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In ricordo dei 26 emigranti lucani annegati nel naufragio del piroscafo Utopia

Il 17 marzo 1891 a Gibilterra l'affondamento della nave in cui morirono 570 persone. Anpi Basilicata aderisce alle iniziative in memoria delle vittime

Il 17 marzo 1891 a Gibilterra affonda il piroscafo Utopia diretto a New York. Su 878 passeggeri emigranti, 570 annegano. Domani, diverse scuole e istituzioni di varie regioni italiane ricorderanno le vittime tra cui 26 lucani.

Paura ed apprensione non aiutano a custodire la memoria, chiudono i cuori e seppelliscono i ricordi in anfratti inaccessibili. La guerra alla pandemia non permette distrazioni e sicuramente sarà questa la ragione che non ha consentito ad alcune Regioni di intervenire all’evento promosso da Associazioni, Comuni, Scuole e dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Pur nelle nebbie di una fase tormentata, a 130 anni dal naufragio, Pina Mafodda, Gian Antonio Stella, il Sindaco di Palermo, il Console di Gibilterra, studiosi, docenti e studenti, ricostruiranno i tratti, e le storie di centinaia di emigranti che inseguivano il sogno americano. Tra le vittime inghiottite dal mare anche 53 molisani e 26 lucani ( 9 di S. Paolo Albanese, 4 di Viggiano, 2 di Calvello, 4 di Matera, 4 di Pomarico e 1 rispettivamente di Sarconi, San Fele e Potenza ).

Una croce a North Front nel cimitero di Gibilterra custodisce la memoria delle 130 salme restituite da un mare perfido che trattenne a sé le rimanenti 440. Fu la Curia Vescovile di Gibilterra tra aprile e agosto del 1891 a inviare i certificati di morte in Italia con un gesto di umanità che ci ricorda la corona bianca che Papa Francesco affidò alle onde di Lampedusa dopo il tragico naufragio del 3 ottobre 2013.

Insieme agli altri relatori e con l’aiuto delle scuole che hanno lavorato su questa ricerca confermerò la disponibilità della Basilicata a riappropriarsi di questa pagina di storia per custodire la memoria e restituire un volto a quei cuori che inseguivano emancipazione, dignità e riscatto in terre lontane. Per tanti è preferibile che le immani sofferenze dell’emigrazione italiana non emergano dai fondali del mare e liquidano queste meritorie attività didattiche con disarmante approssimazione. Al contrario, chiunque non si rassegna all’egoismo dei forti ritiene preziosi questi squarci di umanità perché ci aiutano a mettere in fila le utopie, i diritti ed i sogni che in ogni epoca hanno indotto le persone a migrare. Ieri, oggi, domani e sempre.

Michele Petraroia Anpi Basilicata

Naufragio