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Basilicata. Viaggio nei retroscena di Tempa Rossa: “accetta le mie condizioni o non lavori”

A chi serve il petrolio in Basilicata? Nella mescolanza tra interessi imprenditoriali e interferenza della politica nel sistema delle assunzioni e degli appalti, a farne le spese sono i lavoratori e i disoccupati

Da queste parti il paesaggio ha ingoiato di tutto e la gente ha imparato a digerire ingiustizie, abusi, prevaricazione e ricatti. Il lavoro, il cibo sulla tavola, il mutuo, la famiglia, sono le priorità di quei pochi giovani che ancora regalano qualche respiro alle piazze e alle strade di Gorgoglione, di Corleto e di Guardia Perticara. Pochi i 30enni. Più numerosi gli ultra 40enni e 50enni occupati soprattutto nell’indotto. “Del posto, sono pochi a lavorare, molti vengono dalla val d’Agri, operai di ditte che già avevano contratti con l’Eni a Viggiano”, spiega uno dei ragazzi che abbiamo incontrato all’ingresso del paese di Gorgoglione. Dalla chiacchierata con loro emerge una realtà che in gran parte conferma quanto da noi scritto in molti altri articoli.

Come funziona il bazar della manodopera?

I ragazzi non possono esporsi perché il prezzo da pagare sarebbe insostenibile per loro. Vi raccontiamo noi come funziona il bazar privato della manodopera da queste parti. Un mercatino del lavoro che si mescola col mercato del consenso elettorale e si intreccia con la gestione di appalti e subappalti.

Alcune aziende, prima di assumere un operaio specializzato, magari al quinto livello, impongono un livello più basso, magari al secondo o al primo. Devi ripartire da zero. Però sarebbe accaduto anche il contrario. Se sei raccomandato-imposto da un politico di peso ti assumono direttamente al quinto livello anche se non hai alcuna specializzazione e alcuna esperienza. Ma c’è un’altra “clausola”: non devi né puoi iscriverti al sindacato. E così in alcune realtà aziendali i lavoratori non sono tutelati: sarebbero centinaia. Così come sarebbero centinaia i lavoratori che da anni sono inquadrati sempre allo stesso livello di partenza.

In quel micro sistema economico locale, nato dall’imperio delle multinazionali del petrolio, dalla legittima aspirazione alla crescita delle imprese locali e dall’interferenza devastante della politica nel sistema delle assunzioni e degli appalti, la catena dei vincoli intorno ai lavoratori e agli aspiranti lavoratori è difficile da spezzare. Niente sindacato, niente inquadramento al livello corretto? Non importa: ciò che conta è il cibo sulla tavola. Niente tutele, pochi diritti, tante prevaricazioni? Non importa: ciò che conta è il sostentamento della famiglia. “Tanto se non cedi tu a certi ricatti, c’è un altro pronto a prendere il tuo posto”.

Per fortuna non tutto il sistema delle aziende è sottratto al controllo dei sindacati. Se centinaia non hanno la tessera, altre centinaia sono iscritti alle sigle sindacali. “Più difficile sottrarsi al condizionamento della politica, sia nelle assunzioni, sia negli appalti.” Non tutto il sistema delle aziende agisce con cinismo, ci sono imprese che rispettano i contratti. “Ma anche qualche sindacalista entra nel gioco degli interessi, seminando così sfiducia nei lavoratori”.

Ci chiediamo se l’economia della zona abbia subito uno sviluppo con un impatto positivo anche a livello sociale e demografico. E ci chiediamo se il giro d’affari intorno alle forniture, ai lavori e ai servizi nell’indotto, abbia impattato sull’incremento di investimenti a livello locale. Se ci affidiamo solo a quello che vediamo, non si direbbe.

Il curioso caso del Gruppo Dandrea

Tuttavia ci ha incuriosito un’azienda, o un Gruppo, dipende da come la si guarda. Ci siamo imbattuti nel Gruppo Dandrea, quello delle officine meccaniche, della Sergen, Nolitalia, insomma un’Azienda che, per storia, specializzazione, esperienza nei settori della meccanica e dell’idrodinamica, delle costruzioni industriali, delle manutenzioni, lavora da sempre con le compagnie petrolifere in Basilicata. Una di quelle che ha saputo cogliere le opportunità fornite dall’insediamento di Eni e Total sul territorio.

La curiosità nasce dal fatto che la Sergen S.r.l. – manutenzioni meccaniche e idrodinamiche – risulta azionista della Vaos Sergen Tank Cleaning Ltd registrata a Malta il 27 febbraio 2017. Direttore e rappresentante legale della Vaos Sergen TC è Nicola Dandrea, figlio di Angelo, Ceo della Sergen S.r.l. La Vaos Sergen TC è registrata con un indirizzo maltese, mentre la Sergen S.r.l. risulta all’indirizzo lucano di contrada Cembrina, Zona Industriale di Viggiano, dove hanno sede tutte le aziende del Gruppo Dandrea.

La Vaos Sergen TC sarebbe dunque riconducibile alla Sergen S.r.l e quindi a Nicola Dandrea. Unici azionisti della Vaos Sergen TC LTD, sarebbero Nicola Dandrea e la Vaos Limited, anche questa riconducibile ai Dandrea. Da una lettura dell’impianto societario offshore la struttura sarebbe la seguente: La Vaos Limited – riconducibile alla Sergen S.r.l. – è azionista della Vaos Sergen Tank Cleaning Ltd, insieme con Nicola Dandrea che è anche Ceo della Sergen S.r.l.; la Vaos Sergen Tank Cleaning Ltd sarebbe intestata ai Dandrea. La Vaos Sergen TC Ltd e la Vaos Limited hanno lo stesso indirizzo maltese: 99 level 3, Mill Street.

La struttura societaria

Sergen
Sergen

Che dire?

Dunque, a conferma che alcune aziende dell’indotto petrolifero sono cresciute in termini di fatturato e, ci auguriamo, di profitti, vi è anche il fatto che ci troviamo di fronte a entità offshore riconducibili ad alcuni imprenditori della zona.

Perché si diventa azionisti e amministratori di una Limited maltese? Non vogliamo farla lunga: vantaggi di natura fiscale, assolutamente consentiti, o altre necessità personali e aziendali, sicuramente legittime.

Fatto sta che sul piano diciamo “etico” o di opportunità, dovrebbe far riflettere la circostanza che, mentre i lavoratori sono sottoposti a restrizioni contrattuali, a incertezze continue sul loro futuro, ai rischi di licenziamento, i loro datori di lavoro si tutelano facendo anche ricorso a ingegnerie finanziarie offshore.

A presto

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