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Covid, perché la Basilicata non è zona arancione?

Zona rossa ma con rischio moderato, è una contraddizione?

Abbiamo visto nel precedente approfondimento, perché la Basilicata è stata considerata zona rossa: perché l’incidenza su 100.000 abitanti era pari a 116 (quindi superiore a 50), perché lo scenario di rischio era il 3 e perché il rischio di progressione era stato reputato Moderato.

Abbiamo cercato, per quanto possibile di capire cosa sono l’Incidenza  e lo Scenario di rischio. Parliamo adesso del rischio di progressione.

La slide sotto è tratta dal sito dell’Istituto di Sanità e descrive come viene valutata e classificata la mole di dati che ogni giorno le regioni inviano al ministero della Salute.

Innanzitutto cosa misura l’analisi? Il rischio che l’epidemia vada fuori controllo. È chiaramente una valutazione che anticipa uno scenario futuro. Mentre lo SCENARIO, che abbiamo esaminato, descrive quello che attualmente succede e come nelle condizioni in cui ci troviamo la pandemia potrà evolvere nel periodo futuro, l’analisi del rischio ci introduce all’evoluzione dello scenario e dunque alla possibilità di una escalation.

L’analisi del rischio è descritta sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità (Come funziona l’analisi del rischio epidemico – ISS)

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Come vengono elaborati gli indicatori

Gli indicatori, di cui 16 sono ‘obbligatori’ mentre 5 opzionali, permettono di valutare tre aspetti di interesse per la valutazione del rischio: probabilità di diffusione, impatto e resilienza territoriale.

Una volta raccolti i dati, ognuno dei quali ha delle soglie di ‘allerta’, e verificata la qualità degli stessi, si effettua un’analisi attraverso due algoritmi, uno per la probabilità ed uno per l’impatto. Combinando i risultati di questi in una matrice di rischio (allegata al DM Salute 30 aprile 2020) si calcola  il livello di rischio stesso. Qualora si riscontrino molteplici allerte relative alla resilienza territoriale, il livello di rischio deve essere elevato al livello di rischio immediatamente successivo.

Per ognuno di questi tre aspetti (probabilità, impatto e resilienza) servono molteplici indicatori o criteri aggiuntivi che indichino una criticità per poter alzare il livello di rischio di una regione. Ad esempio per la valutazione di impatto si considera: se negli ultimi cinque giorni ci sono stati casi in persone sopra i 50 anni, se c’è un sovraccarico delle terapie intensive e/o delle aree mediche, se ci sono focolai che coinvolgono persone particolarmente vulnerabili, e non è sufficiente che solo uno di questi parametri per portare ad una valutazione di impatto elevata.

Questa è la descrizione dei 21 parametri su cui si basa la valutazione del rischio così come viene presentata nel sito dell’ISS.

Osserviamo il funzionamento degli algoritmi e della matrice usati per valutare il rischio indicati nel decreto del Ministro della salute del 30 aprile 2020 renderNormsanPdf (salute.gov.it) avvalendoci dei dati del monitoraggio delle settimane passate.

Seguendo le frecce azzurre risponderemo alle domande per la Basilicata in relazione al monitoraggio delle settimane precedenti.

Vedremo che la valutazione di probabilità dà come risultato Moderata mentre quella relativa all’impatto da’ come risultato Basso.

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Congiungendo i dati Basso-moderato otteniamo il rischio della regione Basilicata: rischio Moderato

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Il rischio per la nostra regione in base ai dati del monitoraggio settimana 15-21 febbraio, in base al quale la Basilicata è stata definita zona rossa, è Moderato.

Applicando nuovamente algoritmi e matrice sembra si possa prevedere che tale rischio sarà confermato ancora questa settimana.

L’applicazione degli algoritmi e della matrice è effettivamente estremamente semplice. Praticamente seguono delle valutazioni di buon senso più che di arida matematica.