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Scuola, insegnanti trattati come scorie da smaltire: in Basilicata va peggio

Numerosi insegnanti con il diploma magistrale ante 2001, entrati di ruolo con riserva da graduatorie ad esaurimento ed in seguito alla sentenza del Tar esclusi dalle stesse Gae, stanno vivendo una forte e paradossale situazione di disagio economica

Questi insegnanti per effetto della sentenza hanno perso il ruolo e il contratto si è trasformato ex legge a tempo determinato con scadenza al 30 giugno 2021, non stanno più ricevendo lo stipendio a loro spettante. In Basilicata, invece, la situazione è ancora più drammatica. Ce la racconta Veronica Longaretti, maestra di Nova Siri.

Allora Veronica, ci spieghi

Il diploma magistrale consentiva di iscriversi nelle graduatorie d’istituto II fascia, ma nel 2016, ricorsi al Tar per poter accedere alle GAE (graduatorie ad esaurimento), nonché alle graduatorie d’istituto di I fascia, ottenendone l’accesso con ”riserva” fino all’arrivo della sentenza.

Il 25 settembre 2020, infatti la decisione del TAR Lazio arriva: ricorso respinto. Dopo di che, tra dubbi ed incertezze per lo svolgimento dell’anno scolastico in corso, accettai un incarico alla scuola dell’infanzia, con scadenza al 30 giugno 2021. Purtroppo, l’11 marzo 2021, sul sito dell’USR Basilicata (Ufficio scolastico regionale), viene pubblicato il decreto con il quale si rende esecutiva la sentenza di I grado del Tar che dispone: “depennamento degli insegnanti, inseriti con riserva, dalle GAE infanzia e primaria, depennamento dalle relative graduatorie d’istituto di I fascia con decorrenza immediata e con effetto retroattivo e conseguentemente validità del servizio prestato ai soli fini economici e non giuridici.

Che cosa vuol dire ai fini non giuridici?

Non esiste validità ai fini del punteggio nelle graduatorie.

Chiaro, continui pure

Sì, le spiego. Non ho potuto fare a meno di riscontrare differenze nei decreti esecutivi che, sebbene riguardino i maestri/e su tutto il territorio nazionale, in Basilicata sono stati più penalizzanti che in altre regioni. Ad esempio la Puglia e l’Emilia Romagna hanno sì decretato i depennamenti dalle GAE e trasformato i contratti, da tempo indeterminato a tempo determinato con scadenza al 30 giugno, ai colleghi assunti in ruolo con riserva, ma hanno concesso l’opportunità a tutti gli altri di “portare a naturale scadenza il contratto” (forse tenendo in considerazione la continuità didattica).

Questi insegnanti, però, a quanto pare, pur lavorando alle dipendenze dello Stato non avranno neanche la possibilità di essere riconvocati per nuove nomine proprio in virtù del fatto di risultare ancora assunti, né tantomeno potranno fare richiesta di indennità di disoccupazione. Conferma?

Confermo. Io, e gli altri insegnanti lucani nella mia stessa angosciosa situazione e condizione di “sotto-precariato”, avevamo preventivato il depennamento da quelle graduatorie, avevamo pensato ad una ipotetica trasformazione del contratto di lavoro, ma non avremmo mai pensato che anche il servizio prestato avesse avuto validità esclusivamente economica e non giuridica: sono stata pagata, con ritardo e con pesanti trattenute fiscali su busta paga e non potrò far valere il mio punteggio per la già faticosa “scalata” nelle graduatorie.

Ma in Basilicata pare si andata peggio

Infatti. La vicenda ha tante sfaccettature: non riguarda solo i colleghi assunti in ruolo con riserva che non percepiscono lo stipendio, ma anche chi, come me, aveva ricevuto convocazioni su supplenze brevi. Nonostante il licenziamento, non siamo stati richiamati per altri incarichi, perché risultavamo ancora occupati su quel posto. Oltre al danno, la beffa! Ci è stata negata la possibilità di ricevere altre chiamate di lavoro!

Chiarissima, lanci un appello

Ringrazio per l’attenzione e mi auguro che qualcuno possa dar voce a quanto accade nel silenzio assordante delle Istituzioni e nella totale assenza di auspicate soluzioni politiche.