer annunciava che avrebbe chiesto “ogni verifica utile”.

Ciononostante, i lavori sono stati ultimati e l’impianto è entrato in funzione, senza che alla data odierna risulti che la Regione Basilicata sia in alcun modo intervenuta per ottenere il rispetto delle prescrizioni.

È da rimarcare, inoltre, che nonostante le diffide dell’Amministrazione Comunale e l’eco che le iniziative del Comitato hanno suscitato sulla stampa, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici (a quel che risulta) non è in alcun modo intervenuta per garantire il rispetto della prescrizione dalla stessa impartita.” Questo denunciavano i cittadini nel 2016. (continua nella pagina successiva)