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Covid, vaccinazioni in Basilicata: ecco la situazione, a che punto siamo?

I dati ufficiali aggiornati al 9 marzo: dosi consegnate e somministrate, giacenze, carenze

Dai dati ufficiali aggiornati al 9 marzo, come da tabella allegata, è evidente che la Basilicata, ha ancora un problema da risolvere con le categorie prioritarie: personale sanitario/rsa, over 80, ultra fragili/fragili. Come possiamo notare dalla tabella, per la prima somministrazione del vaccino e per il richiamo a queste categorie sarebbero necessarie 202.600 dosi. Se supponiamo che tutte le vaccinazioni effettuate fino al 9 marzo siano state riservate alle categorie prioritarie e più a rischio, ci rendiamo conto che le dosi consegnate alle strutture sanitarie indicate, ammontano a 73.771. Dunque, siamo a una disponibilità di vaccini pari circa il 35% del fabbisogno complessivo per le sole categorie prioritarie. Supponiamo che tra queste categorie la Regione abbia dato precedenza al personale sanitario e dunque in questo momento a farne le spese sono soprattutto gli anziani e le altre categorie fragili. È evidente che la situazione è pesantemente determinata dalla carenza di dosi, oltre che da qualche confusione nell’organizzazione della campagna vaccinale.

Le dosi e il richiamo

Leggendo i dati sulla tabella notiamo che nel Materano (Asm) la prima dose è stata somministrata a 12.095 persone, di queste 4011 hanno ricevuto la seconda dose. La giacenza è di 7922 dosi, per cui mancherebbero al momento solo 162 dosi per completare il ciclo delle 12mila e 95 vaccinazioni. Mentre nel Potentino (Asp) per somministrare la seconda dose ai 24344 vaccinati mancano all’appello oltre 30mila vaccini. All’ospedale San Carlo di Potenza mancano oltre 3mila dosi per completare il ciclo dei 3095 già vaccinati. Il Crob di Rionero completato il ciclo dei 496 vaccinati, registra una giacenza di 180 dosi.

Il problema dei tempi e dell’organizzazione

Non tutti i tipi di vaccino vanno somministrati, in seconda dose, alla stessa distanza di tempo e non tutti sono intercambiabili.

Fra la prima e la seconda dose intercorrono 3 settimane nel caso del vaccino di Pfizer-BioNTech, 4 nel caso di quello di Moderna e da 4 a 12 per quello di AstraZeneca. Il vaccino di Pfizer-BioNTech fornisce la massima immunità almeno a partire da 7 giorni dopo la seconda dose, quello di Moderna almeno dopo 14 e quello di AstraZeneca dai 7 ai 10 giorni dopo. L’immunità, dunque la protezione – che si esprime nel nostro organismo con la produzione di anticorpi specifici contro il virus e cellule T – richiede un po’ di tempo e non è immediata. Dunque, nel quadro della somministrazione, gli intervalli di tempo rappresentano una variabile organizzativa. Non sappiamo al momento come si è organizzata la Regione Basilicata, all’interno delle strutture sanitarie e della loro gestione, per tenere sotto controllo questa criticità. Inoltre, le dosi vanno somministrate con lo stesso tipo di vaccino, non posso fare pfizer e astrazeneca. Questo aggiunge criticità all’organizzazione.

Il resto della popolazione

I dati rilevati nella tabella sono al momento riferibili esclusivamente alle categorie più a rischio che, come abbiamo visto, registrano una carenza di dosi tale da far ritenere che i tempi per il completamento del ciclo sono ancora lunghi. E se sono lunghi per queste categorie, lo saranno ancora di più per il resto della popolazione. Un calcolo approssimativo ci suggerisce un fabbisogno complessivo, a bocce ferme, di circa 900mila dosi. Il ritardo nella consegna dei vaccini è un problema nazionale, dunque non attribuibile a specifiche responsabilità locali. La Regione e le strutture sanitarie locali hanno invece molte responsabilità sull’organizzazione e la pianificazione della campagna vaccinale, a prescindere, al momento dalle dosi disponibili. Bisogna essere pronti alla perfezione per quando i vaccini saranno disponibili in gran quantità. Un’altra responsabilità è di contenere il contagio, tracciare, testare, con maggiore efficienza ed efficacia proprio in questo momento di forti criticità per le vaccinazioni. Il rischio che si apra un circuito da “cane che si morde la cosa” è molto alto. I vaccini scarseggiano e i contagi non diminuiscono. Un’altra responsabilità locale è di evitare che le poche dosi disponibili vengano sprecate tra persone che al momento non hanno alcun diritto al vaccino.

La tabella è anche visibili cliccando qui

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