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Covid. “Grazie all’ospedale siamo contagiati, anche mia nipote incinta”

La denuncia di Vitina. Ecco quello che sta accadendo alla sua famiglia dopo il rientro a casa della madre ricoverata per un mese circa nella Geriatria dell'ospedale di Potenza: costretti a chiamare il 112

“Alcuni giorni dopo che mia madre è stata dimessa dall’ospedale abbiamo appreso che nel reparto dove era stata ricoverata erano state riscontrate delle positività al covid”.

Siamo a Potenza. Vitina Loffredo, ci contatta per raccontarci quello che sta accadendo alla sua famiglia dopo il rientro a casa della madre ricoverata per un mese circa nella Geriatria dell’ospedale San Carlo dove, il 17 marzo si è scoperto un focolaio Covid.

All’atto delle dimissioni, il 13 marzo scorso- spiega Vitina- a mia madre non è stato fatto il tampone. All’ingresso invece le era stato fatto ed era negativa. Il 17 marzo per caso siamo venuti a spere che erano stati scoperti alcuni contagi proprio nella Geriatria. Per scrupolo, nessuno ci ha contattati per avvisarci, abbiamo fatto fare un tampone a pagamento a mia madre e mio padre, e il risultato è stato positivo. Anche due nipoti, di cui una incinta che aveva mal di testa, si sono sottoposti al test molecolare e anche loro sono risultati contagiati”.

A quel punto la stessa Vitina, suo marito (diabetico) e altre sei persone della famiglia hanno fatto richiesta di tampone, questa volta all’Asp e sono in attesa di fare il test. Intanto nessuno può uscire di casa e cosa ancora più preoccupante, gli anziani genitori, hanno cominciato a manifestare sintomi: “Mamma ha la febbre e papà difficoltà respiratorie”.

Hanno bisogno di medicine e di assistenza. Così Vitina si è rivolta al medico di famiglia dei genitori che l’ha invitata a contattare le autorità sanitarie preposte alla gestione dell’emergenza.

“Diverse le telefonate fatte ai numeri dell’Asp: o ci hanno detto che non era loro competenza o non hanno proprio risposto- racconta delusa la donna. Abbiamo chiamato al Comune, che ci ha detto di telefonare alla Protezione civile, che a sua volta ci ha invitato a chiamare la Croce Rossa. Non avendo risolto il problema abbiamo deciso di rivolgerci al 112 sperando che qualcuno ci aiuti”.

Siamo persone responsabili- conclude la donna-Avrei potuto prendere la macchina e andare in farmacia a procurare le medicine per mio padre e mia madre, ma non l’ho fatto come è giusto che sia. Ora però la pazienza è arrivata al limite, i miei hanno bisogno di assistenza, c’è bisogno di qualcuno di competente che monitori il loro stato di salute. E’ mai possibile che ad un anno dall’inizio di questa emergenza, dobbiamo ancora affrontare questo menefreghismo? E perché nessuno ci ha avvisati dall’ospedale che nel reparto dove era stata mia madre c’erano dei positivi?” Noi tutti in famiglia, quando mia madre è entrata in ospedale eravamo negativi, ora invece…”