Quantcast

Il primo giorno di Liceo il cuore bussava nel mio petto come un vicino incazzato perché ascolti musica ad alto volume

Dopo aver superato le vacanze estive con il sorriso in faccia (peccato nessuno me l’abbia visto che con l’obbligo della mascherina è impossibile!) mi sono introdotto nel mondo del Liceo

Prosegue il Diario di un DADista, la rubrica che abbiamo deciso di dedicare ai ragazzi e alle ragazze alle prese con la Didattica a distanza. Abbiamo accolto di buon grado l’idea di uno studente liceale che ci ha scritto chiedendoci di dar voce a tutti gli adolescenti come lui. Il DADista, ha chiesto di chiamarlo così, ci porta, attraverso la sua esperienza quotidiana, in quel mondo di cui noi adulti ci siamo arrogati, in particolare in quest’ultimo anno, il diritto di sapere tutto. Ma soprattutto il giovane autore di queste riflessioni lancia un appello ai suoi coetanei per creare una rete che permetta ai ragazzi e alle ragazze, in quello che è certamente uno dei momenti più difficili, una connessione elettiva in cui scambiarsi gioie, affanni, ansie e conforto. Buona lettura e scrivete al DADista, se vi va, a questo indirizzo dadistablog@gmail.com

Giusi Cavallo

“Il mio primo anno di scuola superiore è stato intrigante, dopo aver superato le vacanze estive con il sorriso in faccia (peccato nessuno me l’abbia visto che con l’obbligo della mascherina è impossibile!) mi sono introdotto nel mondo del Liceo. Mia madre ha scelto per me il Classico, non ho contestato  questa scelta solo perché avevo letto le parole di Carlo Magno: “conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima”. Con il Liceo Classico avrei imparato due lingue: il greco e il latino, e queste si addizionano all’inglese e al francese che già conosco, quindi 5 anime in tutto.

La cosa che ricordo di più del giorno prima di andare nella mia nuova scuola è la statica velocità che provai. Percepivo sulla mia pelle l’eccitazione ma c’era qualcos’altro che bloccava la totale fuoriuscita di quel sentimento. Fortunatamente avevo un’amica delle elementari che mi aggiunse al gruppo di classe e questo evitò ulteriori complicazioni, non avendo io l’abitudine di portare con me il telefono. Con il gruppo virtuale ci diamo appuntamento nel piccolo parco vicino la scuola. Quello che io dedussi dal gruppo di classe online (mentre scrivevano) è che la maggior parte dei mie compagni già si conosceva.

Questo era prevedibile visto che la mia città non è una metropoli. È giusto dire che solo un povero pazzo non analizza il terreno sociale dove passerà cinque anni della propria esistenza. Io tutto quello che potevo fare era tentare di capire che tipo di persone erano, dalle loro foto profilo WhatsApp e dalle varie descrizioni che si trovavano sui loro profili. Insomma, mi diedi da fare per indagare. Non avevo neanche il loro Instagram, che pazzo che ero. Alla fine non riuscii a capire niente, non riuscivo neanche a distinguere profili femminili e profili maschili. Quelle poche foto che sembravano raffigurare un essere umano erano dense di vari filtri della telecamera e di Instagram. Purtroppo mi muovevo nell’oscurità.

Il mio rientro a scuola fu posticipato varie volte e permettetemi di darvi un’esclusiva su quello che percepisce un adolescente: avete libertà di movimento e di pensiero, avete il potere variabile del denaro e nonostante ciò andate in panne quando una difficoltà (innumerevoli nella vita) si mostra a noi, non si sa mai come affrontarla. Fuggite, rimandate e le conseguenze arrivano, sempre, e noi, poveri studenti, trattati come se non fossimo il vostro futuro, il futuro dell’umanità intera. Le vostre azioni ci influenzano, nel bene e nel male. Vostre signorie, le vostre azioni hanno delle conseguenze, mantenere un rigore sociale nei vostri comportamenti non può che far bene alla nostra afflitta umanità.

Questo era solo il segnale di quanto la scuola fosse timida e insicura davanti al lupo cattivo Covid-19. Questo era il preludio di qualcosa di terribile.

Arrivai all’appuntamento in macchina unico luogo dove era consentito abbassare la mascherina, l’unico pensiero che mi pervadeva la mente era di respirare più ossigeno che potevo. Indossare la mascherina mi permette di ricordare le volte in cui quasi annegai, con esse i sentimenti che provai. Volevo disperatamente che più ossigeno entrasse nei miei polmoni, nelle vene per darmi la forza di rimanere a galla, per poi ricadere nell’abisso del mare.

Vi voglio dire che, con la mia macchina io ho un rapporto speciale, trovo la mia macchina umana. Ogni tragitto è quindi per me piacevole. Questo però non lo fu. Sentivo che mia madre era Virgilio ed io Dante, lei era la mia guida verso l’Inferno. Il tempo è relativo ed io arrivai prima all’appuntamento. Dopo aver parcheggiato e essermi messo lo zaino sulle spalle le chiesi di comprarmi una Coca-cola. Non perché mi piacesse ma perché conteneva caffeina. Il mio obbiettivo era uno solo: essere il più lucido possibile nel mio ingresso nella micro società che è la scuola.

Io e mia madre ci sistemiamo in uno dei forse abusivi tavolini del bar e parliamo, con tensione. Decido di aprire la bibita, ovviamente per permettere la bevanda di raggiungere la mia bocca, devo abbassare la mia mascherina. Subito percepisco terrore intorno a me. Vi assicuro quella bevanda era stata sorseggiata gentilmente, senza alcun rumore o violenza.

La seconda cosa che noto è un gruppo di ragazzi della mia età. Uno dei tanti, ma istintivamente riconosco qualcosa, insomma erano loro. Comprendo il vantaggio della mia postazione, li avevo, forse, individuati per primi. Osservo. Mi sentivo in quel momento un’aquila che scruta il terreno che ospita la lepre. C’erano così tanti ragazzi, così tante ragazze e non riuscivo a capire, così mi venne il dubbio di aver forse individuato il gruppo sbagliato. Comunque alla fine, dopo aver mandato via mia madre, sempre dopo aver ricevuto un suo bacio, mi dirigo verso il primo gruppo che avevo adocchiato. Quel gruppo aveva le probabilità maggiori di essere il mio. Il cuore bussava nel mio petto come un vicino incazzato perché ascolti musica ad alto volume. I ragazzi erano posizionati in circolo, ognuno di loro voleva lo spazio visivo per studiarsi l’uno con l’altro. Inizia tutto così e quando sono sotto pressione mi calmo, tutto diventa logico e l’ordine prende la giusta forma. Mi avvicino e domando “è questa la 1B?” con un tono che definirei confidenziale. Nei nani secondi successivi alla mia richiesta, e ovviamente dopo avermi scrutato per un altro nanosecondo, mi rispondono: “Si!”. E inizia il viaggio.

Un abbraccio “mascherato”.

Aspetto le vostre mail all’indirizzo: dadistablog@gmail.com