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Lavoratori critici con i sindacati: non si faccia di tutta l’erba un fascio

Evitare che si butti il bambino con l’acqua sporca. Bene le critiche, ma pericolosi in conflitti interni tra gli operai

La testimonianza di alcuni operai Fca-Stellantis, raccolta dal nostro giornalista Eugenio Bonanata, ha scatenato una vivace polemica tra i sostenitori della “tesi antisindacale” espressa in quella testimonianza e altri che, al contrario, ritengono importante il ruolo dei sindacati.

Verrebbe da chiedere a coloro che “sparano a zero” contro i sindacalisti, generalizzando oltre modo, quale sarebbe l’alternativa al sindacato in un un’azienda. La contrattazione diretta e individuale con il padrone? Ogni operaio per conto proprio si preoccupa di risolvere i suoi problemi direttamente con il capo del personale?

Certo, la testimonianza ha sollevato problemi che persistono ormai da anni: l’inadeguatezza dell’azione sindacale nella tutela degli interessi dei lavoratori; il comportamento e l’atteggiamento da piccola casta privilegiata da parte di alcuni sindacalisti, le relazioni ambigue tra alcuni sindacalisti e i vertici aziendali, i favoritismi nei confronti di amici e parenti promossi dagli stessi sindacalisti, ambizioni nella carriera. Tutto vero, lo sanno anche i vertici sindacali.

Non possiamo però ignorare che le organizzazioni di rappresentanza e tutela dei lavoratori sono un pilastro per la tenuta della democrazia e della promozione dei diritti. E dunque bisogna distinguere i sindacalisti “cattivi” e le sigle sindacali che li coprono, dal resto del mondo sindacale.

Le organizzazioni sindacali, dal canto loro, dovrebbero evitare di puntare il dito contro i lavoratori “dissidenti” che sollevano questioni vere. Dovrebbero piuttosto interrogarsi sul perché quegli operai manifestano un profondo malumore e avviare una seria riflessione autocritica sul funzionamento del sindacato.