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Banca Popolare di Bari, il nuovo management e i vecchi vizi: “fermateli”

Forti malumori interni per come è partita la fase di riorganizzazione dell’azienda di credito: in vista numerose vertenze

“… Protagonisti del percorso di rinascita della Banca … una storia nella quale le persone potranno dare forma ai loro sogni … impareremo a collaborare, a semplificare, ad apprezzarci, a scoprire e valorizzare i nostri talenti …  oggi si riscrive la storia di questa Banca. E la parte più bella è che siamo NOI a scriverla …”

Sono solo alcuni degli slogan seducenti con i quali è stata avviata la campagna mediatica di insediamento del nuovo management della Banca Popolare di Bari.

Presentato come l’evento dell’anno, con una battage senza precedenti (comunicati, brochure, convention, programmi radio), la riorganizzazione della BPB è appena iniziata e già assume i profili di un gigantesco flop.

Una riorganizzazione come tante, abborracciata, caratterizzata non già da un intento innovatore ma semplicemente dalla frenetica volontà di recuperare margini di produttività e lontanissima dal recupero di efficienza. Nessun impegno volto ad un profondo rinnovamento strutturale e di immagine.

D’altronde i segnali che qualcosa non funzionava si erano già manifestati nel corso delle trattative per l’accordo del 7 aprile 2021. In quell’ occasione erano già venuti alla luce tutti i dubbi sulla qualità di questa riorganizzazione che sarebbe – secondo alcuni – priva di un piano credibile, di linee guida trasparenti e di una visione prospettica sul futuro della Banca.

Con il passare dei giorni si sarebbe reso sempre più evidente che l’obiettivo aziendale fosse semplicemente quello di scontare in tutta fretta il fastidioso passaggio sindacale, cercando ed ottenendo la firma su una sorta di cambiale in bianco che gli ha poi permesso di fare qualsiasi cosa.

L ’art. 3 dell’accordo, infatti, prevedeva “… soluzioni che …. provvederanno, per quanto possibile, ad individuare mansioni consone alle esperienze possedute …. Pertanto saranno avviati colloqui con il personale interessato da percorsi di riqualificazione professionale, anche al fine di fare emergere al meglio competenze, attitudini e aspettative per l’individuazione delle più idonee opportunità di ricollocazione.”

“In perfetta violazione di quanto stabilito dall’ accordo – ci dicono alcuni esponenti sindacali, tra i più critici – e nemmeno il tempo di far asciugare l’inchiostro delle firme che a distanza di una settimana sono stati disposti e notificati una serie di provvedimenti che considerare privi di logica (sia gestionale che di buon senso) è un puro eufemismo.”

Tra i dipendenti della Banca serpeggia un forte malumore, soprattutto in Basilicata.

“Assistiamo a cose assurde. Una girandola di trasferimenti disposti senza alcun preavviso contrattuale e senza né capo né coda; assegnazione di nuove mansioni assolutamente inconciliabili ed in perfetta antitesi con  quelle precedentemente svolte; dequalificazioni a dir poco umilianti ; chiusure di Filiali redditizie  a vantaggio di quelle meno attive, creando sbandamento e confusione tra la clientela ; esperti direttori di Filiale (quadri direttivi) ridotti al rango di impiegati ed  imberbi giovanotti, dell’ area impiegatizia e con scarsissima esperienza, elevati a direttori di filiali in nome di un retorico quanto dannoso giovanilismo.”

La proliferazione di nuovi inquadramenti a livello superiore, inciderebbe sui costi provocandone un aumento.

“E poi, i soliti teatrini e quel logoro, irritante frasario utilizzato per blandire qualche recalcitrante collega: “…abbiamo pensato a te …”, “… devi darci una mano …”, “… contiamo sulla tua professionalità …”, “… stiamo creando un gruppo di giovani svegli …”

In alcune occasioni si sarebbero addirittura raggiunti livelli di amara comicità.

“È il caso di un direttore di Filiale – ci raccontano –  che (insediatosi da poco più di 6 mesi) ha saputo di essere stato rimosso dal suo incarico non per il tramite di una comunicazione aziendale ma solo quando il suo successore si è presentato in Agenzia per conoscere i nuovi colleghi.”

“Sono riusciti, in un solo colpo, a provocare danni che, già da subito, produrranno effetti devastanti. Hanno mortificato la dignità delle persone e annientato le loro professionalità, ne hanno compromesso il senso di appartenenza con il conseguente crollo della tensione lavorativa, hanno determinato un incremento dei costi, deteriorato ulteriormente il clima aziendale e posto le basi per un aumento del livello di vertenzialità.”

Con tutti gli sforzi possibili, diventa difficile comprendere quali possano essere i criteri, le logiche o le strategie che hanno ispirato questa presunta riorganizzazione.

Una riorganizzazione degna di questo nome esige preliminarmente che vengano rinnovati i processi, le procedure e i metodi e, soprattutto che sia realmente condivisa e non calata dall’alto quasi a casaccio.

Un management che tradisce gli impegni e viola gli accordi perde la credibilità di fronte alle sue risorse umane. “Dicono di voler scrivere una nuova storia per la BPB? Bene, se i presupposti sono questi, se la scrivano da soli.”

Intanto, a quanto pare, in relazione a quanto sta accadendo, alcuni rappresentanti sindacali si stanno adoperando per fornire assistenza legale ai propri iscritti.

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